Nascetta, Timorasso e Baratuciat protagonisti della serata-degustazione condotta da Paolo Massobrio allo storico bar Gipsy's di Alessandria

La storia del vino da sempre si lega a doppio filo a quella della terra e della gente che ci vive. È una storia di coraggio, audacia, tenacia, una storia di scommesse perse e poi vinte, di tentativi, di fallimenti e, infine, successi. È anche una storia di riscoperte di ricchezze che il territorio sa offrire ed è proprio questo il caso dei tre vitigni autoctoni piemontesi rari che sono stati presi in esame da Paolo Massobrio giovedì 23 giugno allo storico Gipsy’s bar di Alessandria, durante l’evento inserito nel contesto dei festeggiamenti per il 30° compleanno di Papillon.
9vini.jpgTre vini autoctoni piemontesi, campioni di 3 cantine diverse e per ogni tipologia di vino, un abbinamento con un piatto tipico della zona di origine. Tre vitigni che danno vita ad altrettanti vini bianchi non molto conosciuti, ma non per questo di poco valore.
gipsy-tutti i vini.jpgCome il Nascetta (o Nas-cetta) discendente della Sciaretta, l’antico vino nel 1800 nell’Alta Langa e discendente dello Sciaros, che i fenici producevano fin dall’anno 1000 a.C.
Si tratta di una varietà di uva vitifera molto delicata e incostante e per questo abbandonata negli anni in favore di altri vitigni che nel territorio delle Langhe hanno fatto la fortuna dei produttori. La produzione riprese nel 1994 nel comune di Novello, grazie all’impegno della cantina di Elvio Cogno. Nel 2002 la Nascetta entrò a far parte della Doc Langhe e nel 2010 ottenne il riconoscimento della Doc Langhe Nas-cëtta del Comune di Novello.
paolo2.jpgE proprio della cantina Cogno è stato il primo assaggio con il Langhe Nascetta del Comune di Novello "Anas-cëtta" 2020, un giallo paglierino brillante con riflessi di oro antico. Al naso risulta fine con sentori erbacei e di frutta esotica. In bocca è equilibrato, minerale, con un’acidità felice e una sapidità che prolunga la persistenza.
È stato poi il turno del Langhe Nascetta 2020 di Ettore Germano, un calice di oro brillante che ci ha restituito sentori di frutta esotica e spezie. Al palato è piacevole il tannino e qui viene fuori l’anima barolista di questo produttore.
Ultimo assaggio di Nascetta per il Langhe NAS-CËTTA del comune di Novello Doc “Pasinot” 2020 della cantina Le Strette. Alla vista il colore è giallo scarico, naso di frutta e spezie che ricorda, per la sua albicocca, un Gavi e ha un sorso avvolgente e una mineralità che lo rende persistente. Anche questa azienda figura fra le prime che hanno creduto nel vitigno.
nascetta-3vini.jpgPer questi piatti era previsto l’abbinamento con la carne cruda all’albese, impreziosita dalla presenza del Pane di Nettuno di Eugenio Pol, Vulaiga.
carne-cruda.jpgÈ stata poi la volta del Timorasso, forse il vitigno più conosciuto dei 3 presi in esame. Parliamo di un autoctono alessandrino, coltivato in particolare nelle colline del Tortonese, ed è prioprio grazie a vignaioli di queste zone, come Walter Massa, che è tornato in auge, a partire dagli anni Ottanta. Attualmente questo vino si produce nel territorio delle valli del basso Piemonte.
paolo3.jpgIl primo esemplare presentato è stato il Derthona Timorasso "Ca' degli Olmi” 2020 di Luca Canevaro, dal colore giallo paglierino tendente all’oro, note floreali e di idrocarburi al naso (descrittore tipico di questa varietà) e poi vellutato al palato con una buona acidità e una piacevole chiusura sapida.
Il secondo calice è stato quello di una nostra recente scoperta: pochi vignaioli infatti hanno saputo dare un’interpretazione così positiva di questo vino come Battegazzorre col suo Derthona Timorasso “Maggiora" 2019, elegante e sapido, con un’acidità che prolunga la persistenza e una intrigante nota di nocciolo in bocca.
Terzo assaggio per il Derthona Timorasso 2020 della cantina La Colombera, colore giallo dorato intenso che ricorda l’olio, sentori di frutta esotica al naso e un piacevolissimo sorso filigranoso, minerale e tannico. Un vino decisamente elegante.
timorasso3vini.jpgStavolta il piatto in abbinamento era il Risotto al Montebore.
risotto.jpgUltima tranche di assaggi con la terza pepita che vignaioli lungimiranti e tenaci hanno saputo scoprire e valorizzare: parliamo del vitigno baratuciat, varietà originaria della Valsesia (come del resto anche la nascetta, trapiantato nel Monferrato agli inizi degli anni Novanta da Enrico Druetto). Un vino bianco che ha il pregio di non soffrire il passare del tempo, anzi, può essere affinato in bottiglia a lungo.
paolo1.jpgEd è proprio con il suo Preja 2019 che abbiamo inaugurato questa nuova tornata di assaggi: un vino realizzato con uve raccolte in 3 momenti diversi, in base al livello di maturazione. Al naso si sente la pesca melba e la confettura di pesca tipica del Monferrato. Fresco al palato con un finale minerale che lascia felici.
Il Balon 2020 dell’Agricola Sulin di Grazzano Badoglio è stato il secondo vino versato nei calici di tutti i presenti: un bel colore oro che preannuncia le note fruttate molto fini, seguite da cenni di idrocarburi e in bocca una mineralità che evolve col passare dei minuti. Un vino vivo che ci è piaciuto molto, a dimostrazione che questo vitigno assorbe in maniera straordinaria le caratteristiche di ogni terroir.
Infine il Barat di Iuli Cavimon, cantina nel cuore del Monferrato, in val Cerrina. Colore oro brillante e note speziate eleganti e foglie secche del tè. In bocca l’ingresso è morbido, l’acidità spiccata e chiude con una gradevole nota amarognola.
baratuciat-tre vini.jpgQuesti 3 assaggi si sposavano alla perfezione con il pollo alla Marengo preparato per gli ospiti, anche in questo caso arricchito dalla presenza del secondo pane di Vulaiga.
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