Dalla Lacrima di Morro d'Alba al Verdicchio dei Castelli di Jesi, passando dal Nero e dal Marche Rosso Bisaccione: ecco gli assaggi dei vini che più ci hanno colpito

La vigna è programmazione, un codice che deve funzionare perfettamente. E anche qualcosa di immateriale fatto dalle connessioni con il resto dell'ambiente. Come la Rete. Informatica e agricoltura sono due mondi che si incontrano nella storia di Conti di Buscareto (tel. 0717988020) di Ostra (An), azienda che nasce, poco più di un decennio fa, per volere di due imprenditori affermati nel mondo dell'informatica, i soci Enrico Giacomelli e Claudio Gabellini. Ma alle sue spalle ha una storia millenaria: i terreni sono quelli dei conti di Buscareto, antica famiglia marchigiana salita agli onori della storia nel XIV secolo e rapidamente scomparsa per poi ritornare – nel racconto di un vino – a inizio degli anni Duemila. Oggi la proprietà è costituita da 100 ettari di cui 70 vitati tra Arcevia, Ostra e Morro d'Alba.

La produzione di bottiglie, partita in maniera sperimentale da un piccolo nucleo di prodotto, oggi ha superato le 250mila unità. Al cuore della produzione ci sono tuttora due vitigni autoctoni: la lacrima nera di Morro d'Alba e il verdicchio a cui si sono uniti con successo merlot, cabernet sauvignon, montepulciano e sangiovese.

E proprio dal lacrima ottengono i risultati migliori, riuscendo a mostrare la straordinaria versatilità di questo vitigno. Dalle declinazioni del secco al Lacrima di Morro d'Alba, passito strepitoso, ottenuto da una selezione di uve di lacrima nera, lasciate appassire parte in vigna parte sui graticci aziendali per un vino che conserva netti i profumi della rosa. Sempre in declinazione dolce, c'è anche Nero, ottenuto con metodo Martinotti dal mosto di uva lacrima macerato a freddo per 48 ore. Dal bel colore rubino brillante e perlage fine, presenta al naso l'eleganza delle fragranze floreali che caratterizzano il vitigno.

Ancora più ardita la proposta del Brut Rosé, sempre da lacrima in purezza, vinificato in bianco e spumantizzato in autoclave con metodo Martinotti, che ad una freschezza di base unisce la piacevolezza dei profumi fruttati e floreali.

Nell'ultimo assaggio dei vini di questa cantina ci siamo però soffermati su altri due prodotti: il Marche Rosso Bisaccione e il Verdicchio dei Castelli di Jesi riserva Ammazzaconte. Il primo, assaggiato nell'annata 2009, mostra la sua vocazione a diventare il vino muscoloso dell'azienda. Da uve 70% montepulciano e 30% cabernet sauvignon, separatamente selezionate, e vinificate prima in acciaio quindi in barrique e botti di legno grande per finire la loro maturazione in vetro dove sostano ancora un anno. Il risultato è un rosso che, a sei anni dalla vendemmia, mostra nel bicchiere un colore ancora vivo, concentrato, intenso. Al naso è elegante, con profumi di amarene sotto spirito, note erbacee e una sfumatura di vaniglia. In bocca è caldo, strutturato, con un tannino ancora evidente che non ne lede la morbidezza. Un finale lunghissimo lo rende ancor più piacevole. Ma è il secondo, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Ammazzaconte ad averci stupito di più. Assaggiato nel campione 2012, fin dal colore paglierino chiaro mostra tutta la sua giovinezza. Confermata al naso da profumi frizzanti di fiori di zagara accompagnati dalle note più dolci del miele d'acacia e una sfumatura di note balsamiche. In bocca colpisce per la freschezza e la giusta sapidità. Un bel campione di un vino che sembra capace di maturare ed evolvere ancora a lungo.

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