Il racconto della prima edizione di “Una cena fatta per bene” a Torino

Ci sono eventi che funzionano perché tutto è bello. E poi ci sono serate in cui, oltre alla bellezza, si percepisce chiaramente un senso. Il Bloom Gala è stato questo.

La prima edizione di “Una cena fatta per bene” ha portato a Torino una formula riuscita: alta cucina, attenzione al dettaglio e un obiettivo concreto, il sostegno alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro – Istituto di Candiolo IRCCS.
I 26.000 euro raccolti sono un risultato importante, ma soprattutto tangibile. Ed è proprio questa concretezza che ha dato valore a tutto il resto. L’atmosfera, costruita come un giardino primaverile, era curata ma mai eccessiva. Fiori, musica, luci: elementi che accompagnavano senza sovrastare. Si percepiva una regia chiara, capace di tenere insieme tutto senza forzature.
bloom-gala copia.jpgLa cucina ha seguito la stessa linea. Un percorso coerente, pensato per accompagnare la serata più che per imporsi. Gli antipasti sono stati all’altezza, molto eleganti e ben eseguiti, potevano forse osare qualcosa in più. La rana pescatrice invece era giocata sulla delicatezza, sulla pulizia, e proprio per questo risultava convincente. Il piatto più espressivo della cena sono stati i ravioli di capriolo: profondità, equilibrio, un piatto che rimane. Il salmerino mi-cuit in chiave carpione ha portato tecnica e memoria, mentre il dessert ha scelto una strada meno immediata: il rafano spinge, forse anche oltre per alcuni palati, ma è una scelta precisa, che dà identità.

Anche il percorso vini era ben costruito e coerente con il contesto. La bolla di Cocchi si conferma solida e riconoscibile, capace di distinguersi in un panorama, quello dell’Alta Langa, oggi ricco di proposte valide. L’Arneis di Damilano ha portato energia e immediatezza, con una bella espressione fruttata. Il Barolo, ancora giovane, lascia già intravedere una chiara vocazione alla longevità. Ma più dei singoli elementi, ciò che ha funzionato davvero è stato il loro dialogo. Cibo, vino, musica e allestimento non erano compartimenti separati, ma parti di un racconto unico, coerente. Nulla sembrava inserito per riempire uno spazio.
cover bloom gala copia.jpgViene naturale pensare a una frase di Don Luigi Giussani: “Dopo la musica e la poesia, la bellezza dell’uomo si esprime nel cibo e nel vino.”

Ecco, forse la poesia non era dichiarata, ma si percepiva nel modo in cui la serata è stata costruita. Bloom Gala dimostra come sia possibile unire qualità e responsabilità senza che una prevalga sull’altra. Non solo una cena ben fatta, ma un progetto capace di lasciare qualcosa – durante e dopo. Ed è probabilmente questo l’aspetto più riuscito.

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