Lo potrete incontrare come "carosello" nel barese. Nel tarantino sarà invece lo "scattune" per l’usanza dei contadini di spaccarlo sul ginocchio. Il marchio registrato e con cui è stato avviato l’iter per l’Igp è tuttavia meloncella di Lecce. È un melone coltivato da secoli in Puglia dai contadini, che può essere definito un mix fra melone e cetriolo: freschezza allo stato puro. Lo portavano in campagna perché grazie alla ricchezza di acqua nella sua polpa era dissetante e permetteva di saziarsi senza appesantirsi.

Il colore della buccia (quasi inconsistente) spazia dal verde chiaro striato alle tonalità più scure. Ha dimensioni ridotte, tra i 150 e i 250 grammi. La polpa è bianca, tendente al verdolino, anche perché deve essere raccolto e consumato ancora acerbo. Infatti contrariamente ad altri meloni non viene utilizzato come frutta, ma come ortaggio. Per questo sarà facile incontrarlo nei contorni oppure come insalata estiva a inizio pasto. Ma le doti della meloncella vanno ben oltre la tavola, come racconta Walter Ingrosso, presidente dell’Organizzazione Produttori San Rocco di Leverano (Le), che raccoglie oltre 200 produttori di meloncella, ma anche pomodori, zucchine, peperoni e meloni: “È fresco, dissetante, molto più digeribile perché a differenza dei cetrioli è privo di cucurbitacina, poco sodio, non ha grassi, e niente zuccheri. È ideale, insomma, per una dieta con pochi zuccheri”. Infatti può anche diventare il cuore di un pasto: “Provateli con pomodori, olio e friselle ed è già un’ottima cena, mentre gli chef ideano anche accostamenti più ambiziosi”. Uno su tutti? Coi gamberi crudi.