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WeAreTodini, il fiore all’occhiello dell’Umbria del vino

Marco Gatti | 12-05-2019

Bianco del Cavaliere, Rubro, Laudato e Consolare, il poker d’assi con cui Luisa Todini vuole raccontare al mondo il suo territorio

Luisa Todini è una "forza della natura". Dal sorriso contagioso, geniale, con capacità imprenditoriali fuori dal comune, e un passato di successo anche in politica, pur essendo a capo di innumerevoli realtà, e tutte di prestigio e caratura internazionale, conserva un tratto di umanità cristallina, quanto meno raro, da trovare in chi, con affari e impegni, ha una vita ritmata da un'agenda che non lascia respiro.

«Abbiamo avuto molto da Todi e in questo modo vogliamo restituire alla nostra terra ciò che ci ha dato».
Questo il suo esordio, in occasione della presentazione del progetto WeAreTodini. Poche parole, in cui, si colgono la forza della riconoscenza verso papà Franco (il suo, un percorso, dalle umili origini a punto di riferimento per la città di Todi per il suo essere stato imprenditore illuminato, fondatore della Cantina Todini, Cavaliere del Lavoro, insomma personaggio tra i più importanti degli scorsi decenni), e quel desiderio di restituzione che è proprio delle persone grandi.

«Il nostro obiettivo è far conoscere ai turisti di tutto il mondo le straordinarie risorse dell’Umbria con un’offerta a 360 gradi con tre anime complementari, un’esperienza che si conclude portando a casa un angolo del territorio grazie alle bottiglie della nostra Cantina».

La modalità con cui i Todini promuovono il loro territorio, WeAreTodini, appunto, realtà complessa che si articola su oltre 1.000 ettari di superficie, con un progetto che coinvolge la cantina (luogo di produzione, ma anche di accoglienza enoturistica integrata nel paesaggio), le strutture ricettive della Residenza d’Epoca (divenuta oggi Relais di Charme) e di Villa Sant’Isidoro (dimora immersa nella natura), il parco naturalistico Leo Wild Park, l’azienda agricola e l’azienda faunistica venatoria. .

La cantina è concepita come uno dei grandi “Château” francesi, ma con carattere che non rinuncia ad essere italiano, in virtù della scelta fatta a favore della valorizzazione di varietà autoctone, a partire da quella più importante, che è il Grechetto di Todi, vitigno recuperato, studiato e riportato in produzione proprio da Franco Todini alla fine degli anni Novanta. Grazie alla consulenza strategica di Luca Fusani, già direttore commerciale di importanti realtà enologiche italiane, Cantina Todini oggi si presenta con una nuova identità, puntando su quattro vini, ossia le due referenze storiche, Bianco del Cavaliere e Rubro, e i nuovi Laudato e Consolare, blend di varietà autoctone ed internazionali, studiati per esprimere al meglio le potenzialità del territorio. Obiettivo è offrire al mercato un messaggio chiaro: quattro vini, due linee, capaci di donare al consumatore un sorso di bellezza, cultura e stile italiano.
«Grazie a questa scelta offriamo al mercato un messaggio semplice e forte. Il consumatore che per la prima volta approccia l’azienda apprezzerà i vini di ingresso, mentre ai palati più esigenti si rivolgeranno Laudato e Consolare» ha detto Stefano Russo, un passato nella finanza come Managing Director in Morgan Stanley Investment Management, e oggi socio di Luisa Todini in questa nuova avventura.
«Abbiamo un privilegio: possiamo scegliere solo il meglio tra le uve provenienti dalle parcelle all’interno dei vigneti di proprietà e utilizzarlo per produrre i nostri vini simbolo» la sottolineatura di Fusani, in occasione della presentazione dei nuovi vini.

Sarà che l’Umbria è terra benedetta, e che San Francesco e i santi della regione, fanno parte della storia dei Todini, visto che è proprio nel celebre Santuario Collevalenza, che la famiglia ha trovato quei cloni formidabili che poi ha utilizzato per le sue produzioni. Fatto sta che oggi il poker di vini calato con il progetto WeAreTodini è davvero vincente. I due cru importanti, al debutto con etichette di pregio, che richiamano gli animali esotici presenti nel Leo Wild Park – la zebra per il Consolare (rosso da uve sangiovese, cabernet sauvignon e merlot), e il dromedario per il Laudato (bianco da uve grechetto al 70% e per il rimanente chardonnay e verdicchio) – hanno sicuramente stoffa, personalità, classe per imporsi sui mercati di tutto il mondo. Ma il bianco e il rosso storici hanno a nostro avviso una grinta e un’identità così spiccata, da fare una “sana” concorrenza interna perfino ai due cru più blasonati. Per quanto ci riguarda, Rubro, rosso in cui la fa da padrone il sangiovese, ci è piaciuto tantissimo per la sua nota fruttata invitante, per i suoi profumi di frutti di bosco e prugna, per le sue note speziate, per i suoi sentori di tabacco e per il suo sorso di buon corpo ma di agile beva. E il Bianco del Cavaliere, dedicato a papà Franco, ci ha stregato per la sua personalità, per il suo inequivocabile legame con il territorio in cui nasce, per il suo essere racconto della sua terra con i suoi profumi di glicine, le sue note di pera ed albicocca, i suoi sentori di gesso e dragoncello, il suo sorso dalla avvincente grinta minerale, e dal finale di buona persistenza.
WeAreTodini, un progetto che fa onore all’Umbria!

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DI PAOLO MASSOBRIO

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