Tra vitigni autoctoni e internazionali, col Locorotondo sugli scudi

La Valle d'Itria se ne sta nel cuore della Puglia. È un'ampia conca carsica, punteggiata da 20.000 trulli. “Non c'è trullo senza vigna. Non c'è vigna senza fragno” recita un detto locale. Fragno, in dialetto, è il nome della quercus troiana, mitico albero venuto dalle sponde dell'Antica Ilio, che da millenni dona ombra nella valle dei trulli.
La Valle d'Itria è terra ospitale. Lo impone il suo stesso nome, derivante dal culto per la Madonna Odegitria – in greco, “che indica la via” - protettrice dei viandanti. Visti i trulli di Alberobello, non bisogna farsi scappare la cittadina di Locorotondo, con le sue cummerse, le case bianche accecanti al sole, dai caratteristici tetti a doppio spiovente ricoperti da lastre calcaree.

A pochi minuti dal centro di Locorotondo, c'è questa cantina, Cardone (via Martiri della Libertà, 32 – tel. 080 4312561) – fondata negli anni '70 da Giuseppe Cardone e il figlio Franco, oggi giunta alla terza generazione. Sette gli ettari vitati, con vitigni autoctoni e internazionali. Una produzione limitata, ma di alta qualità, e alcune scelte davvero interessanti da provare.

Come i due vini frizzanti, ottenuti con metodo charmat. C'è il Prosit Bianco, dai vitigni autoctoni verdeca e bianco d'Alessano. Perlage abbastanza fine, e poi un profumo intenso di limone e fiori bianchi. In bocca una certa dolcezza residua regala rotondità, ma anche minore freschezza rispetto al naso. E il Prosit Rosé, pinot nero in purezza, che ha il colore del corallo, vivo e carico, e profumi intensi di rosa, piccoli frutti di bosco e ciliegie. Anche all'assaggio, piace: è vivace ed esuberante, di buona persistenza. Da bersi con voluttà d'estate, a tutto pasto su pesce o piatti di carni bianche.

Tra i bianchi, spicca il Fiano "Falera": il 2014 profuma di mela, fiori bianchi, e quando si apre, un leggero erbaceo. Il sorso scorre piacevole, di buona acidità, vibrante nella sapidità. E poi quel Locorotondo "Il Castillo" che ha conquistato anche Paolo Massobrio, espressione dell'uvaggio principale della Valle d'Itria: verdeca, bianco d'Alessano e una piccola percentuale di fiano. Il 2014 è più elegante che intenso, e si palleggia tra vivide note di limone e mela verde, innervate da un floreale delicatissimo e un ricordo di mandorla amara. In bocca è vivo: un sorso snello, beverino, dominato dagli agrumi, mentre nel finale ci sono quelle note aromatiche che prolungano il sorso. Bel bicchiere.

In questa terra dal microclima particolare, c'è spazio anche per blend internazionali. Come il Vigna del Fragno, uvaggio di cabernet, malbec e merlot. L'annata 2013 è impenetrabile alla vista nel suo rosso rubino. Il naso è quasi vinoso, caratterizzato da frutti di bosco e una sottile speziatura, attraversato da una nota ematica – minerale che lo rende intrigante. In bocca il sorso è ampio, rotondo, con un bel finale in sospeso tra note balsamiche e di tabacco dolce. Un vino piacione e piacevole, che non scade né nell'artificio, né nella stucchevolezza.