Qual è il motivo per cui sul mercato troviamo un gran numero di bicchieri diversi?

Una strategia per vendere di più? Un capriccio dei designer? Un lusso da dandy? Niente affatto. Il bicchiere è lo strumento con cui portiamo il vino alla bocca, ed è quindi lo strumento essenziale per degustare. Il bicchiere è l’oggetto indispensabile per apprezzare o meno un vino. Dal bicchiere dipende la possibilità di poterne ammirare il colore, percepirne i profumi, goderne le sfumature di gusto. E allora, poiché in questi anni si è scoperto che a seconda della forma del bicchiere, la degustazione di un vino viene penalizzata o valorizzata, ecco che anche artigiani e industria si sono messi al lavoro per offrire il bicchiere adeguato per ogni vino. Compatibilmente con i propri budget, sarà scelta sapiente procurarsi diverse tipologie di bicchieri.
La regola? A ogni vino il suo bicchiere.

Bicchieri panciuti

Sulla tavola sono i bicchieri che annunciano la bottiglia importante. Belli, grandi e panciuti, definiti Balloon, i bicchieri di grandi dimensioni sono i recipienti ideali per accogliere i vini rossi più blasonati e di lungo invecchiamento. Al di là dell’emozione che provoca l’ammirarli in tavola, sono la soluzione ideale per servire tipologie di vini quali i sommi rossi piemontesi da uve nebbiolo, ovvero Barolo e Barbaresco, ma anche Ghemme e Boca, toscani di rango come il Brunello di Montalcino o il Nobile di Montepulciano, l’intrigante umbro Sagrantino di Montefalco, il re dei vini veneti, ovvero l’Amarone, o il “barolo del Sud”, ossia l’Aglianico del Vulture. Unica eccezione, si possono utilizzare anche per qualche bianco importante, di grande “struttura”, invecchiato a lungo.
La parte superiore del bicchiere, ampia, consente a questi grandi vini di ricevere l’adeguata ossigenazione di cui hanno bisogno per poter esprimere tutta l’ampiezza del loro bouquet.
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Bicchieri slanciati di medie dimensioni

A ogni vino il suo bicchiere, la regola? Sì. E allora che bicchieri utilizzare per i vini bianchi giovani o di media struttura, e i rossi giovani, e di non lungo invecchiamento? L’ideale è ricorrere a calici di medie dimensioni e dallo stelo slanciato. Sono i bicchieri dentro cui versare vini come Pigato o Rossese di Dolceacqua, Erbaluce di Caluso o Dolcetto, Soave o Valpolicella, Tocai o Refosco, Pagadebit o Lambrusco, Vermentino o Rosso di Montalcino, Fiano o Gragnano, Inzolia o Nero d’Avola. Detto che per vini celebri come Barbera e Chianti, sono stati inventati bicchieri ad hoc, va segnalato che molti amanti delle bollicine, da tempo, preferiscono questi bicchieri alle tradizionali flute. È una scelta condivisibile, visto che la maggiore capienza di questi calici, offre a spumanti e champagne una chance migliore di esprimere le proprie caratteristiche organolettiche. Ci si gode meglio spuma e danza delle bollicine, e profumi e gusto non son mortificati dall’imboccatura stretta della flute.
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le coppe

Le coppe? Sono i bicchieri delle “feste”, ovvero i bicchieri in cui servire i vini bianchi o rossi dolci e aromatici, quali il Moscato d’Asti o l’Asti spumante, il Brachetto d’Acqui o la Malvasia di Casorzo. La coppa, contestata da alcuni degustatori, per la notevole dispersione di aromi che provoca, è invece apprezzabile per quanto concerne l’aspetto gustativo, in quanto la sensazione dolce che viene avvertita sulla punta della lingua viene attenuata dalla dispersione del vino che parte dai lati, dove si avverte di più acidità e sapidità. Spezziamo ancora una lancia per la romantica coppa, per il fatto che la potenza olfattiva di un vino aromatico si esprime comunque quando non si tratta di una degustazione, ma di bere il vino accompagnato a un cibo.
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le flûtes

Sono i bicchieri che si possono utilizzare per gli Champagne francesi, i Cava spagnoli, i Brut italiani. La loro forma, slanciata, consente un esame attento del perlage, mentre l’imboccatura, stretta, non facendo disperdere il bouquet, è ideale per un corretto esame olfattivo. Ultimamente, però, l’utilizzo della flûte è stato messo in discussione da chi sostiene che la complessità aromatica di questi prodotti (specie se di medio-lungo invecchiamento) richiederebbe bicchieri dall’imboccatura più ampia. Noi siamo di questa scuola di pensiero, ancor più se pensiamo all’aberrante utilizzo della flûte di piccole dimensioni legata – sic! – alla banale degustazione del “pinottino” al bar.
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Bicchiere grosso anche per il vino

Quando proprio non se ne può fare a meno, perché secondo uno schema inattuale il bicchiere bassotto piccolo è per il vino e quello grosso è per l’acqua, si scelga di mettere il vino nel bicchiere più grosso. Il vino ha bisogno di ossigenarsi, l’acqua no, ma anche la superficie del bicchiere, più ampia, favorisce una ricaduta sul palato più uniforme. Dunque: invertiamo le regole!

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