Presentato dalla Barone Pizzini Animante, dalla vendemmia 2018 primo Franciacorta con lo storico vitigno bresciano

Visionario. Con i piedi ben piantati nella vigna. Ma con lo sguardo che va sempre oltre. Silvano Brescianini, General Manager di Barone Pizzini, ha una caratteristica che è propria dei grandi. Vede quello che gli altri non vedono. E quando cuore e intelligenza gli suggeriscono che una strada va percorsa, si impegna come un leone, fino a che l’obiettivo non è raggiunto, arrivando spesso al suo traguardo, quando i più stanno ancora dicendo che è via che non porterà da nessuna parte, che sarà fatica sprecata, che è solo un bel sogno.
Il suo successo più clamoroso, in termini calcistici, equiparabile a un trionfo in Champions league, avere fatto di Barone Pizzini la prima cantina a produrre Franciacorta da agricoltura biologica, un primato ottenuto ben prima che biologico e sostenibilità diventassero percorsi riconosciuti da tutti come virtuosi, e anzi in epoca in cui chi si cimentava in quel cammino era quasi guardato con sospetto.
pizzini-bagnadore.jpgIn queste settimane, un nuovo primato, ottenuto raccogliendo i frutti dell’ultima sua intuizione, che l’ha visto proporsi come “avanguardista dell'Erbamat”. Un traguardo raggiunto dopo importanti investimenti, ispirati da costante ricerca, attenta osservazione e lungimiranza, sempre al fine di puntare a nuovi e più alti orizzonti qualitativi.
«Dobbiamo ringraziare il Centro vitivinicolo provinciale di Brescia – ha detto Silvano Brescianini introducendo questo ulteriore percorso – che negli anni ‘90 ha intrapreso lo studio delle varietà autoctone selezionando tra vecchie vigne a pergola e di fatto salvando dall’estinzione 18 cultivar, tutt’oggi allevate nel vigneto collezione alla Bornata».
pizzini-brescianini.jpgSilvano Brescianini, General Manager di Barone PizziniEra il1997 quando veniva pubblicato lo studio condotto dagli agronomi Pierluigi Villa, Ottorino Milesi e Attilio Scienza, dove le 18 varietà erano descritte sia con le informazioni ampelografche sia con le note enologiche. Oggi queste varietà sono diventate marginali sia per la difficoltà nella gestione sia per oggettivi minus qualitativi, fatta eccezione per l’Erbamat che, quando è utilizzato in uvaggi, dà un importante apporto di acidità e finezza.

Il progetto erbamat in Barone Pizzini ha preso avvio nel 2008 quando, con l’agronomo Pierluigi Donna dello Studio Sata, è iniziata la sperimentazione sull’antico vitigno autoctono già citato nel 1564 dal medico bresciano Agostino Gallo, nell'opera Le dieci giornate della vera agricoltura e piaceri della villa, e poi scomparso da tutte le mappe dei vigneti fino ai giorni nostri. Le prime sperimentazioni sono legate all’impianto di circa un ettaro di vigneto della celebre cantina franciacortina, coraggiosamente declassato dai registri della Docg per permettere la coltivazione dell’erbamat, vendemmiato per la prima volta nel 2012, degorgiato dopo 60 mesi sui lieviti, e al suo debutto con il nome emblematico di “Tesi 1” (al quale sono poi seguiti “Tesi 2” e “Tesi 3”), un VSQ Metodo Classico prodotto con un assemblaggio di erbamat (60%), pinot nero (20%) e chardonnay (20%).

In questi giorni il debutto di Animante, etichetta cult di Barone Pizzini, nella nuova versione con erbamat.
«Dopo oltre 10 anni di studi in campo, mesovinifcazioni, ma anche momenti difficili ed estremamente sfidanti, anche a causa della maturazione autunnale delle uve – ha affermato con giusto orgoglio Silvano Brescianini – possiamo presentare oggi il “nuovo” Animante con erbamat (oltre a chardonnay, pinot nero e pinot bianco), primo Franciacorta ad essere proposto agli appassionati e alla critica enologica. Questa primogenitura, insieme a quello di pionieri della viticoltura biologica in Franciacorta, testimonia una volta di più il coraggio e la volontà di sperimentare guardando con resilienza al futuro del territorio. Si tratta di un primo passo, infatti erbamat è un vitigno su cui c'è ancora molto da scoprire, ancora in corso la selezione clonata a cura dell’UNIMI».
pizzini-animante-sfondo.jpgLa bottiglia del vino "Animante" di Barone PizziniL’antico vitigno è stato inserito in Animante, perché questo vino rappresenta l’anima di Barone Pizzini racchiudendo in sé la natura viva di tutti i suoi vigneti e coronando il lungo e pionieristico percorso di rinnovamento in vigna e in cantina che ha sancito la primogenitura di Barone Pizzini nell’esperienza biologica in Franciacorta, e oggi si presenta in una nuova veste, con l'erbamat (3%) in compagnia dei consueti chardonnay (77%), pinot nero (17%) e pinot bianco (3%).

«L'Erbamat ci ha colpiti per una condizione di quadro acidico molto stabile oltre che per il basso contenuto zuccherino, caratteristiche che – la riflessione di Pierluigi Donna – se opportunamente studiate, potranno essere d'aiuto per i Franciacorta del futuro. Infatti l’altra caratteristica peculiare è la tardività, che favorisce complessità e aspetti aromatici e degustativi interessanti, ma soprattutto consente un grande adattamento al global warming».
pizzini-cracco.jpgCarlo Cracco che ha realizzato i piatti in abbinamento ai vini di Barone PizziniPer quanto ci riguarda, la degustazione fatta ai tavoli di Carlo Cracco, con l’abbinamento ai piatti del grande chef anche di altre eccellenze a firma Barone Pizzini (su tutti, Tesi Tre, Animante L.A. e Bagnadore 2011, un tris di Franciacorta a dir poco sontuoso, che dice di un percorso che oggi colloca la cantina franciacortina ai vertici internazionali), ci ha svelato un vino dal fascino stregante. Dal colore giallo paglierino brillante, luminoso, con perlage finissimo e continuo, al naso ha spettro aromatico ampio ed elegantissimo con note floreali, sentori di agrumi, albicocca, miele d’acacia e nocciole, mentre al palato è di eleganza spiazzante, per la superba armonia tra cremosità e freschezza, e per il suo sorso dinamico, reso invitante da suggestiva sapidità. È un Franciacorta che fa tesoro del passato, ma proietta in un futuro radioso il territorio franciacortino!

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