La storia dell'asinello Haku e dei suoi amici

Akune, prefettura di Kagoshima, sei di mattina. Ho visto Claudio, al lavandino in fondo al corridoio, già illuminato dal sole, bloccare d’un tratto la mano che stava lavando i denti. “Stamattina non ho ancora sentito il nostro Haku…”
Aveva ragione. Di solito a quest’ora Haku, un asinello allevato da Matsumoto san, ci aveva già salutati con il primo raglio, in diretta concorrenza alla sirena comunale. Mettendo frettolosamente nei piedi un paio di ciabatte, corremmo al caffè “Hamonican”. Attraverso il finestrino della porta d’ingresso, si vedeva salire il vapore del buon caffè dalla pentolina di vetro. Ma il sig. Matsumoto, il padrone del caffè, non c’era. Siamo entrati e subito usciti dall’altra porta verso il cortile dove ci sarebbe dovuto essere l’asinello Haku… Lì c’era solo il Sig. Matsumoto che guardava preoccupato la casetta di Haku vuota. Il suo asinello bianco, che non aveva ancora mutato in pelo da adulto il soffice muschio del suo manto, era scomparso. Cosa avrebbe mai potuto essergli successo?

“Gwoooooo!” ci sembrava di aver udito. Era il richiamo di Haku dal porticciolo dei pescatori. E ci siamo fiondati immediatamente. Sarde, sgombri, pesci palla, di nuovo sarde, poi ancora piccole aringhe chiamate kibinago: tutti i pesci sbarcati al porticciolo brillavano di scintillante blu.  
Lì abbiamo visto il sig. Masahiro Shimozono, titolare di un’azienda di trasformazione dei prodotti marittimi, tipo sarde secche o quelle sott’olio, tutti ideati con creatività giovanile. Lui partecipa all’asta e, non appena acquista i pesci, li porta immediatamente nel suo laboratorio per metterli in salamoia. Era proprio in un momento del suo lavoro molto delicato che gli abbiamo chiesto: “Non hai mica visto il nostro Haku?”. Alla nostra domanda il sig. Shimozono ha scosso la testa. Gli abbiamo detto di aver sentito la sua voce da questa parte, ma lui ci ha indicato il mare come a dire che fosse stato il fischio di una nave mercantile. Ma ci ha offerto comunque una mano. “L’asta l’affiderò al mio collega, il sig. Uezono.” Mi sembrava che il Sig. Shimozono avesse qualche idea.

Lasciando il Mar Cinese Orientale luminoso alle nostre spalle, siamo così partiti di corsa verso le colline verdi. Salendo su in cima alle stradine da labirinto abbiamo raggiunto la tenuta del Sig. Daiki Kyoda, coltivatore biologico di “oba”, basilico di origine cinese usato quotidianamente in Giappone. Non appena ci ha visti scendere dalla macchina il sig. Kyoda è venuto a dirci che era successa una strana cosa e ci ha accompagnato al suo campo di oba, dove una parte era stata distrutta. “Ma che sorpresa! Dite che è scomparso Haku e dite che potrebbe essere stato lui a mangiare il mio basilico? Eh, beh, è certo che il mio oba è più gustoso degli altri. Ho fatto mille prove di cultivar ed anche qualità del terreno e alla fine ho scoperto che il basilico cresce meglio se non tocchi nulla.” Il sig. Kyoda rideva vivacemente e poi ha continuato: “Ma credo che Haku non sia goloso di oba. Non sarà mica ghiotto di patate dolci?” Le parole “patate dolci” avevano portato al sig. Shimozono un’intuizione.

Così siamo scesi giù di corsa dalla collina dove il produttore considerato più saggio di Akune è il titolare di Oishishuzo. Lui avrebbe potuto darci il consiglio giusto per la nostra indagine. Il distillato più tradizionale giapponese si chiama shochu, quello che viene prodotto nella prefettura di Kagoshima, dove c’è questa città di Akune. Questo distillato viene ricavato dalle patate dolci. Il proprietario, sig. Hiromoto Oishi è un ex ingegnerie ed è riuscito a far tornare in vita l’antico sistema dell’alambicco, il sistema kabuto. Insieme al suo giovane responsabile di produzione, Yoshitsugu Kitagawa produce così vari shochu dal gusto profondissimo e pulitissimo. Alla nostra domanda, sia il sig. Oishi sia il giovane Kitagawa rimasero zitti con le braccia incrociate. Poi il sig. Oishi ruppe il silenzio: “Un animale non ha le parole per cui noi possiamo solamente immaginare ciò che prova, ma… penso che lui avesse proprio oggi un posto dove andare…” - ma cosa c’era proprio in quel giorno nella città d’Akune? - Saliamo di nuovo sulla collina da cui eravamo già scesi per trovare il sig. Takeshi Kawasaki della Tenuta Matsuki. Lui è un giovane coltivatore, tornato a casa dalla grande città per succedere nell’attività di suo zio, stimatissimo agricoltore della zona. Ci vorrà ancora un po’ di tempo per convertire in biologica tutta la sua agricoltura, ma sta seguendo quella strada con convinzione. Sia le patate dolci che le zucche e tutti gli altri ortaggi coltivati da lui sono gustosissimi. “Mio zio mi disse che devo “saper vendere me stesso prima dei miei prodotti”. Io penso intendesse che devo saper coltivare cose che solo io possa essere in grado di coltivare.” Infatti, al fianco degli ortaggi tradizionali giapponesi, crescevano splendidamente anche cavoli verza, molto difficili da trovare qui in Giappone. Da lui, però, non trovammo nessuna traccia di Haku. “Perché non chiediamo alla sig.ra Ozuka. Lei è una persona intuitiva. Magari capisce anche la psicologia di Haku.”

La sig.ra Eiko Ozuka è la titolare di un’azienda che ha saputo reinventare con creatività tutta femminile i prodotti marini derivati dai ricci di mare di misura piccola, ma gustosissimi della zona. Gestisce la sua azienda con  il suo giovane figlio, Yuya. Uno dei suoi prodotti più gettonati è un condimento che  si chiama “Uni Hishio” fatto con salsa di pesce di muggine, ricci di mare, koji e shochu stagionato più di 1 anno. “Sapete, se fossimo stati nella piena stagione dei ricci, i pescatori verrebbero qui a portare i ricci e se ne starebbero fuori a spaccarli. Così, se fosse passato Haku, ce ne saremmo accorti. Purtroppo in questa stagione …” dice così scuotendo la testa.  Ma poi ci dice “Ma… aspettate… a Haku non piacciono i bambini?” Tutti noi ci siamo guardati con stupore. Sicuramente sarà lì allora!!

Ad Akune vi sono estesi boschi, verdi e profondi. Il sig. Toshikatsu Matsuzaki produce il terriccio con la segatura ricavata dal diradamento dei boschi, crusca di riso e altri materiali naturali per poter coltivare i suoi funghi. Mirando ad un’agricoltura non invasiva per l’ecosistema, produce funghi enoki che ha battezzato “funghi gustosi”. Il beneficio ricevuto dai boschi va restituito alla terra. In quel giorno il sig. Matsuzaki aveva ricevuto la visita dei bambini della scuola elementare con i loro genitori; così, quando siamo arrivati, stava spiegando ad una platea di piccoli interessatissimi l’ecosistema del bosco con le sue parole semplici. “Haku era qui fino a poco tempo fa. Sembrava così felice con i bambini e l’ho lasciato in pace. Ma verso l’ora in cui iniziavamo la lezione sul bosco, se n’è andato giù dalla collina verso il giardino di pomelo.” - Come immaginavamo lui voleva stare con i bambini! – E così ci siamo recati al giardino a terrazza dei pomeli.

Taiki Shimozono, un produttore di pomelo candito, è l’ultimo custode della tradizione di questo prodotto tipico d’Akune. Il pomelo o buntan, fra gli agrumi giapponesi è il più grande, più del pompelmo e ha una buccia spessissima che impedisce la meccanizzazione della lavorazione. Infatti la produzione nella zona è sempre in diminuzione. Non riuscendo più a trovarli sul mercato, alla fine il giovane Shimozono ha iniziato la coltivazione personalmente.  I suoi pomeli canditi non sono troppo dolci, mantengono perfettamente la freschezza di quest’agrume e hanno una consistenza piacevolissima. Tuttavia Shimozono è l’ultimo produttore di questo dolciume tradizionale. Nel giardino a terrazza del sig. Shimozono, dove il sole del tardo autunno illuminava i rami pieni di frutti simili a grandi lune, Haku se ne stava da solo e guardava l’orizzonte lontano del Mar Cinese Orientale. Non potevamo sapere cosa avesse guidato Haku fino a questo posto, ma anche noi ci si siamo messi al suo fianco a guardare laggiù, verso la città di Akune. Sulla maestosa isola meridionale, ancora più grande della Sicilia, a nord e a sud molto spesso i vulcani si risvegliano dal loro sonno che sembrava perenne e scuotono la terra con movimenti fetali, meravigliando la gente. L’Isola di Kyushu è terra vivente. I boschi di latifoglie fertilizzano la terra coltivata dagli uomini e la pioggia che cade copiosa fluisce alla baia, dove abbraccia la ricchezza del mare. Akune, prefettura di Kagoshima, è a 1300 km a sudovest di Tokyo, dove gli Dei della fertilità hanno baciato terra e mare!

In collaborazione di Comune di Akune
http://go-akune.jp/en/charms/

gli amici di asinello Haku sono:
Shimozono Satsuo Shoten http://marusatsu.jp/ Kyodaen http://go-akune.jp/topics/detail/31
Oishi Shuzo Distillery Co,. Ltd www.oishishuzo.co.jp
Takeshi Kawasaki di Matsuki Noen http://kensai.co.jp/news/special/2012-05-26.php
Ozuka Suisan www.ozuka.co.jp
Katsutoshi Matsuzaki www.3kasa.com
Taiki Shimozono di Taihei Shokuhin  http://seitengai.com/taihei/  
Hamonican http://go-akune.jp/spots/detail/85