Viaggio nel dessert più amato d’Italia, tra purismo e varianti creative
Il 21 marzo non è solo l’equinozio di primavera: è il Tiramisù Day, celebrazione di un’icona della pasticceria che, nonostante la sua apparente semplicità, nasconde una storia fatta di segreti, rivendicazioni territoriali e una spruzzata di leggenda.
La diatriba storica vede contrapposte due regioni, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia, in una vera e propria "guerra del mascarpone". La versione più accreditata narra che il dolce sia nato negli anni '60 presso il ristorante Le Beccherie di Treviso. Si dice che la proprietaria, ispirata dalla colazione energetica che la suocera preparava durante l'allattamento (lo sbatudin a base di uovo sbattuto con zucchero) creò il dolce insieme allo chef Roberto "Loly" Linguanotto.
Tuttavia, il Friuli ha calato l'asso con documenti storici che attestano un "Tirime su" servito fin dagli anni '40 nel ristorante di Mario Cosolo a Pieris, e un omonimo dolce all’Albergo Roma di Tolmezzo negli anni '50.
Nel 2017, il Ministero delle Politiche Agricole ha persino inserito il tiramisù tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali friulani, scatenando non poche polemiche. Oltre ai documenti ufficiali, esistono leggende decisamente più piccanti.
Una delle più note vuole che il tiramisù sia nato nel XIX secolo in una casa di appuntamenti di Treviso. La maitresse lo avrebbe offerto ai clienti per ridare loro vigore dopo le fatiche amorose. Poco importa, perché è l’esecuzione della ricetta che non ammette scorciatoie, tanto da essere depositata dall’Accademia del Tiramisù: richiede solo savoiardi friabili, tuorli d'uovo freschi montati con lo zucchero, mascarpone cremoso, caffè della moka non zuccherato e una spolverata finale di cacao amaro.
Il segreto poi sta tutto nella bagnatura: i savoiardi vanno passati velocemente nel caffè affinché mantengano un'anima croccante al centro.
Puristi a parte, oggi il tiramisù è diventato una tela bianca per la creatività di chef e sperimentatori casalinghi. C’è chi preferisce la freschezza delle fragole e dei frutti di bosco, chi non rinuncia alla golosità del pistacchio e chi osa con il "Birramisù", dove le note tostate di una birra scura, di solito una stout, sostituiscono l'aroma del caffè. C'è persino chi lo serve "decomposto" in eleganti bicchieri per giocare con le consistenze tra creme e cialde croccanti. Eppure, che tu sia un sostenitore del savoiardo o del pavesino, o che tifi per le radici venete o quelle friulane, il 21 marzo c’è solo una regola: non lasciare assolutamente nulla nel piatto.
