Nuova sessione di degustazione in vista del prossimo riconoscimento dei Top Hundred

Dopo Nebbiolo Prima abbiamo riassaggiato i vini di alcune cantine, in commissione di assaggio, sempre in vista del prossimo riconoscimento dei Top Hundred. Settimana prossima andremo invece in Calabria.

Cantine Alma - Cassinelle (Al)
Manuela Camolese e il marito Alessandro hanno compiuto una scelta di vita oltre a quella professionale, lasciando Milano e preferendo l’Alto Monferrato al Friuli Venezia Giulia - terra d’origine di lei - per produrre vino. I loro cinque ettari vitati sono tra l’Ovadese e l’Acquese ad altezze di 350 metri ed hanno la caratteristica di essere battuti dal “Marin”, vento caldo e umido che arriva dal mare. Le uve a dimora sono dolcetto, barbera e nebbiolo, e praticano la sostenibilità in vigna e in cantina. Tre i vini assaggiati: il Piemonte Rosato 2019 che ha colore rosa tenue e al naso senti note nette di mandorla accompagnato da un effluvio di freschezza. In bocca è invadente l’acidità, decisamente pronunciata e profonda. Il Dolcetto di Ovada 2018 è davvero un esemplare iconico: ha colore porpora, al naso le tipiche note fruttate fresche ed invitanti. È elegante, in bocca molto fresco e tannico con un finale amaricante. Infine la Barbera del Monferrato Superiore 2016 che apre con note vanigliate e in bocca ha un corpo ampio con una trama filigranosa e la classica acidità che si manifesta fino in fondo.
alma.jpgPodere Ruggeri Corsini - Monforte d’Alba (Cn)
A Monforte d’Alba incontriamo la famiglia Ruggeri Corsini, la cui visione enoica è pura espressione territoriale, conquistando i nostri palati sorso dopo sorso. Il bianco in apertura è un Langhe (da uve arneis, sauvignon blanc, chardonnay) 2020 color giallo paglierino di estrema eleganza e finezza olfattiva, giocato su agrumi, salvia e spezie fini. Forse leggermente corto il sorso che tuttavia è impreziosito da una freschezza infinita. Si procede poi con una Barbera D’Alba 2017, “Armujan” in etichetta, dove alcol, frutti di bosco e sbuffi eterei comandano la bevuta, di durevole persistenza. Il Langhe Nebbiolo 2019 è invece una profumeria, con fiori rossi davvero eleganti a racchiudere un vino di struttura e ottimo carattere, dove i tannini stanno ancora cercando di integrarsi. Procediamo con gli assaggi stappando l’Albarossa “Autenzio” 2018, gioiello piemontese di pura intensità, con ribes, ciliegia e liquirizia accolti da un sorso pregnante e dalla fitta trama tannica, davvero poderoso (è stata una sorpresa, secondo Paolo Massobrio, questa interpretazione di Albarossa). Tra i Barolo in degustazione il Bussia è indubbiamente quello di maggior finezza gustativa, ma è il “Bricco San Pietro” 2017 a travolgere i concorrenti, regalando una bevuta che è tutto ciò che si chiede ai grandi nebbiolo di queste terre. Spezie, humus, ciliegia, sottobosco, mentuccia, sensazioni eteree: un vortice di emozioni abbracciate da un sorso devastante per equilibrio e armonia. Le nostre penne non finiscono di elencare i pregi del vino e il naso rincorre instancabilmente il calice, ricercando quelle emozioni gustative che non tardano mai ad arrivare. Infinito. Ed essendo arrivato ai vertici di Nebbiolo Prima, con questo assaggio non solo abbiamo avuto una conferma, ma anche l’ovvia collocazione fra i Top Hundred 2021.
podere-ruggeri-corsini.jpgLe Cecche - Diano d’Alba (Cn)
Realtà dinamica gestita da Jan de Bruyne, vignaiolo di origini belghe, e dalla moglie Paola Invrea, la cantina Le Cecche può contare sulla mano abile dell’enologo Piero Ballano e sull’esperienza in vigna dell’agronomo Gian Piero Romana. I vini di questa azienda, lo diciamo subito, convincono per semplicità e schiettezza gustativa, riuscendo a interpretare l’annata con voce sincera e non nascondendosi dietro a ingannevoli tecniche enologiche. Il Langhe Bianco (da uve manzoni bianco timorasso) 2019 ha un colore paglierino coerente che al naso offre sensazioni vegetali e ricordi speziati, affiancati da fiori bianchi e agrumi. Acidità pregnante come nel sorso della Barbera d’Alba 2018, dove prugna e liquirizia evidenziano un vino di discreta fattura e concretezza gustativa. Il Nebbiolo 2018 si esprime invece su note leggermente più animali, godendo di tannini ricchi e levigati che impreziosiscono la bevuta, rendendola avvolgente ed elegantemente rustica. Polveroso e dal finale amarognolo il Diano d’Alba 2019 che anticipa il potentissimo Langhe Rosso “Fiammingo”, nettare intenso di prugna sotto spirito, liquirizia e viola, dove struttura e alcool ben bilanciano un tannino fragrante. Arriviamo infine al Barolo Bricco San Pietro 2017, nebbiolo di inchiostro e frutti di bosco giocato su un naso penetrante e invitante, dove poi a emergere all’assaggio sono ricordi di sottobosco e spezie finissime.
LeCecche.jpgCastello di Perno - Monforte d’Alba (Cn)
Castello di Perno rappresenta l’unione tra tradizione, cultura ed eleganza, valori racchiusi in una cornice produttiva che si basa su una filosofia sostenibile, con lo sguardo rivolto alla salvaguardia del patrimonio agricolo locale. La Nascetta in apertura – millesimo 2019 – è un vasetto di borotalco appena aperto, offrendo delle sensazioni polverose all’olfatto, dove poi frutta gialla matura e ricordi erbacei impreziosiscono il naso. Il Nizza 2017 è indubbiamente il padrone della serata, partendo dalla sua anima animalesca racchiusa in un sorso avvolgente, minerale e profondo, davvero penetrante nelle sensazioni palatali. Finale fruttato con prugna e amarena a incoraggiare il calice successivo. Quello di Castello di Perno è infine un Barolo 2017 decisamente moderno, elegante, pregnante nell’acidità, intriso di tannini ben inquadrati e mai fuori posto, pronto alla beva e diretto nei profumi di menta, spezie orientali e frutta rossa matura. Abbandoniamo il calice incuriositi da quello che potrà raccontare negli anni.
castello-perno.jpgBajaj - Monteu Roero (Cn)
Giovanni Moretti è oggi il titolare della cantina Bajaj, realtà familiare che vede il coinvolgimento anche del fratello Elio e del figlio Adriano. Innovazione e sperimentazione affiancano tecniche agricole contadine, il tutto al servizio degli equilibri naturali della vigna che vengono rispettati al fine di ottenere vini genuini e di qualità. È un Roero Arneis che profuma di banana e frutta esotica quello che ci regala la vendemmia 2019, dove la traccia erbacea cerca di farsi spazio in un sorso leggermente corto ma coerente con la varietà. Il Prometheus, vino bianco in anfora del medesimo millesimo, da uve arneis ha invece un’affascinante color ambra antico davvero carico poi impreziosito da un naso di albicocca e frutta candita che poi in bocca tramutano in liquirizia, regalando un finale fresco e persistente. Il Vino Rosato “Lotos Flos” profuma invece di mela cotta, rimanendo pregnante nell’acidità e scorrevole alla beva. La seconda referenza in anfora è un rosso, “Pandorae Vas” (uve nebbiolo) in etichetta, gustoso nei profumi di menta, liquirizia e prugna matura, ma leggermente debole all’assaggio.
bajaj.jpgAzienda Vitivinicola Piazzo - Alba (Cn)
Armando Piazzo e Gemma Veglia sono due giovani sposi che decidono di dare voce al richiamo della terra, forti di un bagaglio culturale impreziosito da tradizioni contadine di famiglia. Dal 1979 a oggi le vendemmie vengono interpretate con rispetto e coerenza, offrendo ai consumatori un riflesso sincero del terroir albese. Delle due Barbera in degustazione è la Superiore “Mugior” 2019 a convincerci maggiormente, godendo di un’acidità ‘astigiana’ che è supportata da un naso di viola, amarena, tabacco e liquirizia e un finale che ricorda, stranamente, gli agrumi. Procediamo stappando il primo nebbiolo che nel Barbaresco 2018 profuma di erbe aromatiche e mandorla, avvolte in una bocca di estrema pulizia e fragranza gustativa. Pura eleganza e armonia. Anche il Barbaresco “Fratin” 2016 ci fa commuovere, svelando la sua anima animalesca arricchita da tannini vibranti e poderosi. Arriviamo infine ai Barolo, con il 2017 che è mineralità rocciosa allo stato puro, con un naso che vira poi verso la grafite e le spezie, senza dimenticare l’integrità del frutto. Nella versione Sottocastello di Novello 2016 veniamo infine travolti da humus, menta, rosa, ceralacca e sottobosco, per una bocca di pulizia estrema che racchiude tutto ciò che il nebbiolo è nato per essere. Classe, eleganza e potenza.
piazzo.jpgAbrigo Giovanni - Diano d’Alba (Cn)
Torniamo sulle colline di Diano d’Alba incontrando la famiglia Abrigo, realtà che dal 1968 produce vini di notevole fattura. Con l’entrata in cantina di Giorgio, figlio di Giovanni, l’azienda compie un balzo qualitativo notevole, iniziando un percorso di crescita che non dà segni di cedimento. La loro Barbera d’Alba Superiore “Rocche dei Frisu” 2018 è un frutto rosso maturo appena colto, affiancato da una rosa delicata e un sorso pregnante in acidità, sostenuto da una spalla alcolica ben inquadrata. Il Barolo “Ravera” 2016 è un cavallo di razza pura, dove amarena, ribes e ciliegia affiancano fiori di campagna e sottobosco, con tartufo e humus ad abbracciare un sorso penetrante e di infinita persistenza gusto-olfattiva.
abrigo.jpgFortemasso - Monforte d’Alba (Cn)
La famiglia Gussalli Beretta nel 2013 acquista a Monforte d’Alba circa 5 ettari di vigneto a Barolo, ai quali se ne aggiungono altri 3 dedicati alla produzione di Langhe Nebbiolo e Barbera d’Alba. Una cantina moderna e indubbiamente giovane, che tuttavia ha deciso di puntare su tradizioni contadine locali e tecniche agricole antiche, affiancando pratiche enologiche all’avanguardia. Sia in vigna che in cantina la mano è leggera, rispettando il frutto e la natura. Balsamica, piacevolmente fruttata e dai toni erbacei, è la Barbera D’Alba 2017, che convince regalando un calice davvero appagante; coerente alla vista e al naso il Langhe Nebbiolo 2020, dove lampone, sottobosco e note minerali vanno a braccetto con un sorso tagliente e armonico. Il Barolo Classico 2017 è un ottimo campione che mantiene austerità alla beva ed eleganza al naso, senza stravolgere il naso in vorticose acrobazie. Semplicità e pulizia gustativa che offrono una bevuta in pieno stile piemontese, deludendo forse leggermente in termini di personalità e carattere.
fortemasso.jpgCavalier Bartolomeo - Castiglione Falletto (Cn)
Dario Borgogno e la moglie Mariaje gestiscono questa cantina di Castiglione Falletto, contando anche sull’aiuto del figlio Alex, portabandiera della quinta generazione di famiglia. È dal 1899, con Bartolomeo, che questa famiglia coltiva uva e produce vini, conservando lo stile classico della denominazione e preservando il patrimonio culturale-agricolo a disposizione. Scolastica la Barbera D’Alba 2018 in apertura, dove ritrovi la viola e i frutti di bosco, affiancati da un cenno curioso di foglia di pomodoro. Procediamo all’assaggio con il Nebbiolo, un Langhe vendemmia 2018 che sa di grafite, sottobosco, lampone, menta e piccoli frutti scuri, anticipando una bevuta che profuma di Barolo. Che grande classe questo calice. Entusiasmati, stappiamo il Langhe Rosso “Enfant” 2018 che è un nettare di eleganza e potenza, dove ritrovi i descrittori del precedente ma arricchiti da un sorso poderoso e avvolgente, quasi contadino, rustico e godurioso. Arriviamo infine ai Barolo, con “Altenasso” 2017 che profuma di terra, spezie e fiori selvatici, con rimandi eterei in chiusura. Sorso austero e tannino fine, forse limitato da una persistenza leggermente corta. Anima minerale per il Barolo San Lorenzo, dove liquirizia e menta lasciano poi spazio a grafite, frutta rossa matura e sensazioni floreali.
cavalier-bartolomeo.jpg