In Alta Langa, a Montelupo Albese, Wolfrest Gin

Distinguere l’orma di un lupo da quella di un cane sulla neve non è facile, ci vuole l’occhio di un esperto. Ma se si segue l’animale, si vedrà la differenza. Il cane sbanda, si attarda, come non avesse una meta. L’orma del lupo fila dritta, con una direzione costante senza sbandamenti o esitazioni.

I lupi si muovono da secoli per strade a noi invisibili, a colonizzare nuovi territori, a formare nuovi branchi. Il paesaggio di Montelupo Albese spazia dall’Alta Langa con i suoi noccioleti alla Langa del vino; il vento porta i profumi del mare, non fa mai troppo caldo e mai troppo freddo, in inverno nevica molto. Nella via che parte dai Monti Sibillini il nostro lupo, dopo 650 chilometri di strada, qui potrebbe riposarsi e sentirsi a casa.
Questo hanno pensato Valentina Barone e Giovanni Alessandria di Wolfrest Gin per creare nel 2017 il loro gin con botaniche 100% italiane. Volevano un gin versatile, perfetto per i cocktails, ma che si potesse anche bere liscio e soprattutto che avesse una storia.

Questa è una storia di odori di frutti, fiori ed erbe di un viaggio animale dall’Appennino fino alle Langhe, dove l’olfatto è il senso più acuto e ti indica vie che noi non possiamo neanche immaginare. Le botaniche sono 7: il ginepro dell’Appennino, il timo, l’alloro e il rosmarino selvatico, sentori di Mediterraneo coltivati in giardino, il fiore del sambuco pedemontano, l’arancia dolce di Pernambucco della Liguria e finalmente la nocciola… e siamo a Montelupo.
E' proprio la nocciola a dare la caratteristica saliente al gin, una particolare grassezza e rotondità che ben si sposa con la dolcezza dell’agrume. Valentina e Giovanni erano vicini di banco al liceo e si sono sposati. Sono vissuti un anno in Inghilterra e si sono appassionati al gin; lui è enologo, lei consulente di marketing orientata al mondo del cibo e del vino, nel loro progetto ci sono le competenze di entrambi ed il risultato è affascinante.

“Ancor prima di pensare a fare il gin, avevo pensato a come utilizzare in modo diverso il tartufo”- dice Giovanni. So che dal 2019 producono un secondo gin battezzato Alba Wolfrest, dove il tartufo bianco è la botanica dominante e sono curioso, ma pieno di pregiudizi. Forse non c’era bisogno di un altro prodotto “al tartufo”.
L’assaggio è spiazzante: ginepro alpino, nocciola, naturalmente tartufo bianco ma anche, non è suggestione, note selvatiche di pelo animale.
“Nel suo viaggio di odori il lupo non può non aver incontrato il tartufo”.
E' un liquore perfetto, non capisco come faccia il tartufo a non aver mai incontrato il gin.
“Ci vogliono 7 chili di tartufo bianco per 1.000 bottiglie da mezzo litro ed è tutto tartufo nostro”.
Bisogna essere un po’ pazzi, ma è una pazzia benefica. Lo bevo freddo, senza ghiaccio e sento il cuore selvaggio del nostro Piemonte. E' una libidine. Sorrido pensando al tartufo sui tajarin… roba da bambini.

WOLFREST GIN 

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