Una formula di osteria moderna con menu a sorpresa nel cuore del Barolo
La curiosità di andare in questo ennesimo luogo uscito dalla mente di Bruno Ceretto era tanta, appena letta la notizia sui giornali. E ve lo confesso: Bruno, insieme al fratello Marcello, che ha con sé tutta la famiglia all’opera, è solo all’inizio del suo percorso, perché, trovandolo in sala nella prima giornata di apertura con la cena, ci ha raccontato che via via aprirà un locale in ognuno dei luoghi, fra Langhe e Roero, dove hanno le vigne. E sono tanti.
Paolo Massobrio con Bruno CerettoQuesto luogo è tuttavia particolare tanto che la cappella affrescata di Sol Lewitt e David Tremlett ha addirittura modificato l’iconografia con cui si presenta la Langa nel mondo. E la cappella colorata è proprio di fianco, in fase di restauro, mentre poco sotto i lavori promettono una struttura con camere, in questo luogo magico dove i vigneti a nebbiolo da Barolo sono perfetti.
Detto questo, ciò che avevamo intuito era la nascita di un locale aperto a orari inconsueti (per gli italiani) dove fermarsi per un bicchiere (e il bancone centrale è un invito a questo) e poi per celebrare il rito della merenda sinoira.
Un posto da sogno con una doppia terrazza che dà sui vigneti e i tramonti di Langa. Ora i numerosi stranieri che solcano questi sentieri amano proprio posti come questi.
Solo che… il menu resta un gioco misto a segreto dacché le scelte sarebbero, letteralmente, “molta fame” (a 55 euro) o “poca fame” (a 40 euro). E già qui si potrebbe eccepire, ma quando poi scopri che in cucina c’è quel genio di Simone Burlotto, che conoscemmo all’Eremo della Gasparina, mi vien da dire: Fidatevi!
Scegliamo dunque il “molta fame”, con diverse portate e un calice doveroso di Alta Langa Extra Brut 2022 prodotto alla Cascina Monsignore di Vicoforte, da Roberta Ceretto (che è stato un Top Hundred di Golosaria nel 2025 col millesimo 2020). Un altro assist che poi ci è piaciuto e che risponde alla nostra filosofia di “Colleganza” è la presenza delle bottiglie di tutti i produttori del cru Brunate. Bravi Ceretto!
E ora veniamo ai piatti, che comprendono una portata multigolosa di amuse bouche curiosi come L’Insalata: 4 tipi di insalata, erbe aromatiche, un mix di fiori, rape, dell’orto di famiglia che serve anche il Duomo di Enrico Crippa. Anzi, diciamo che questo piatto rinfrescante fa il verso alla mitica signature 21… 32…41…51, un’insalata che nel 2014 pagammo già 40 euro (come l’intero menu di “poca fame”).
Eccellente anche il piatto di “Pomodori” con coulis di pomodoro fresco, che è una ventata di freschezza.
Vengono portati sul tavolo insieme (e anche questo è molto bello e coinvolgente) accanto all’Albese con citronette tonno e acciughe (super!)
e alla Parmigiana scomposta con crema di melanzane, fondo di cottura del pomodoro e salsa al Parmigiano.
Ghiotte le cipolle stufate.
Si beve a bicchiere un Blangè. Prima del risotto con zucchine trombette e gel al limone, fatto alla perfezione
e poi del pollo alla cacciatora, che tuttavia è risultato un po’ asciutto.
In chiusura si omaggia l’estate con Pesca accompagnata da crumble di mais, gel al lampone e gelato alla crema pasticciera.
Detto questo, in un posto così noi ci ritorneremmo assai volentieri. Ora, per stessa ammissione di Bruno Ceretto, il luogo sta cercando la sua anima. Ma intanto bisogna fare i complimenti al personale, molto partecipe e alla famiglia Ceretto perché ha scelto la strada dell’informalità, pur in un locale dove provi il piacere del lusso, anzi della bellezza, evocata anche dalle due statue con la testa fra le nuvole di Francesco Clemente, che sono all’ingresso. Veniteci!
Le Brunate
strada Fontanazza, 16
La Morra (Cn)
Tel. 0173 1950811
