Tra rigore parigino e convivialità sabauda: come il bistrot di via Carlo Ignazio Giulio reinventa i classici d’Oltralpe con estro italiano e una carta dei vini tutta da scoprire

Mai fidarsi dei preconcetti nonché dei pregiudizi, di valutazioni senza controprove men che meno quando vogliamo parlar di cibo e di ristoranti che di quello si nutrono. Proprio su quello, quando assieme a un caro amico sedevo a un tavolo di CouCou in via Carlo Ignazio Giulio 2/g a Torino, a due passi da quella piazza Emanuele Filiberto punto attrattivo della movida del quadrilatero cittadino. Dalla sua fresca apertura sentivo rincorrere le voci su questo bistrot, così pareva piacersi definire, in puro stile francese e alla curiosità montante si accompagnava in me una altrettanta scettica attesa e mi chiedevo che ci facesse un’enclave della già stralodata e anche un po’ snobbata (da me) cucina francese in un territorio che alle lontane parentele transalpine contrappone fieramente radici di una cucina più verace più contadina più ricca di ingredienti e di solarità mediterranea. Riflettevo a quel tavolo e man mano che procedevo nelle portate mi rimangiavo tutto, mi immergevo nello spirito di quel locale in cui benessere, qualità, raffinata ricerca di un giusto equilibrio tra due culture gastronomiche diverse, ma non opposte, trovava una sua identificazione netta, precisa e originale.

Indubbiamente l'ispirazione francese non solo è palpabile, è anzi netta, basti pensare alla scelta dei vini solo rigorosamente d'Oltralpe, ma i tre giovani soci sanno filtrare la loro ampia esperienza transalpina attraverso le loro radici italiche e il risultato finale risulta essere un interessantissimo tentativo di riproporci i classici francesi a tavola rivisti e reinterpretati con rigore sì, ma anche seguendo il loro estro e la loro inventiva.

In un locale informale, razionale e ridente aperto dalle 18 alle 24 o alle 1 sia per brevi drink, aperitivi, dopo cena o cene più meditate (questo sì alla bistrot parigina, moda che si sta diffondendo anche a Torino in modalità quasi patologica perché non sempre di qualità e prezzo adeguato) si sceglie tra i Petit Plats (es. filetti di acciughe del Cantabrico, olio al prezzemolo e beurre blanc; raviolo di barbabietola, tomino, limone fermentato e citronette; crostino con zuppa di cipolla fredda, parmigiano e cipolla bruciata etc.) tutti a 4 euro e accompagnabili con un drink, tra i loro curiosi e intriganti cocktail che vanno dagli 8 ai 12 euro.
coucou-cocktail.jpgSi passa ai loro Plats per una cena più tradizionale e impegnativa dove i piatti, pochi ma ben selezionati, dai 13 ai 20/22 euro (uno dei più cari il loro famoso Cordon Bleu). Purtroppo in lista non abbiamo trovato la loro altrettanto famosa Bouillabaisse. Peccato! Ritenteremo. Noi, per provare il più possibile abbiamo iniziato come Petit Plat con il crostino con zuppa di cipolla fredda accompagnato dal loro cocktail Mascotte (vermouth, bitter e sidro). Delizioso inizio.
crostini-zuppa cipolle.jpgAbbiamo continuato con i Plats, con la steak tartare de boeuf in mezza porzione – per alcuni piatti esiste questa possibilità – composta da battuta al coltello di manzo, tuorlo confit senape acciughe e capperi, indi le crevettes barbecue, cioè ditaloni rigati in bisque di gambero con la sua tartare, olio affumicato, cipolla bruciata, creme fraîche e crema di testa di gambero.
coucou-ditaloni.jpgA seguire cassoulet (salsiccia di suino alla brace, fagioli borlotti con cotenna e pancetta di maiale, alloro e insalata di cavolo viola acidulata)
cassoulet.jpge poi morue confit (merluzzo cotto in ridotto di pesce e senape di Digione e cime di rapa).
morue confit.jpgNon poteva mancare un assaggio della purée de pomme de terre a 6 euro e non abbiamo resistito alla tentazione del plat de fromage (3 assaggi a 10 euro) trascurando i dessert come il profiterol e la tarte au citron. I formaggi in degustazione erano un tomino caprino, un Comté e un bleu d'Auvergne. Ottima scelta.
formaggi.jpgNon mi soffermo sui singoli piatti. Tutti eccellenti, simpatici, armoniosi e appaganti. Aggiungo che grazie allo chef Luca assieme ai bravissimi Giovanni e Martina l'austera e un po’ gigioneggiante, sempre a mio giudizio, cucina francese ha fatto, qui, un corroborante bagno di umiltà attraendo più di prima. Non so se tutti saranno d'accordo ma, quella sera, io e il mio commensale eravamo unanimi a pensarlo. Finiamo parlando un po’ di vino dopo aver simpatizzato anche con la vasta e variata lista di cocktail per ogni uso.
Doveroso un plauso a Martina, la socia sommelier, che sa guidare con gentilezza, eleganza e professionalità alla scelta giusta. È lei la carta dei vini che non esiste perché serve direttamente dagli scaffali ed è quindi lei che, spiegandoti tutto con sapiente saggezza, porta ai giusti abbinamenti. Dalle sue parole emerge che le zone vinicole importanti della Francia sono tutte ben rappresentate e interpretate principalmente da piccoli produttori indipendenti con prezzi variabili, a seconda dell'importanza, dai 25 ai 120 euro. Scelta assolutamente comparabile con una carta vini d'impronta autoctona. Noi abbiamo bevuto un Pinot noir della Borgogna di Jean Vaudoise 2023 a 40 euro.

Ci congediamo rimarcando come in un ambiente giovanile, come vuole essere CouCou, l'atmosfera leggera, accogliente, divertente e conviviale, resa tale da un personale davvero cordiale, par trarre il meglio dalle due culture, la francese e l'italiana, in singolar tenzone. Vogliamo parlar francese in Italia? Con questo accento io ci sto. Lo voglio assaporare fino all'ultima sillaba.

Per i prezzi dicevo Petit Plats 4 euro, Plats 13/22, Cocktails 8/12, Analcolici 8/9, Dessert 6/8. Si può stare tranquillamente sui 30/40 euro+drink o sconfinare sui 50/60 non privandosi quasi di nulla.

CouCou

Via Carlo Ignazio Giulio, 2/G
Torino
tel. 01118837059

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