Parla Antonella Manuli, titolare della Fattoria La Maliosa a Manciano (Gr),  pioniera della sostenibilità nel mondo del vino secondo il metodo Corino

“Tutta la mia azienda è fondata sulla sostenibilità”. A dirlo, sulle pagine della rivista mensile Il Bullone,  è Antonella Manuli, pioniera del vino naturale a Saturnia, in Maremma, con la sua Fattoria La Maliosa, 160 ettari di terreno coltivati secondo i dettami della viticoltura naturale. Anzi, ancora oltre, perché le sue viti sono allevate seguendo il metodo Corino, una serie di pratiche agronomiche messe a punto dall’enologo piemontese Lorenzo Corino.
lamaliosa-viti.jpgLorenzo Corino nelle vignePiù che di un metodo, si dovrebbe parlare di una vera e propria filosofia, focalizzata sulla vitalità del terreno e dell’ambiente: questo significa attuare scelte innovative in vigna, meno invasive possibili, dove si cerca di lasciare libera espressione alla vite che deve seguire i suoi ritmi – e le sue forme – naturali, senza “costrizioni”. Una scelta agronomica che, per Antonella prende avvio da lontano, ben prima dell’incontro con l’enologo. Sono gli anni Ottanta – epoca in cui il problema del surriscaldamento globale non era ancora sotto gli occhi di tutti con la sua portata devastante – quando negli Usa l’impatto delle attività umane sull’ambiente diventava già un argomento di dibattito. Questo dibattito, che in Italia si affermerà solo un decennio più tardi, lascia però il segno nel percorso professionale di Antonella che dopo queste lunghe esperienze internazionali e il lavoro di amministrazione nelle attività di famiglia decide di compiere un proprio, originale e rivoluzionario, percorso.
lamaliosa-viti2.jpgAntonella Manuli e le sue vigneIl progetto della Maliosa e il suo rapporto con la sostenibilità vanno però oltre – e di molto – le pure pratiche agronomiche e il conseguente risultato nel bicchiere. Lo spiega bene Antonella quando parla delle origini della sua azienda e di un punto di partenza che non è stato, infatti, l’amore per il vino (quello semmai è arrivato nel cammino) quanto piuttosto da una “passione per il luogo”: “Se vuoi lavorare in modo sostenibile - dice - devi produrre delle coltivazioni adatte all’ambiente in cui le produci. E questa è una scelta che devi fare a monte. La valorizzazione è una cosa importante, non lo stravolgimento”
lamaliosa-panorama.jpgLa distesa delle vigne de La MaliosaLa differenza del suo modo di fare impresa diventa quindi anche sperimentazione economica e sociale. “Le connessioni che si sono generate sono diventate molto più grandi dell’azienda in sé  - spiega Antonella - ad esempio con l’Università di Siena stiamo conducendo un progetto di misurazione dell’impatto sociale del ciclo di vita dei nostri prodotti. La Carbon Footprint di prodotto (LCA) è un concetto ben noto, ma l’effetto che questo ha sugli stakeholder - popolazione, clienti, istituzioni, territorio - rappresenta una vera e propria innovazione”

Infine, c’è l’ultimo fattore da considerare, nella storia imprenditoriale di Antonella Manuli, da tenere ancor più in considerazione in questi tempi di incognite e di attesa: il fattore imprevisto. In un’azienda agricola basata su un rapporto autentico con la terra il concetto del tempo cambia, basta una pioggia per scombinare i piani di lavoro. I ritmi non sono quelli dell’industria e della finanza e anche gli imprevisti acquistano un senso differente: “L’imprevisto è un’opportunità per fare qualcosa d’altro. è uno spazio vuoto da riempire che non capita sempre. Anzi, non capita quasi mai”.
L'imprevisto è bellezza sostenibile. 
lamaliosa-insegna.jpgNB: merita un cenno a sé il mezzo scelto da Antonella Manuli per rilasciare questa intervista ovvero il Bullone, il mensile realizzato dai B.Livers, ragazzi che sono passati attraverso il difficile percorso della malattia, studenti e volontari professionisti nel loro settore. Un bellissimo progetto di cooperazione a cui prendono parte un centinaio di giovani. 

P.s. Questa estate, ad agosto, sono stato tre giorni con Antonella e Lorenzo, a camminare le sue vigne per vedere da vicino questa filosofia. Cosa mi ha attratto? Sicuramente quel vino bianco (o meglio orange) ricco di uve procanico, che già qualche anno fa fu un Top dei Top di Golosaria; ma anche i suoi oli, tratti da diverse cultivar e poi i due vini rossi, figli di ciliegiolo e sangiovese (il Tarconte). Quando ho assaggiato questi prodotti ho sentito dentro un carattere, una storia diversa: dietro non poteva esserci una persona qualunque. E difatti Antonella è una persona speciale e solare, come lo è Lorenzo Corino, inascoltato enologo che esce da una grande scuola piemontese, quella del professor Luciano Usseglio Tommaset, direttore dell’Istituto sperimentale della vite e del vino di Asti. Quello che Antonella dice, l’imprevisto è bellezza  sostenibile, cade alla perfezione in questi giorni, dove si tocca con mano, nelle pieghe di giornate tutte uguali, proprio questa ricchezza. E Antonella in questi giorni sta vivendo il suo imprevisto che non le dispiace: anziché essere a Milano, dove abita abitualmente, è nella sua Toscana, in quella casa che guarda le Terme di Saturnia, tra i suoi vigneti liberi che stanno disegnando un racconto nuovo. (Paolo Massobrio)
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il vino Tarconte de la Maliosa
maliosa-uni.jpgLa Maliosa Uni