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Librandi, gli alfieri del vino calabrese nel mondo

Marco Gatti | 02-12-2018

Nel 2018, i 30 anni del Gravello, celebrato con una verticale che ha sorpreso tutti per l’eccellenza qualitativa di tutti i millesimi

Ovunque nel mondo tu dica “vino calabrese d'eccellenza”, il pensiero va a Librandi. Se c'è una famiglia italiana che è sinonimo e simbolo della terra di cui è figlia, questa è la famiglia Librandi, orgogliosa voce della sua Calabria, che da decenni racconta con vini di immenso fascino.

Gaja e Braida in Piemonte, Bellavista e Cà del Bosco con i Moretti o Maurizio Zanella, e ancora Antinori e Frescobaldi in Toscana, piuttosto che Felluga&Felluga (Livio e Marco), in Friuli Venezia Giulia. Queste, alcune delle famiglie che in ogni parte del pianeta sono icone qualitativa delle loro regioni (a cui, peraltro, altre, oggi, potrebbero essere affiancate a loro). Ma se da nord a sud per ogni territorio i nomi che vengono in mente son più di uno, quando si parla di Calabria l'icona è una sola, i Librandi. Il motivo, l'unicità della loro avventura.

Sono del 1953 gli esordi di questa formidabile famiglia, con l'imbottigliamento di Gaglioppo e Greco Bianco. Nel 1955 l'acquisto dell'azienda Duca Sanfelice in località Ponta. Vent'anni dopo, il grande passo, con l'inaugurazione del nuovo stabilimento produttivo in  Contrada San Gennaro, dove ancora oggi ha sede la cantina. Gli anni Ottanta, con l'uscita di vini come il Duca Sanfelice Cirò Rosso Riserva, Critone, Terre Lontane e Gravello, accendono i riflettori su questa cantina. L’affermazione, una decina d'anni dopo, con la scelta di puntare senza esitazione e ancora con più forza sui vitigni autoctoni e l'arrivo alla guida della parte enologica del grande Donato Lanati.

Le Tenute di proprietà oggi contano circa 350 ettari, dei quali 232 vitati, 80 a uliveto e i restanti boschivi, con Nicodemo che le guida sempre con il suo carisma, ora affiancato da Raffaele, Paolo, Francesco e Teresa. Cuore pulsante dell’azienda, Rosaneti, la tenuta più grande della famiglia situata tra i comuni di Rocca di Neto e Casabona, dove, nei 155 ettari di vigneto sono messi a dimora tutti i vitigni utilizzati. La tenuta è caratterizzata da una grande varietà di micro zone ben definite in termini sia di suolo sia di microclima. Qui il “giardino varietale”, la straordinaria collezione di vitigni autoctoni che accoglie circa 200 varietà recuperate su tutto il territorio regionale e disposte in un vigneto dalla caratteristica forma a spirale. E il museo del vino e dell’attività contadina, una collezione di reperti, attrezzi e oggetti in parte conservati negli anni nei magazzini della famiglia, in parte appartenuti ad altre famiglie locali. 

In questi giorni si festeggiano i 30 anni del Gravello, e la famiglia li ha celebrati con un'emozionante verticale che ha messo in degustazione i millesimi di questo sommo rosso calabrese a partire dalla prima annata di produzione, il 1988. Impressionante trovare il primogenito, il 1988, appunto, – figlio di un’annata precoce caratterizzata da scarso accumulo di riserve idriche in tutto il periodo di riposo vegetativo, di una primavera caratterizzata da temperature medie tipiche del periodo, di un’estate calda e priva di precipitazioni, e di un settembre piovoso, ma di un ottobre in cui l’aumento delle temperature e l’assenza di precipitazioni avevano permesso il completamento della maturazione sia del Gaglioppo che del Cabernet Sauvignon – in buona forma. E se la sorpresa è stata trovare una costanza qualitativa elevatissima, tra i millesimi che hanno regalato le maggiori emozioni, le annate 1999 e 2003, su tutte le annate 2011 e 2014. In particolare, affascinante il Gravello 2011, rubino luminoso, dai profumi di prugna, ribes, liquirizia, legno di cedro, e origano, dal sorso di grande carattere, con tannini e freschezza in equilibrio, buona sapidità, persistenza infinita.

Librandi, orgoglio di Calabria, orgoglio d’Italia!

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DI PAOLO MASSOBRIO

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