Nel cuore della Valpolicella, la famiglia Tedeschi propone vini di stile e struttura

La Valpolicella – come altri terroir vitivinicoli italiani – è contraddistinto da grandi famiglie, a cui si associa uno stile, un'impronta riconoscibile. La famiglia Tedeschi è una di queste. Lo stile Tedeschi è nato negli anni '60, quando Lorenzo Tedeschi comprese – tra i primi – che vinificare separatamente le uve di un determinato cru sarebbe stata la giusta strada da intraprendere. Nasce così il cru Monte Olmi, uno dei primissimi cru della Valpolicella, ancora oggi bandiera di questa azienda con sede a San Pietro in Cariano, o meglio, nella sua frazione di Pedemonte di Valpolicella.

Con Lorenzo – e la moglie Bruna – oggi lavorano i figli Antonietta, Sabrina e Riccardo. La cantina si è ammodernata, le strutture ampliate. La filosofia, però, è sempre la stessa: fare vini d'impronta riconoscibile, legati al territorio. È così. E lo confermano anche gli ultimi assaggi. A partire dal Maternigo Valpolicella Superiore 2012: al naso è subito cacao, poi esce l'amarena e una note lieve di vaniglia. All'assaggio il sorso esplode elegante e largo, concentrandosi ancora sulla frutta: ciliegie estive, appena colte dall'albero. Si fa apprezzare per l'equilibrio: nonostante la concentrazione, è un bicchiere di buona acidità, dai tannini delicati, piacevolissimo. Risulta più austero il Valpolicella Superiore 2011 La Fabriseria. Ottenuto da uve surmaturate in pianta e vendemmiate a metà ottobre: la frutta c'è (ribes, prugna cotta), ma è meno scintillante, affiancata anche da effluvi balsamici, una nota minerale e una dolce speziatura. Il sorso è ampio e grasso, dai tannini vispi, buona acidità e bella persistenza. Il Valpolicella Ripasso Superiore Capitel San Rocco 2013 – il ripasso si ottiene immettendo a marzo una parte di Valpolicella prodotto nell'autunno sulle vinacce di Amarone, dopo che questo è stato travasato – è subito speziato (incenso e pepe), poi fruttato (ciliegia e prugna). Sensazioni che ritornano precise in bocca, per un sorso ancora fresco e acido, dai tannini ancora da ammorbidire.

L'Amarone della Valpolicella 2011 non ha profumi troppo complessi – per un Amarone, s'intende – né particolarmente intensi: piccoli frutti di bosco (mirtillo e ribes) si accompagnano a una speziatura delicata di vaniglia, il tutto però nascosto in parte dalla spinta alcolica. In bocca l'ingresso è ampio, reso ancor più ampio dal residuo zuccherino che avvolge il palato. La chiusura è però astringente, per via dei tannini in evoluzione, e per un finale quasi amaricante, abbastanza persistente. L'Amarone della Valpolicella Classico Riserva Monte Olmi 2009 ha un naso più cangiante, giocato sulle spezie (chiodi di garofano, anice, pepe, cannella), sulla frutta rossa (ciliegia), e poi cacao e tabacco. La potenza alcolica – al naso quanto in bocca – si nasconde di fronte a grande struttura e morbidezza. Il sorso è rotondo, di bella acidità e buona persistenza. Assai godibile ora, con le spalle larghe per maturare a lungo.

Infine, il Recioto della Valpolicella Capitel Fontana 2010: si presenta subito con note di mela, poi mora di rovo e lampone. In bocca è elegante per via di zuccheri residui non troppo invadenti, bilanciati sempre da una struttura importante. La persistenza è profonda. Abbinato a un formaggio caprino di bella pastosità trova perfetto contraltare. Nel complesso, sono vini di grande struttura, buona eleganza, riconoscibili nei profumi e nel sorso. Che sorprendono per un aspetto: assaggiati a distanza di un giorno, l'evoluzione è notevole. Ti fa dire: il vino è vivo!