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Le dieci donne della cucina italiana

Fabio Molinari | 08-03-2016

Celebriamo la Festa della Donna con le dieci donne della cucina italiana, che hanno contribuito a renderla tale e che ne costituiscono il futuro. 

Cristina Bowerman (Glass di Roma) per la fantasia. Eclettica, fin nell’aspetto, è uno dei volti più noti dell’enogastronomia italiana. Merito di una indubbia bravura ai fornelli, dove concilia locale ed esotico e armonizza culture e colori, e di una attitudine innata alla comunicazione.  

Caterina Ceraudo (Dattilo di Strongoli) per il riconoscimento delle radici. Il ristorante di famiglia è un pezzo importante del panorama gastronomico nazionale. Lei forte di queste radici, in un primo momento se ne allontana per dedicarsi al vino (è enologa) però sa che non può star lontana dai fornelli. E torna con un’energia nuova.




Anna Dente (Osteria di San Cesario di San Cesareo) per l’autenticità. Il suo volto è conosciuto da tutti gli appassionati di cucina che la seguono in televisione. Ma di persona è assolutamente uguale a come la si vede: ironia, entusiasmo e una cucina della tradizione, ampia, tecnicamente valida, godereccia nel senso più positivo del termine. 




Aurora Mazzucchelli (Ristorante Marconi di Sasso Marconi) per l’arte. E’ una brava attrice e una cuoca appassionata. Insieme col fratello Massimo, ha preso in mano le redini del ristorante di famiglia e lo ha portato ai vertici della gastronomia nazionale. Da sempre affianca la sua storia a esperienze in tutto il mondo. Per una cucina poliedrica, fatta di arte e riflessione. 



Valeria Piccini (Caino di Montemerano) per l’essenzialità. E’ difficile trasmettere l’essenza di una tradizione gastronomica ricca, variegata, di confine, come quella maremmana. Valeria Piccini lo ha fatto, con grazia e ricerca dell’essenzialità dei gusti e della materia. E ha trasformato un ristorante di famiglia in una tappa per gourmet di tutto il mondo. 



Mariuccia Roggero (San Marco di Canelli) per l’umiltà. La sua è la storia di chi non ha mai smesso di studiare e nel contempo far crescere il ristorante della famiglia del marito. E’ anche una vicenda di attaccamento al proprio territorio, sempre al centro della sua cucina. 



Alba Esteve Ruiz (Marzapane di Roma) per la giovinezza. Sorridente, simpatica, con un curriculum da paura e soprattutto giovanissima (è del 1989). A Roma mette in campo una cucina che non si può imbrigliare in una definizione. Lei, che è natia di Alicante, dice mediterranea. Con tutto il portato di storia e suggestioni del termine. 



Nadia Santini (Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio) per il mito della cucina italiana. Insieme al marito ha costruito uno dei migliori ristoranti del mondo. E i riconoscimenti sono arrivati ovunque. La sua cucina è il paradigma della grande cucina italiana. 



Luisa Valazza (Al Sorriso di Soriso) per la letteratura della cucina. Ha studiato sui grandi classici della cucina nazionale ed è diventata, a sua volta, un classico a cui si rifanno in tanti. Il suo ristorante è un gioiello, di quiete, bellezza e perfezione della tecnica. 



Viviana Varese (Alice Ristorante di Milano) per la solarità. E’ la regina del pesce, di cui è un’interprete straordinaria. Ma è anche energia, determinazione, accanto a una gentilezza che non manca mai. Brava sullo schermo, ancora di più tra i fornelli. 



Credits foto: womenchefs.wordpress.com, www.we.expo2015.org, www.alchimiadelgusto.it, honestcooking.it, www.lesoste.it, letteradonna.it ,Claudio Pasquazi

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