Da Caldaro uno dei migliori esempi di cantina sociale, che vi farà cambiare idea su questo termine

A Caldaro ci sono quasi mille viticoltori e ognuno di loro possiede meno di un ettaro di terreno. A questo punto le strade erano due: procedere con la produzione per autoconsumo e quindi perdere per sempre un patrimonio oppure unirsi e diventare una vera e propria potenza enoica, capace di fare vini di più largo consumo e assi capaci di conquistare i maggiori riconoscimenti in Italia e nel mondo. La strada scelta - altrimenti non saremmo qui a raccontarvelo - è stata la seconda.

La Kellerei Kaltern - Caldaro (via Cantine 12 - tel.  0471 963149) nasce nel 1992 dalla fusione di due delle cantine storiche del territorio - la Bauernkellerei (Cantina dei contadini) e la Jubiläumskellerei (Cantina del Giubileo), risalenti al 1906 e al 1908. La Erste - Neue rappresenta la fusione della Prima Cantina Sociale di Caldaro “Erste” con la Nuova Cantina Sociale di Caldaro “Neue” (fondate rispettivamente nel 1900 e nel 1925) che sono confluite (ma mantenendo però il marchio) nella Cantina Kaltern.

Quello che è nato è un colosso della  viticoltura, con marchi separati, ma un’organizzazione perfetta, dalla produzione alla comunicazione. Le referenze sono tantissime, impossibile raccontarle tutte. Ci sono però alcuni assaggi su cui soffermarsi. Partendo dai bianchi la linea Puntay di Erste - Neue. Lo Chardonnay 2016 ha naso elegante e belle note di frutta tropicale, erbe aromatiche e salvia. In bocca spicca una sapidità marcata che troviamo ancora, in parte, nel Sauvignon 2016. Dai colori più tenui , al naso le note di bosso emergono nette, ma è in generale la parte erbacea, floreale a sopravanzare. In bocca, oltre alla già citata sapidità, è l’equilibrio ad emergere, con la giusta acidità che proprio con la sapidità moderata rende molto piacevole la beva.

Della cantina Kellerei Kaltern - Caldaro il nostro miglior assaggio è sicuramente per il Kalterersee Classico Superiore 2016 Pfarrhof. Di colore rubino, al naso ha un grande equilibrio, niente di troppo, nessun profumo esagerato. C’è la delicatezza dei frutti rossi, della ciliegia e della mandorla. In bocca è levigato, rotondo, con la giusta acidità e il sorso mediamente lungo che - grazie alla bella sapidità - lascia la bocca pulita. Un bel vino che nasce da schiava (95%) e lagrein (5%) capace di raccontare a pieno le potenzialità di questa cantina.