A Barbaresco trova spazio un’opera d’arte che è come un pugno nello stomaco ma ha la capacità di celebrare il saper fare manuale (e denunciare la sua scomparsa)

Nella cantina Gaja a Barbaresco si trova un'opera d'arte che va ben oltre la semplice decorazione per farsi vera e propria dichiarazione d'intenti. Si tratta di un'opera definita "forte, quasi scomoda". Il suo titolo è già didascalia: "La crocifissione della manualità".
Realizzata da Gaetano Pesce — artista formatosi a Venezia e scomparso nel 2024 — l'installazione rappresenta una croce sulla quale sono state inchiodate molteplici mani. Il significato dell'opera è una profonda riflessione sul processo creativo e sul ruolo del corpo: il cervello elabora un'idea e la trasmette alle mani affinché la rendano visibile. Durante questo processo, però, la mano finisce per scoprire valori che la mente non aveva previsto. In quest'ottica, Pesce considerava il "deprezzamento della manualità" come un fattore molto grave in ogni settore del fare.

Un tema, quello della conservazione del saper fare e del mestiere del vignaiolo, che Angelo Gaja aveva già affrontato ad Expo2015 quand aveva portato proprio la potenza del saper fare come caratteristica unica della produzione enogastronomica italiana e come superamento del limite. A undici anni di distanza, questo tema è reso ancor più forte da una progressiva scomparsa della manualità, tanto da auspicare università dedicate per formare artigiani d'eccellenza in opposizione a una società che svaluta i percorsi tecnici. Una sensibilità tattile ed empirica che guida le scelte non codificabili in vigna, permettendo di scalare la complessa "piramide del vino". Infatti, una volta garantita la correttezza tecnica e valorizzata l'identità territoriale, è solo attraverso il lavoro manuale che si raggiungono quelle sfumature di eccellenza, impossibili da insegnare razionalmente. In fondo, nel concetto di terroir c'è anche questo: quel concentrato di sapere tecnico, contadino, che nessuna tecnologia potrebbe mai replicare.
 

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