Piculít neri, un vino gioiello amato da Veronelli e riscoperto all’Osteria della Buona Condotta

È bella la mostra inaugurata in questi giorni alla Triennale di Milano "Luigi Veronelli, camminare la terra". Aperta al pubblico fino al 22 febbraio, merita di essere visitata perché con foto, appunti, ritagli di giornale, video d'archivio, copie di libri, addirittura una ricostruzione della cantina di Gino con le diverse bottiglie di vino, descrive la vita del giornalista, editore e gastronomo Luigi Veronelli. Ma soprattutto consente l'incontro - ancora una volta, a chi lo ha conosciuto, per la prima volta, invece, ai tanti giovani che non hanno avuto modo di conoscerlo - con l'uomo che ha contribuito a dare dignità a un mondo, a quello che oggi si definisce popolo del gusto.

Rare le persone appassionate alla storia di altri, capaci di gioire del successo altrui. Era così Veronelli. Sono così Nicoletta e Matteo Scibilia, titolari di uno dei locali più affascinanti e pieni di charme d'Italia, l'Osteria della Buona Condotta a Ornago, coppia che, ogni volta - tornassi da loro anche tutti i giorni - non finisce mai di stupirti, con un prodotto nuovo, un piatto che attualizza una ricetta dimenticata, con un vino straordinario dimenticato, ignorato, o mai assaggiato da nessuno.

A farci pensare al destino comune di Veronelli e dei coniugi Scibilia, un vino. Di cui aveva scritto quasi trent'anni fa Gino. E riproposto a noi l'altro giorno da Nicoletta e Matteo, sebbene guide e critici non ne parlino. È il Piculít neri delle Venezie di Emilio Bulfon (tel. 0432950061) di Valeriano (Pn). Il Piculít neri è vitigno autoctono a bacca rossa riscoperto da non confondersi con il celebre Picolit dalla bacca bianca o col Picolit Rosso del Friuli. Il nome deriva dall’orotoponimo locale Picolit, che in lingua friulana significa "piccolo colle".

È uno dei formidabili autoctoni - ucelìn, forgiarìt, sciaglìn, cividìn, cjanòrie - riscoperti e salvati da Emilio Bulfon, per questo insignito nel 2010 dell'onorificenza di "Benemerito della vitivinicoltura italiana”, Gran Medaglia di Cangrande della Scala, in occasione della 43ª edizione di Vinitaly. Rosso rubino luminoso, al naso è un'esplosione di profumi, con note di frutta rossa, e in particolare ciliegia, more, lamponi, mentre al palato è caldo, di bella struttura, con sorso armonico e persistente. Un gran vino che rende orgogliosi della nostra terra!