Il lunedì dell'Angelo, in Italia, è un giorno di festa dedicato alla scampagnata, al picnic sull'erba e alle attività all'aperto

Mangiare all’aperto è un’usanza che si perde nella notte dei tempi. Invece è più facile risalire all’origine del curioso nome che sembra derivare da due termini del francese arcaico, non certo nobilitanti, ovvero “pique” (prendere, rubacchiare) e “nique” (cosa di poco conto).

La parola usata a partire dal Seicento si riferiva infatti a uno spuntino che non poteva considerarsi come pasto, che all’epoca era inteso in maniera molto più composita e strutturata. Il picnic nasceva quindi come una merenda fatta in comitiva dove ognuno portava qualcosa da consumare in breve tempo. In due secoli però cambiano le abitudini alimentari e nell’Ottocento con il termine picnic si intendeva un pasto allegro, a base di uova, verdure, salumi e formaggi, da consumare freddo accompagnato da bevande alcoliche. Il picnic si lega quindi allo svago, alla gita, a un clima rilassato e in certi casi favorevole agli approcci amorosi.

Negli anni però è cambiato l’approccio: oggi il picnic è diventato gourmet (addirittura chef, ristoranti e relais propongono la formula “picnic”!): il panino va bene ma deve essere curato, le torte salate vanno bene, ma se hanno quel “quid” in più, così il barbecue è sempre un must, ma solo se si seguono le regole del “griller gourmet”. Posate e bicchieri possibilmente in materiale ecologico, riciclabile e non di plastica “usa e getta”, anche l’occhio vuole la sua parte!

Nel vecchio cesto di vimini, quindi, piatti che ricercano il giusto equilibrio tra praticità e gusto: prevediamo sempre piatti freddi, una pasta o un’insalata di riso per non avere problemi di “temperature”; completiamo, se possibile, le preparazioni sul posto, acquistando in loco il pane fresco, le verdure, la frutta fresca, anche questo è un modo per scoprire il territorio che ci ospita.