La gastronomia Contini di Cremona è un’istituzione, non solo per la mostarda, ma per tutto quello che fanno. E quel salame crudo o quel cotechino vaniglia rimangono indimenticabili

Prendete l’auto, uscite a Cremona e andate in via Giuseppina 37, dove c’è la gastronomia Contini (tel. 0372432319). Fidatevi! Di cosa stiamo parlando? Ma della mostarda, ossia di un pezzo di storia della gastronomia italiana. Uno dei pochi alimenti ancora capaci di raccontare un gusto antico, quello fatto dei contrasti dolci e piccanti che tanto piacevano in età Rinascimentale. E se in Italia si possono trovare tanti esempi di mostarda, non c’è dubbio che il più famoso sia a Cremona, dove questa specialità è anche fissata da una denominazione comunale (De.Co.).

La mostarda, di cui le prime tracce scritte risalgono al XVII secolo, a base di frutta candita e senape, accompagna per tradizione la carne, altro punto d’eccellenza di Cremona. La famiglia Contini da oltre mezzo secolo (l’apertura risale al 1959) racconta queste due eccellenze e le altre specialità del territorio cremonese, incredibilmente buone.

Nel bancone di Amerigo, il capostipite, ci sono i tagli classici del celebre bollito cremonese, le tagliate, la carne battuta al coltello, il cotechino “vaniglia” nel classico budello a boccia (il più buono mai assaggiato). Ma la macelleria - e questo è un grande vanto di questa storia famigliare - è anche quella che sa rinnovarsi. Contini, dunque, grazie all’eclettico genero Andre James Amici, ha pensato alla “macelleria dinamica”. Di cosa si tratta? “Meat candle” ovvero carne di manzo cotta in estratto di cartilagine bovina e modellata in forme differenti; “Frozen meat” ovvero crudité di manzo, ricotta e sedano; “La bala” prontocuoci da materie prime cremonesi.

La gastronomia con le preparazioni pronte e le specialità in vasetto (tra cui la mostarda di Cremona De.Co.) è dunque la delizia di Alice, che nella linea che porta il suo nome ha incluso anche una giardiniera da sogno (con le verdure croccanti!), il peperone in un delicato agrodolce e il dado artigianale, senza additivi né conservanti (e solo questo, vi giuro, varrebbe il viaggio!) E poi ancora la teoria di piatti pronti, firmati sempre da Alice: le polpette con panatura senza glutine e il Babilonese, ovvero una libera interpretazione del kebab da gustare anche in loco come street food, l’altro approdo di una gastronomia storica.

Siete ancora lì?