E una clamorosa situazione di accoglienza

Cento anni di storia e la quarta generazione in pista con i cugini Elena, Claudio e Alessandro, padre di Claudio (82 anni), che non si sottrae a consegnare direttamente il vino.
Elena e Claudio_3 copia.jpgElena e ClaudioSandro Farina_2 copia.jpgAlessandro FarinaSiamo in una delle aziende che hanno fatto la storia di questa enclave dell’Amarone di San Pietro in Cariano, che è Pedemonte, dove accanto ci sono aziende che portano il nome di Bolla, Speri, Tedeschi, Accordini.
Da 25 anni i due cugini hanno rivoluzionato l’azienda che si è sviluppata sulla storica villa del 1500. Ma qui è davvero curioso il mix fra arredamento moderno bilanciato alla parte più storica.
Le due anime, insomma, ci sono sempre: dall’ingresso elegante con lo show room che è anche sala da degustazione al cortile dove si affaccia la villa
struttura.jpgche ha una cantina antica e bellissima con le botti di legno ancora utilizzate (hanno 26 anni) per affinare l’Amarone.
botti.jpgMa se vai nella cantina più ampia, prima di vedere barrique e tonneaux, colpiscono le oltre 20 anfore Clayver di ceramica e gres e i moderni Tulip di cemento che fanno anche design.
Farina Wines Clayver_2 copia.jpganfore-bianche.jpgFarina Wines Bottaia cemento copia.jpgLa bottaia di cementoI loro vigneti si stendono in 10 ettari nella zona classica, cui si aggiungono 55 ettari da vigneti di storici vignaioli conferitori. L’allevamento è a pergola e le uve sono corvina, corvinone, rondinella e molinara (e un poco di oseleta).
Non si dichiarano bio – dice Elena – ma sostenibili sì: no diserbo chimico, e il metodo della confusione sessuale per contrastare gli insetti nocivi.
vigneto.jpgL’età media dei vigneti va dai 25 ai 40 anni, per cui sono già stati riconvertiti, se teniamo fede all’anno 1963 quando venne abolita la mezzadria. Affascinante è la sala di appassimento e la collaborazione con l’università di Verona (prof Ugliano) che ha fatto studi approfonditi sul valore del metro cubo d’aria, l’apporto di ossigeno nella fermentazione e lo studio di 7 affinamenti diverso. Con due obbiettivi: creare linee di Amarone con longevità diverse, ma soprattutto, nell’insieme, ridurre i solfiti aggiunti.
visita cantina.jpgIl prof. Maurizio Ugliano dell'Università di VeronaProducono 150.000 bottiglie di Amarone classico per un totale di 1.350.000 bottiglie.

Per gli appassionati di enoturismo ci sono due spazi: uno nel porticato dell’antica villa dove insegnano le ricette tipiche della Valpolicella
ricette.jpge l’altra è la sala tutta in vetro dove avvengono le degustazioni abbinate a specialità della Lessinia (soppresse e Monte Veronese) e talvolta anche a piatti.
bottiglie-degustazione.jpgristorante-nodo amore.jpgEd è lì che abbiamo assaggiato il Valpolicella classico superiore “Alessandro” 2021 che ha un colore consistente, evidenziando un rubino trasparente. Il naso è floreale e speziato fine. In bocca il tannico è perfettamente integrato, per un sorso elegante che segna la cifra di questa cantina.
valpolicella-alessandro.jpgLo vedremo con l’Amarone della Valpolicella classico “Famiglia Farina” 2020. Ha colore più consistente e immediate note fruttate; in bocca è pieno e pregnante, fresco, con quella speziatura che risalta anche in bocca, ficcante e piena di freschezza. Mi è piaciuto molto.
amarone 2020.jpgCerto che quando hanno servito l’Amarone Valpolicella classico riserva “Mezzadro alla Fontana” 2011, io ho sbottato dicendo: È l’Amarone!
Come una rarità, come se fosse tanto tempo che non assaggiavo un prodotto così iconico. Ha un colore porpora brillante che riflette la luce. Le speziature sono fini ed esaltano note di cacao e liquirizia. Poi con l’ossigenazione ottieni un effluvio fruttato. Qui l’eleganza del primo impatto scivola in quell’amaro elegante, con tannini completamente integrati, e poi quella nota fresca e netta alla fine. Non ha sapidità, ma tanta complessità.

Abbiamo assaggiato anche la riserva 2015, che è di un’annata importante, ma merita di stare ancora in bottiglia, per raggiungere il livello di quel 2011.
amarone valpolicella riserva 2011.jpgA casa mi sono portato il Recioto, perché a questo punto me lo voglio godere come merita (e ve lo racconterò, magari dopo aver cucinato la sbrisolona con la loro ricetta). Ma quando sono arrivato, che buono che è stato quel calice di Bianco. Si chiama Nodo d’Amore, Bianco delle TreVenezie. Frutto di uve garganega, chardonnay e sauvignon blanc affinato in legni. Anche qui finezza ed equilibrio, a indicare la strada dei vini di questa cantina che merita d’essere visitata.
Per prenotazioni 045 7701349, sarete seguiti dalla bravissima Elena.


sala degustazione.jpg

Azienda Vinicola Farina

Via Alberto Bolla, 11
Pedemonte (VR)
Tel. 045 7701349
hospitality@farinawines.com

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