Cronache da una collina: l'incanto di un territorio scelto per amore
“Di dove sei?” sembra una domanda banale. È la risposta che risulta non facile.
Sono nata in Oltrepò Pavese. Ho vissuto vari anni a Torino. Ho poi scelto di vivere in Monferrato. Dal 2007 la mia casa in collina guarda un arco di Alpi che va dal Monte Rosa al mare, impiego venti minuti ad arrivare in Roero, poco più ad arrivare nella Langhe. Sono in mezzo al Patrimonio Unesco Langhe Roero Monferrato, ecco. Lo scrivo senza nascondere orgoglio per una mia scelta fatta prima del riconoscimento ai paesaggi vitivinicoli, ma noi, noi che conoscevamo già Langhe Roero e Monferrato, sapevamo che erano, come sono, un patrimonio.
La mia casa in Monferrato è molto silenziosa. Lì ho imparato che i galli cantano quando pare loro, non per obbligo all’alba, e che il bramito del cervo può far paura. A me ha fatto paura, la prima volta in cui l’ho sentito. Di tanto in tanto, un capriolo passeggia davanti a casa. Ricordo il giorno in cui i miei cani videro per la prima volta un capriolo passare; era anche per me la prima volta. I cani non abbaiarono: si limitarono a osservare chi, forse, per loro era un cane speciale, di dimensioni e foggia mai viste.
Intorno alla mia casa ogni anno, a settembre, si radunano le rondini per partire in migrazione. Anche quello fu, la prima volta, uno spavento. Arrivavano a frotte, si fermavano sui pali delle viti, sui fili della luce. “Gli uccelli” di Hitchcock, pensai con inquietudine. Poi le vidi partire, uno degli spettacoli più meravigliosi ai quali abbia assistito nella mia vita: una capo rondine a dare il via e tutte le altre dietro, fluttuanti, in spirale, assecondando le correnti, una nuvola viva, un vortice sempre più lontano, danzante, sino a diventare un punto e poi sparire in lontananza. Ogni anno accade e credo sia un grande dono che abbiano scelto proprio quel luogo, che non è il mio, ma il loro, in fondo. Io lo occupo temporaneamente: le rondini – mi auguro – continueranno sempre a partire da lì in autunno.
Cammino molto in Monferrato. Parlo con tutti. Ho conosciuto persone del posto e anche persone che, come me, hanno scelto quel posto, tante persone straniere. A qualche centinaio di metri dalla mia casa abita un botanico olandese, per esempio, che ha scelto la sua casa per studiare la biodiversità del Monferrato. Lo scorso anno a luglio ho conosciuto un Inglese e il suo cane, che è un cane potenzialmente da tartufi, ma non ha mai trovato un tartufo, perché “a Londra non siamo capaci di cercare i tartufi”, mi ha detto l’Inglese. Il cane da tartufi che non trova i tartufi passeggia spesso con il suo umano lungo i miei stessi sentieri e si capisce al primo sguardo che è felice, anzi, lo sono entrambi. Penso siano più felici di quando vivevano a Londra; infatti hanno scelto di vivere qui.
L’area dove abito io è chiamata la Valle dei Fossili, perché non è insolito trovare fossili marini e radure nel bosco che sembrano fatte di sabbia, ma è terra emersa dall’ultima glaciazione. Dalle mie finestre vedo il colle Don Bosco, che è la collina di fronte, e, dalla finestra opposta, il retro della basilica di Superga, un po’ più lontana. Poi ci sono i sapori. Vado pazza per la Finanziera, per esempio. Per le torte di nocciole, per il Bollito Misto, per il Fritto alla Piemontese, ché ogni volta devo spiegare quando ne parlo che non è fatto con i pesci.
Scrivo “il” Barbera, ma dico “la” Barbera, come si usa qui, quando sono con gli amici. Scrivo “il Freisa”, ma dico “la Freisa”, come si usa qui, quando sono con gli amici. È un errore consapevole, ma anche un codice, come ho imparato a dire “parlapà”, che significa “nemmeno a pensarci”, “fafiuché” per indicare qualcuno che prevede o promette cose che non avverranno (a fioca a fioca, nevica nevica e… non nevica mai), “bogianen” che letteralmente significa “non ti muovere” e popolarmente sta a indicare il carattere risoluto – anche un po’ cauto verso cambiamenti, va detto, cosa che è pregio e talora difetto – dei Piemontesi. L’espressione ha anche un’origine storica secondo tradizione che risale alla battaglia dell’Assietta del 1747, quando i soldati piemontesi si tennero saldi resistendo agli assalti degli avversari francesi perché Noiàutri i bogioma nen da sì, noi non ci spostiamo da qui.
Questo il mio Monferrato, un territorio scelto e che amo per l’accoglienza che mi ha donato, per la bellezza, la storia, i monumenti e l’autenticità.
