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Traversella una gita fuori porta al sapore di erbe

Domenico Arecco | 23-06-2017

La cucina del territorio con interpretazioni originali e convincenti, l'accoglienza premurosa, l'atmosfera rilassante e casalinga e la magnifica vista sulle valli circostanti fanno de Le Miniere una sosta da preferire

A Traversella, estremo lembo della Valchiusella, le miniere esistevano ed esistono ancora (oggi sono un museo da visitare). Nella valle l'economia locale aveva tratto sostentamento fino agli anni postbellici dall'estrazione del ferro principalmente contenuto nei minerali dei cosidetti “rosi”, come venivano chiamati i cunicoli in cui si ricercavano i blocchi di minerali. Oggi le miniere sono rimaste una memoria storica e una curiosità turistica ma l'albergo Ristorante Le Miniere (piazza Martiri 1944, 4 - tel. 0125 749005 /794006-749026) vuol mantenerne vivido il ricordo non solo col perpetuarsi del nome ma anche con una serie di affascinanti fotografie che tappezzano la sala principale del ristorante di cui abbiamo voluto immortalare qualche scampolo più significativo.

Il ristorante, grazioso e ordinato in uno stile rustico ed essenziale richiama le rassicuranti e familiari atmosfere dei locali di villeggiatura d’anta: e vivaddio rimane ancorato alla cultura di territorio, scrupolosa e intimamente convinta con una scelta delle materie prime, fiori ed erbe in primis, che qui sono rare e abbondanti, che rispettino le tradizioni in una ricerca armonica e rispettosa dell'equilibrio tra aromi e sapori.

Studiando e percorrendo il menu ti rendi immediatamente conto che la famiglia Arsini (due fratelli e due sorelle che dal bisnonno fondatore si alternano alla guida) esplorano la zona, traggono dal territorio quello che meglio esprime (una raccomandazione: non perdete il periodo dei funghi) e riportano in tavola con grande partecipazione e qualità i sapori autentici di quella terra.

Il locale consta di una sala per 70-80 coperti e un ascensore interno per accedere al piano inferiore con dehors. Eravamo già stati in passato e avendo pranzato contemporaneamente a un matrimonio, ci aveva colpito il fatto che la qualità del servizio e della cucina nella sala destinata ai commensali non ne avesse sofferto. Bene, non sempre avviene in locali anche più blasonati. Ma la nostra ultima esperienza è stata programmata per un venerdì qualsiasi a mezzogiorno con pochi tavoli occupati.

Ricco il menu con primi come la zuppa di cavolo o i ravioli al Castelmagno o le crespelle ai porcini, con secondi come le lumache, il maialino, lo stracotto, il capretto e altro ancora ma noi (la solita combriccola gaudente di me, moglie e amici di merende) ci siamo fatti tentare dal menu "Dal prato al piatto" in cui alcuni dei loro piatti più tipici si sposano con le erbe e i fiori delle valli locali.
Gli antipasti in sequela ci hanno offerto "Palloncino di trota su letto di vellutata al tarassaco con cialda croccante e spuma di primo sale della Valchiusella”, "Cocktail di asparagi selvatici e silene dioica con crema di baccalà schiumata alla liquirizia”, "Fiori di zucca dorati farciti con farinello buon enrico e romice”, "Ciuffotto con piattello, vedovina selvatica e lamio con fonduta alle tome di alpeggio”, "Flan di bistorta e piantaggine con vellutata all'aglio orsino”. Tutti ottimi con particolare menzione per i primi tre. E già da dire che un altro prodotto di queste valli è la trota, imperdibile.
Tra i primi la scelta non poteva che cadere sulla "Zuppa di aiucche (già ci siamo soffermati su questa particolarissima verdura autoctona del Canavese) primula e alchemilla della tradizione gratinata al forno".
Tra i due secondi previsti abbiamo assaggiato sia la polenta concia di mais rosso e grano saraceno alle dieci erbe con capriolo in civet al nebbiolo di Carema (piatto interessante ma il capriolo era tenace e duretto) sia l'Abbraccio di trota di Traversella con barba di frate e silene bubbolina posto su una crema di gazpacho andaluso (ottimo: armonico, morbido e saporito).
Il dessert finale prevedeva una crème brulée ai fiori di lavanda. Il menu completo costa 36 euro che può scendere a 32 o 30 escludendo o il primo o il secondo.
Nei nostri assaggi anche i primi funghi della stagione: tagliatelle con le spugnole e funghi porcini fritti (già appetitosi e stimolanti per future abbufate).

Nella lista dei vini che offre ampia scelta a prezzi modici abbiamo fermato il nostro intersse sui vini del Canavese e abbiamo bevuto l'Erbaluce brut San Giorgio di Cieck e un Carema dei Produttori rispettivamente a 20 e 16 euro. L'esperienza in complesso è stata buona.

La cucina di territorio con interpretazioni originali e convincenti è decisamente di qualità, l'accoglienza risulta gentile e premurosa, l'atmosfera casalinga e rilassante. Un locale di cui non si può che parlare bene e consigliare anche per la magnifica veduta sulle valli circostanti e per la gradevole temperatura che nelle giornate di piena estate offre.

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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