Come un territorio industriale si è trasformato in un'eccellenza enologica e turistica, celebrando la sua storia e biodiversità
Se negli anni del miracolo economico, seguiti alla fine della seconda guerra mondiale, dire Brescia (intesa sia come capoluogo sia come sua provincia) era dire tondino di ferro, oggi dire Brescia è ancora evocare la straordinaria capacità imprenditoriale che è caratteristica propria di questa terra, ma è soprattutto dire di come intelligenza e laboriosità di chi vive in questa provincia di Lombardia siano state capaci di valorizzare il suo patrimonio unico di storia, arte, bellezza, prodotti artigianali e della terra. Simbolo di questa autentica rivoluzione culturale, il vino. Meglio, il Franciacorta.
Franciacorta, si sa, è il nome di un territorio.
“Franzacurta” sarebbe legato a Curtes Francae, di cui si parla già in un primo documento del 1277, con le corti che vengono indicate come “franche”, ossia libere da tasse, perché i monaci cluniacensi e cistercensi che vi si erano insediati nell’XI secolo arrivando dalla Francia, avrebbero ottenuto l’esenzione dai dazi a fronte del lavoro di bonifica e coltivazione degli appezzamenti da loro svolto. Ma Franciacorta è anche il nome del vino, che di questo territorio ne è il simbolo.
Che il legame delle terre franciacortine con vite e vino sia secolare lo dicono sia gli scritti di metà ‘500 di Agostino Gallo che cita il vitigno autoctono “Albamatta” (oggi Erbamat) e di Girolamo Conforti che parla dei vini "mordaci" prodotti.
Sia, nel 1809, il fatto che il catasto napoleonico fotografi una realtà con oltre mille ettari di terreni specializzati nella produzione di vini e quasi altrettanti ettari di vigneti promiscui con altre colture.
Ma la storia contemporanea della Franciacorta, che ha cambiato il modo di guardare a tutto il Bresciano, ha il volto di quegli imprenditori che, dagli anni Sessanta, hanno investito sul vino.
È un’avventura che ha portato il Franciacorta prima al riconoscimento come Denominazione di Origine Controllata nel 1967.
E poi, nel 1995, all'assegnazione della DOCG.
Per il raggiungimento di questo secondo prestigioso traguardo, determinante il lavoro del Consorzio Franciacorta, nato nel 1990, dall'iniziativa di 29 produttori, determinati a garantire e controllare il rispetto della disciplina di produzione del Franciacorta.
Ha un significato particolare quindi che il Consorzio Franciacorta celebri nel 2025 l’anniversario dei suoi 35 anni di attività.
Con la conseguenza che ora un quinto della Franciacorta è coperta da vigneti (su una superficie totale di 20.370 ettari distribuiti su 19 comuni, la superficie vitata è pari a 3.634 ettari), con più della metà dei vigneti - il 56% per la precisione - che sono stati impiantati in un periodo di tempo che va tra i 15 e i 30 anni fa.
Ma allo stesso tempo, ha favorito la crescita di un tessuto di ospitalità, fatto di alberghi, ristoranti, wine bar, agriturismi, che ha fatto sì che il turismo, nel Bresciano, abbia avuto un trend di crescita costante, che ha visto le presenze salire dai 7,9 milioni del 2008 ai 10,3 milioni del 2023.
Ultimo, ma non ultimo, in 15 anni l’export di bottiglie nel mondo è più che raddoppiato, segnando +130% dal 2011 al 2024.
Con cultura del fare tutta lombarda, qui non ci si culla sugli allori.
“Lo sviluppo passa dalla ricerca - ha sottolineato Brescianini - e per questo i nostri investimenti vedono in corso 13 progetti con l'Università degli Studi di Milano che coinvolgono 91 vigneti, altri 4 con l'Università degli Studi di Verona su 24 vigneti. A questi si sommano i 3 progetti di ricerca avviati su 15 vigneti con Agrea Centro Studi, i due studi avviati con la Fondazione Edmund Mach e la collaborazione dell'Università di Brescia con il corso di laurea Sistemi agricoli sostenibili. Nell'ottobre 2024 è stato inaugurato anche il Laboratorio di Microvinificazione, dove viene svolta l'attività di microvinificazione e cantina sperimentale, replicando in piccola scala tutto il processo produttivo del vino, con l'arrivo di uva da vigneti sperimentali dell'areale DOCG, oggetto di ricerca”.
Se in molti casi, ora la guida delle aziende è nelle mani della seconda generazione, a dare continuità e ulteriore prospettiva di crescita, è la presenza nelle cantine di una terza generazione, che, ben consapevole del contesto attuale, si sta dimostrando capace e competente nell’affrontare le sfide a cui è chiamata.
“È in questa ottica di “anticipare” il futuro, il lavoro svolto con il cartografo Alessandro Masnaghetti - ha concluso Brescianini - che volendo individuare le 134 “unità geografiche”, mappando i 200 chilometri quadrati di Docg esistenti, vuole favorire un racconto diverso della Franciacorta, arginando il fenomeno di erosione della toponomastica, del paesaggio e della biodiversità” .
