Tre giorni da girare a piedi, fra tapas e ristoranti storici

Tre giorni a Madrid, per scoprire una città dal cuore verde, col maestoso Parque del Ritiro che dà l’idea del riposo e della festa, dove i saltimbanchi aggregano curiosi per vedere i loro giochi di prestigio. Ma non basta la giornata per visitarlo tutto e la tappa dove si deve arrivare è il palazzo di vetro.
Madrid è una città da scoprire, e lo puoi fare comodamente a piedi, passeggiando fra le piazze dove i locali non hanno un tavolino libero neanche a pagarlo. Ci si addentra nelle vie, si salta da un taxi all’altro perché il servizio che offrono i taxisti qui è capillare.
La visita al Museo del Prado è decisamente clamorosa, e rappresenta un’esposizione internazionale di opere d’arte che richiede svariati giorni. Davvero bello, armonico, per certi versi sorprendente. Altra sosta imperdibile è poi il flamenco. La nostra tappa ci ha portato al Cardamono, per assistere a uno spettacolo di un’ora molto intensa, dentro a un teatrino vissuto dove si esibiscono una decina di comparse fra ballerine, cantanti e suonatori. Coinvolgente.
flamenco.jpgSosta d’obbligo nel negozio Torrons Vicens (C. Mayor, 41) dove campeggia la foto dei fratelli Adrià che ispirano una serie di torroni, davvero molto buoni.
negozio.jpgSulla cucina, la situazione è meno variegata di Barcellona e ci sono tanti locali che offrono la cerveza (la birra); qualche sosta decisamente interessante. A cominciare da un tapas bar, Juana La Loca (Pl. de Prta de Moros, 4), dove puoi assaggiare la miglior tortilla di Madrid, accomodandoti al bancone o negli angusti tavolini.
Dei miei assaggi: la tortilla della casa con cipolle, le lamine di carciofi alla piastra con parmigiano e aglio candito, lo stupendo foie gras de Chalosse alla piastra con marmellata di fichi su pane di noci quindi le crocchette di prosciutto, e un altro piatto che ci ha portati a fare il bis: le uova rotte con tartufo nero e pancetta iberica.


La Bien Aparecida (C. de Jorge Juan, 8) è un ristorante di lusso nel quartiere Salamanca (il più ricco di Madrid). Un locale che ricorda quelli del nostro Paese, con un servizio attento e una buona carta dei vini.
1.jpgQui abbiamo assaggiato le acciughe del Cantábrico con pomodori freschi e crema di formaggio, i calamari fritti alla Santander, l’asparago bianco di Navarra con zabaione al tartufo. E ancora la noce di carne Wagyu glassata con surco di Oporto e patata dolce; il merluzzo in salsa verde con vongole e tuorlo d’uovo con asparagi. Buono anche il baccalà stufato al ajoarriero con peperoni di cristal.

Dove abbiamo trovato la miglior soddisfazione è stato tuttavia a La Montería (C. de Lope de Rueda, 35), un ristorante storico di Madrid dal 1967.
1.jpgEd ecco le Lasche di mango, con foie e pane carasau (notevole), il lobo di toro con germogli, soya e salmorejo oppure la coda di toro disossata. Molto buoni i muscoli di coniglio con aglio candito e la tartare di cervo. Speciale il merluzzo del Cantábrico con crema di gamberi rossi.

Tre indirizzi validi, per una gita di tre giorni intensi, dove culturalmente ci siamo sentiti a casa.

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