A La Morra, i Barolo della Cantina Trediberri e Wladimiro Rambaldi. Sorpresa per il Barolo senza solfiti aggiunti

Tre personalità differenti, tre storie alle spalle da raccontare. Federico Oberto è stato per 40 anni il cantiniere di Renato Ratti. Suo figlio Nicola, 30 anni, laureato alla Bocconi in Finanza, ha trascorsi nella City. Wladimiro Rambaldi è manager bancario. Sono i Tre di Berri, dove Berri è un piccolo cru nella parte alta di La Morra. Hanno fondato, nel 2011, la cantina Trediberri (Borgata Torriglione, 4 – tel. 0173 509302): 18.000 bottiglie prodotte nel 2015, ma i numeri saliranno fino a 60.000. La loro filosofia ci piace, tanto che l'anno scorso il Barolo Trediberri è finito tra i vini Top Hundred.

Chiacchierare con Nicola Oberto è piacevole. Contagia con la sua passione, convince per le sue idee chiare: grande amore per il mestiere di vignaiolo, piedi per terra, vini sinceri. Così è, nei prodotti che abbiamo avuto l'occasione di assaggiare.
Cos'è Berri? Un percorso, diremmo. Una delle vigne più a ridosso del Tanaro, dispiegata tra i 380 e 470 metri d'altitudine, caratterizzata da un terreno fluviale, di arenaria e ghiaia. Non è uno dei cru più famosi di questo paese di Langa. Ma Federico Oberto ci ha sempre creduto, anche quando – negli anni anni '80 – molte vigne di questa parte sono andate a ramengo, a gerbido. Nel 2007 hanno reimpiantato 5 ettari di vigna, da cui traggono il Barolo base. Completano la proposta aziendale il Barolo Rocche dell'Annunziata, una Barbera e un particolarissimo Sauvignon Blanc. Tutto in regime di biologico certificato. Ci sono infine due chicche dalla produzione limitatissima – firmate da Wladimiro Rambaldi - vinificate sempre nella cantina Trediberri: il Barolo Il Lauro e un Barolo senza nome, dall'etichetta franca come il contenuto: un gatto nero.

Mi è capitato di riassaggiare il Barolo Trediberri 2011 (prezzo in cantina, euro 23). Naso fine, floreale, che si apre con la marasca matura, il pepe nero, una sottile traccia ematica, e poi una note verde che si fa più intensa con il passare dei minuti. In bocca, il sorso è tagliente, più per l'acidità che per i tannini, senza perdere eleganza. È un'interpretazione che piace, lontana da certi vinoni dalle spalle eccessivamente larghe, ma giocata su una grande piacevolezza di beva e un rapporto tra complessità e semplicità ammirevole.

Del Barolo Il Lauro 2011 (prezzo in cantina, 30 euro) ne sono state prodotte due barriques (450 litri in tutto). Rispetto al Trediberri, c'è meno eleganza, e il naso si fa più scuro: tanta marasca sotto spirito, cacao, liquirizia, una punta minerale e una spinta alcolica che ben si avverte. In bocca si allarga in un sorso fresco, non finissimo, che stenta un poco prima di trovare la sua dimensione, ma alla fine è piacevole. Ma la sorpresa è il Barolo Gatto nero 2011 (prezzo in cantina, 30 euro), che già aveva stregato Paolo Massobrio (leggi qui l'articolo), frutto di una singola barrique. Stesse uve, lavorazione analoga, ma è prodotto senza solfiti aggiunti (fa 18 mg/l di anidride solforosa totale e 6 mg/l di libera: un'inezia, frutto spontaneo della fermentazione).

Lavorare senza solfiti è una scommessa – spiega Nicola Oberto -. Significa mettere in conto che certe annate difficilmente le porterai a casa, e che il vino subirà degli sbalzi qualitativi più netti. Ma nelle annate giuste, il risultato è sorprendente”.

Colpisce fin dal naso. Ci si potrebbe aspettare una leggera ossidazione, ma al principio è quasi ridotto. Poi, ad ammaliare, è la nitidezza e integrità del frutto (una marasca matura) e del floreale (una bella viola). C'è poi una spruzzo di cacao, una balsamicità di fondo che prolunga i profumi, una rotonda speziatura. In bocca, finezza e freschezza, per un sorso che scivola snello ma si fa mangiare, nitido, semplice, avvolgente. Che bel vino, e quanto cambia nel bicchiere: non si fatica a finirne la bottiglia.