Dopo Condividere, Cjasal e Caffè del Lupo, una proposta di cocktail e cibo nel segno del pairing

“Per quanto mi riguarda, vedo condivisione”. È stato questo uno dei passaggi principali del discorso di Joaquin Phoenix alla Notte degli Oscar, che ha spinto molti commentatori - a fronte anche di una vera e propria nouvelle vague del cinema mondiale - a parlare di un nuovo umanesimo. Un nuovo umanesimo che parte da un rapporto più vero con gli altri, quasi in contrapposizione al mondo social sempre più frazionato e di difficile interpretazione da un punto di vista sociologico. 

La cucina, anzi la tavola, rappresenta da sempre lo specchio della società e dei propri tempi. Ecco perché negli scorsi anni si sono registrati diversi esempi di social table, con alterne fortune, mentre in contemporanea il cibo sbarcava sui social occupando quasi tutti gli spazi disponibili, e in tv andava in scena la sfida come evoluzione della passione tra i fornelli. Ancor Dalla social table alle tapas condivise più interessante quello che accadeva nelle case private, dove - nonostante il discorso sulla cucina pervadesse i media - la cucina come luogo fisico andava scomparendo, quasi un ritorno al modello anni Settanta del cucinino che sostituiva i living assoluti protagonisti fin dagli anni Ottanta. A quest’ultima tendenza dobbiamo guardare per interpretare quanto sta accadendo sotto i nostri occhi con l’esplosione del delivery. I fornelli di casa stanno cedendo terreno a fronte delle dark kitchen, al punto che per molti commentatori questi laboratori di preparazione del cibo saranno una vera e propria colonna della sharing economy.   

Si cucina di meno, si ordina e si esce di più. Cambiano anche i luoghi deputati al cibo: non solo i ristoranti, ma anche i negozi, i locali multitasking, i supermercati. La vineria degli anni Novanta sta cedendo poco a poco terreno al cocktail bar: il bere miscelato liberato dai legami con il locale notturno sta diventando il bere sociale per eccellenza. Di fronte a un cocktail ci si diverte e si discute, mentre il vino diventa il bicchiere della riflessione, dell’abbinamento, di un’esperienza più meditata e mediata. 

La generazione X e quella Y condividono la stessa passione per i cocktail, hanno però voglia di un’esperienza di cucina importante e allo stesso tempo di condividere uno spazio comune, uno scambio di idee, la socialità.

Quella condivisione che è alla base del nuovo umanesimo che sta prendendo piede nel cinema mondiale. Interpretare queste nuove tendenze può diventare cruciale per il successo di un locale. 

Billis: la cucina gourmet si fa tapas

Ce ne siamo accorti nell’ultima visita all'Osteria Billis di Tortona (Viale Piave 5 - tel. 01311710587), che registra un deciso cambio di tendenza: qui la cucina gourmet smette di essere protagonista e si trasforma in tapas (un po’ finger food un po’ mezze porzioni) per mettersi al servizio del bere miscelato, del bere tout court e della socialità. il ristorante ha eliminato la distinzione di sala e menu. Massima libertà, sia nella scelta delle portate sia del bere. Anche il servizio si fa fluido, scompaiono le tovaglie e i classici tavoli, che lasciano spazio a tavoli bassi, sgabelli, tavole rotonde, panche. C’è una felice confusione che mette al centro la cucina, a patto che le portate esprimano condivisione. Sul tavolo può arrivare tutto insieme, seguendo solo la scansione freddo caldo, secondo un’impostazione propria di altre culture. 

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Una scelta intelligente di management ristorativo? Sì, può essere, dato che creando una lista unica tapas/ristorante si semplifica la cucina e si può sfruttare il locale in un tempo molto più lungo, dall’aperitivo al dopocena.
Un’evoluzione dei nostri gusti? Sicuramente, perché si eleva il cocktail, gli si dà importanza pari al vino e alla cucina che a sua volta smette di essere confinata al canonico momento ore 20/22.

billis4.jpgSi cambia modello sociale? Sì, da una parte. No, dall’altro. Perché in questo modello si recupera il significato vero del termine osteria che non è quello di un ristorante a prezzi più bassi e con meno servizi (anche perché così non è) quanto piuttosto un luogo fluido dove si entra per bere o per mangiare indifferentemente. Se poi è con la Corona, meglio ancora.