A proposito di cinema: film da vedere o rivedere in tv

Don Lucio Guizzo, sacerdote della diocesi di Padova e insegnante di religione, ha curato per il nostro libro-agenda Adesso la rubrica "A proposito di cinema".
Seguendo i suoi suggerimenti si può scegliere con maggiore intelligenza e gustare di più ciò che si vede sullo schermo.

Vi indichiamo pertanto cinque film da vedere o rivedere approfittando di questo periodo in cui si deve restare in casa.
Buona visione!

L'oro di Napoli  

“Voi vedrete in questo film, luoghi e gente di Napoli. Infiniti sono gli aspetti splendidi e umili, tristi e gioiosi dei vicoli partenopei. Noi ne mostriamo solo una piccola parte, ma troverete ugualmente tracce di quell’amore di vita, di quella pazienza e di quella continua speranza che sono l’oro di Napoli”. La didascalia iniziale del film dichiara subito che cos’è questo oro, e lo sguardo su Napoli in cinque “storie” che il film racconta mantiene la promessa. Tratto dai racconti di Giuseppe Marotta, il film mette in scena la vita schietta dei vicoli attraverso i volti di Totò, Vittorio De Sica, Eduardo De Filippo, Paolo Stoppa, Sophia Loren e Silvana Mangano. L’edizione recente ce lo restituisce in una edizione restaurata ed integrata di un sesto episodio che la distribuzione aveva fatto togliere giudicandolo troppo “forte”: lo struggente funerale di un bambino dove la mestizia dei piccoli amici che seguono il feretro si muta sorprendentemente nella giocosità di una festa.
L’oro di Napoli (Italia), 1954, di Vittorio De Sica 

Un uomo per tutte le stagioni  

Un uomo per tutte le stagioni è un uomo vero, che nel mutare degli avvenimenti e della sorte, sta a testa alta, colmo di una letizia che nessuna avversità riesce a piegare. È un uomo che sembra sconfitto dalle circostanze e invece è più che vincitore in virtù di ciò che lo sostiene. Un uomo così non è forte della sua scaltrezza e della sua capacità, ma della forza e della libertà che solo la fede può dare. E infatti un uomo così è un santo. Il film racconta l’umile fierezza di Thomas More (1478-1535), umanista, giurista e cancelliere del re d’Inghilterra Enrico VIII. Rifiutandosi di avvallare il divorzio da Caterina d’Aragona e il nascente scisma anglicano venne condannato a morte e decapitato il 7 luglio 1535. Con un ritmo molto teatrale, debitore dal testo da cui è tratto, il film racconta con efficacia proprio questa invidiabile statura umana. Vinse ben 5 premi Oscar: miglior film, regia, sceneggiatura, fotografia e attore protagonista.
Un uomo per tutte le stagioni (Gb) 1966 di Fred Zinnemann

Un mercoledì da leoni

Matt, Jack e Leroy, tre amici californiani appassionati di surf si ritrovano ad affrontare la storica grande mareggiata da sud dell’estate del 1962. Ma la vita non si accontenta, cerca di più. Cerca l’onda sempre più grande, gigantesca, indimenticabile. “Il gran giorno, quello tanto atteso, capita sempre, prima o poi”. Il film fissa le mitiche mareggiate di quattro successive stagioni, da quella dell’estate del ‘62 a quella gigantesca della primavera del 1974. “Da dove verrà il vento? Dicono che sia il respiro di Dio. Chi dà veramente forma alle nuvole? Cos’è che causa questo grande turbamento di massa d’acqua? Dove ha origine?”. La bellezza delle mareggiate e l’emozione di poterle cavalcare nascondono domande ancora più gigantesche delle onde del Grande Mercoledì. È per cercare la risposta che dopo dodici anni i tre amici si ritrovano. Chi risponderà a quello che il cuore cerca?
Big Wednesday (Usa), 1978 di John Milius

The Blues Brothers  

“Siamo in missione per conto di Dio”: questa è l’inarrestabile forza di Jake ed Edwood, due furbi fratelli, vestiti di nero e con occhiali neri, che scorrazzano per le vie di Chicago a bordo della mitica “bluesmobile”, un’auto della polizia usata riciclata. Per racimolare 5.000 dollari ed evitare la chiusura dell’orfanotrofio in cui sono cresciuti vogliono rimettere insieme la loro blues band e in un crescendo irresistibile di situazioni comiche e demenziali, finiscono per trascinarsi alle calcagna tutta la polizia della città. Un film che è diventato leggendario per l’interpretazione di John Belushi e Dan Aykroyd e la colonna sonora con pezzi di Aretha Franklin, Ray Charles e Cab Calloway che interpretano se stessi, fino a quell’Everybody Need Somebody che scatena il pubblico a ballare ben oltre i confini del film. “Ricordatevi, /non importa chi siete, o cosa fate per vivere, crescere o sopravvivere, /ci sono delle cose che ci rendono uguali l’un l’altro: / tu, io, lui, loro – tutti, ragazzi, tutti! /Tutti abbiamo bisogno di qualcuno / Tutti abbiamo bisogno di qualcuno da amare”.
The Blues Brothers (id.) (USA), 1980 di John Landis 

Il signore degli anelli  

Quando Sir J.R.R. Tolkien, negli anni drammatici della Seconda Guerra Mondiale, inventò per i suoi figli la saga degli Hobbit nella Terra di Mezzo, diede forma sulla pagina scritta a un mondo che scatenò la fantasia dei lettori. Ci voleva tutta la genialità visiva del regista neozelandese Peter Jackson (e i progressi della tecnologia digitale) per dare corpo a ciò che il racconto faceva solo immaginare. Ne è nata una memorabile trilogia a cui la lunghezza non nuoce affatto (9h18’ nella versione normale; 11h20’ nella extended). È stata premiata con ben 17 oscar. Contro tutti i manicheismi a cui tanto cinema ci ha abituato, Tolkien mette in scena una storia in cui il confine tra il bene e il male, e la lotta tra di essi, passa dentro il cuore dell’uomo, di ogni uomo. Il Potere, presente fisicamente nell’anello che l’hobbit Frodo ha avuto in eredità, tenta anche lui che ha il compito di portarlo alla distruzione. Solo una grande “grazia” può permettere che non prevalga e che il male non abbia l’ultima parola. Il Signore degli Anelli: La compagnia dell’Anello (2001) – Le due torri (2002) – Il ritorno del re (2004) (Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring – The Two Towers – The Return of The King) (USA-NZ) di Peter Jackson