Dietro il successo planetario del Prosecco c'è un mosaico di terroir, borghi e tradizioni che meritano di essere esplorati a passo lento
Ci sono vini che finiscono per diventare più famosi dei luoghi nei quali nascono.
Il Prosecco è certamente uno di questi: poche altre bollicine italiane hanno conosciuto una diffusione internazionale paragonabile, entrando nel linguaggio quotidiano del bere ben oltre i confini nazionali. Ma dietro un nome ormai globale esiste una geografia molto più complessa, che dalle colline trevigiane arriva fino al Friuli Venezia Giulia e che, soprattutto nelle zone storiche di Conegliano, Valdobbiadene e Asolo, conserva un legame strettissimo tra vino e paesaggio.
Il cuore scenografico di questa denominazione è nella provincia di Treviso, tra rilievi allungati e creste ripide (i caratteristici rilievi a hogback). Qui la vite cresce sui ciglioni, stretti terrazzamenti inerbiti documentati fin dal Seicento, disegnando un mosaico agrario di vigne, boschi e pievi campestri che nel 2019 è valso alle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene il riconoscimento di Patrimonio Mondiale UNESCO.
È anche un territorio che si presta naturalmente al viaggio. Conegliano conserva il castello e soprattutto una delle istituzioni fondamentali della moderna viticoltura italiana, la Scuola Enologica fondata nel 1876; Valdobbiadene introduce invece alle colline più ripide e alla zona del Cartizze. Nel mezzo ci sono borghi, pievi, ville venete e una rete di strade secondarie che invita a lasciare l'auto per camminare o pedalare tra i vigneti.
Nel 1966 nacque qui anche la Strada del Prosecco, prima Strada del Vino riconosciuta in Italia.
La svolta del Prosecco ha radici precise: dagli studi del conte Balbi Valier nel 1868 alle intuizioni di Antonio Carpenè e Federico Martinotti (da cui nasce il celebre e omonimo “Metodo”) sulla rifermentazione in autoclave, fino al primo Consorzio di Tutela del 1962 e alla Doc del 1969. Nel 2009 è arrivata la riorganizzazione che ha ridefinito l'intera architettura produttiva:
Prosecco Doc: la macro-denominazione interregionale (con almeno l'85% di glera) copre nove province tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Nel 2025 ha toccato quota 667 milioni di bottiglie.
Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg: il vertice storico collinare conta oltre 220 cantine e ha chiuso il 2025 con circa 98 milioni di bottiglie. Qui la qualità si parcellizza nelle Rive, espressioni di singoli vigneti scoscesi, e nel pregiato pentagono del Cartizze.
Asolo Prosecco Superiore Docg: sul versante occidentale, il distretto tutelato dal Consorzio Vini Asolo Montello (nato nel 1985) si estende su 2.271 ettari e 18 comuni. Prima denominazione a credere nella tipologia Extra Brut nel mondo del Prosecco, ha compiuto un balzo produttivo esponenziale: da 1,2 milioni di bottiglie nel 2009 a 30,4 milioni nel 2025.
A Golosaria il Prosecco si potrà conoscere nelle postazioni di Agostinetto, e poi nello spazio “Radici d’Uva” dove sarà presente con banco d’assaggio il Consorzio Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco.
Villa Sandi, dalla villa palladiana alle colline di Valdobbiadene
Ai piedi del Montello, a Crocetta, Villa Sandi lega il nome della famiglia Moretti Polegato a una delle immagini più riconoscibili dell'enologia trevigiana. La sede è una scenografica villa di scuola palladiana sotto la quale si sviluppano antiche cantine sotterranee: un luogo che permette di leggere insieme architettura, storia agricola e produzione contemporanea.
I vigneti aziendali sono certificati Biodiversity Friend e il lavoro sulla sostenibilità comprende l'impiego di energie rinnovabili e una crescente attenzione alla gestione delle risorse idriche. La produzione consente di attraversare le diverse espressioni del territorio: dall'Asolo Prosecco Superiore Biodiversity al Valdobbiadene Prosecco Superiore “Rive di San Pietro di Barbozza”, fino al Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Brut “Rivetta 120” e al Valdobbiadene Superiore di Cartizze Brut “La Rivetta”. Un posto particolare nella nostra storia degli assaggi spetta al Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry, che abbiamo premiato Top Hundred fin dalla prima edizione nel 2002.
L'accoglienza è ormai parte integrante del progetto. La villa e le cantine sotterranee sono visitabili, mentre degustazioni e approfondimenti sono proposti nelle Botteghe del Vino di Crocetta del Montello e Valdobbiadene. A completare l'esperienza c'è Locanda Sandi, dove al vino si affiancano soggiorno e cucina veneta per un’esperienza a 360 gradi nella cultura gastronomica del territorio.
Andreola, il Prosecco delle Rive
Entrando nel cuore delle colline UNESCO si raggiunge Col San Martino, dove Andreola nasce nel 1984 per iniziativa di Nazzareno Pola. Oggi Stefano Pola conduce un'azienda con oltre 110 ettari di vigneti, distribuiti su alcuni dei versanti più rappresentativi del Valdobbiadene. Qui la parola che ricorre è “eroica”: non come semplice formula evocativa, ma come riferimento a una viticoltura praticata su pendenze che rendono indispensabile una forte componente di lavoro manuale. La scelta più interessante è quella di raccontare il Conegliano Valdobbiadene attraverso le sue differenze. Andreola propone infatti una ricca collezione di Rive, mettendo a confronto altitudine, esposizione e suoli di singole località. Ne fanno parte il Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Dry Rive di Soligo “Mas de Fer”, l'Extra Brut Rive di Col San Martino “26° I°”, il Brut Rive di Refrontolo “Col del Forno”, il Dry Rive di Rolle “Vigna Ochera”, l'Extra Brut Rive di Guia “Aldaina al Mas” e l'Extra Brut Rive di San Pietro di Barbozza “Marna del Bacio”. A questi si affiancano il Valdobbiadene Prosecco Superiore “Dirupo”, nelle versioni Brut ed Extra Dry, e il Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry.
Anche l'enoturismo è pensato per spiegare il territorio più che limitarsi alla mescita. L'Experience Room, collegata al wine shop Eroico Store, introduce attraverso una rappresentazione tridimensionale alle colline e ai loro terroir. Le esperienze attualmente proposte partono dal percorso Basic, con cinque vini, e arrivano alle visite in cantina e a formule che abbinano il vino alla cucina veneta. Dal 2023 il Wine Garden, serra polifunzionale destinata a incontri, eventi e degustazioni, aggiunge un ulteriore spazio all'accoglienza.
Antonio Facchin, dal Prosecco ai vini del Piave
Lasciando le colline più ripide e avvicinandosi al corso del Piave, il paesaggio si distende e cambia anche il racconto del vino. È qui che si inserisce Antonio Facchin e Figli, azienda le cui origini risalgono agli anni immediatamente successivi all'Unità d'Italia. La svolta avvenne negli anni Sessanta, con la specializzazione vitivinicola e le successive acquisizioni che hanno portato la proprietà a circa 70 ettari. Oggi è la quarta generazione a occuparsene: Angelo e Giuseppe, entrambi enologi, seguono vigneti e cantina, mentre la sorella Giusi cura la parte commerciale.
La glera occupa la maggior parte dei vigneti e trova espressione anche nel Treviso Prosecco Extra Brut; ma fermarsi alle bollicine significherebbe raccontare soltanto una parte dell'azienda. Qui sopravvive infatti un altro pezzo importante della viticoltura trevigiana, quello legato al Piave e ai suoi vitigni. Ne è esempio il Piave Doc Manzoni Bianco “Bianco 41” nostro Top Hundred nel 2023 con l’annata 2019. Accanto troviamo il Malanotte del Piave Docg “Unno”, ottenuto da uve raboso Piave selezionate, e il Veneto Rosso “Rosso 27”.
L'esperienza in azienda passa attraverso degustazioni guidate da concordare in anticipo, ma può continuare a tavola nell'agriturismo. Qui i vini incontrano una cucina dichiaratamente territoriale: tagliatelle al sugo di tacchinella, saccottini, musetto con il cren e formaio imbriago. Ed è una chiusura significativa per un viaggio dedicato al Prosecco, perché ricorda come il successo planetario di una bollicina non abbia cancellato le altre identità vitivinicole della provincia.
Conoscere il territorio significa allora andare oltre l'immagine immediata dell'aperitivo imparando a distinguere denominazioni, paesaggi e storie. È forse questa la chiave più interessante anche per l'enoturismo. Dietro una delle parole italiane del vino più conosciute al mondo c'è un territorio che merita di essere letto con maggiore lentezza. Solo allora il Prosecco smette di essere semplicemente una bollicina e torna a essere, prima di tutto, un vino con una geografia.
