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La Bursch e il tartufo

Arnaldo Cartotto | 05-10-2019

Venerdì 8 novembre in Alta Valle Cervo il primo evento della Fiera del Tartufo d'Alba al di fuori dei confini di Langhe, Roero e Monferrato

No, non hanno trovato in Alta Valle Cervo, in provincia di Biella, il prezioso Tuber magnatum Pico che, a dispetto del nome è un fungo ipogeo e non un tubero. Ma il tartufo è stato il protagonista a La Bursch la sera del 28 settembre scorso quando Liliana Allena – Presidente dell’Ente Fiera Internazionale Tartufo Bianco d’Alba, accompagnata da Stefano Mosca, Direttore dell’Ente nonché “ambasciatore” biellese in terra di Langa e da Giulio Bava, Presidente del Consorzio Alta Langa – ha presentato alla stampa locale l’89esima Fiera del Tartufo d’Alba, in particolare l’evento dell’8 novembre a La Bursch, la casa avita di Barbara Varese, imprenditrice milanese. Si tratta di un format, che si sperimenterà proprio nel Biellese, che si va ad affiancare alle numerose iniziative svolte nel Basso Piemonte. La novità consiste nel realizzare per la prima volta un evento della Fiera del Tartufo fuori dai confini di Langhe, Roero e Monferrato: la scelta è caduta sulla Valle del Cervo e in particolare sulla frazione Oretto di Campiglia Cervo, dove si trova La Bursch (www.labursch.com).
È questa una dimora del XVII secolo, sapientemente ristrutturata con l’utilizzo di materiali e maestranze del territorio, recentemente trasformata in un albergo diffuso con circa 40 posti letto e il servizio di ristorazione. È lì che venerdì 8 novembre Martino Ruggieri – head chef del ristorante “Pavillon Ledoyen” tre stelle Michelin di Parigi – cucinerà, insieme allo chef stellato Eugenio Boer del ristorante milanese “Bu:R”, un menu a base di tartufo accompagnato dai vini del Consorzio Alta Langa; il tutto in una dimensione intima e domestica offrendo agli ospiti un fine settimana nel quale vivere in modo inconsueto un’esperienza unica con cena, pernottamento e colazione insieme a due grandi chef. La scelta dell’Alta Valle Cervo non può che fare piacere ai Biellesi ma anche a chi, al di là del tartufo, potrà scoprire un angolo incredibile del nostro Piemonte nel quale venire, oppure ritornare. L’evento non è solo importante in sé, ma anche perché potrebbe essere il primo di una serie di iniziative di collaborazione tra i due territori.
Protagoniste sono Liliana e Barbara, due donne coraggiose, visionarie e non biellesi che vedono cose che forse i locali non vedono o non vedono più: un territorio incontaminato, però bisognoso di servizi, soprattutto di trasporti e di infrastrutture; una realtà da scoprire e poi da raccontare; un luogo in cui riappropriarsi del proprio tempo. È curioso come nelle parole di Barbara Varese ricorra spesso una parola, a noi cara e che troviamo spesso negli articoli, oltre che nella testata di questo giornale: il gusto. Dice Barbara che “godere di una passeggiata nel bosco, sentirne i profumi, conoscere le piante, oppure assaggiare un frutto appena raccolto o fare una marmellata le fa ricordare il gusto del buono e del bello di quando faceva queste cose con la nonna” e che ciò che sta realizzando risponde all’esigenza di “trasmettere tutto questo alle figlie e alle persone che hanno perso e vogliono tornare a provare il gusto delle cose semplici. Quello che lei non dice è invece che ciò che sta facendo contribuisce a diffondere ottimismo in una realtà di montagna dove i giovani stanno facendo proprio il gusto della sfida e dove si stanno concretizzando piccoli investimenti e stanno nascendo piccole imprese nella filiera del gusto locale, che va dall’azienda agricola al B&B, dal caseificio all’agriturismo dove si recuperano le antiche ricette della Valle e si valorizzano i prodotti del territorio. Siamo sulla strada giusta sul percorso per raggiungere le 3A: Apertura, siamo a buon punto; Attrazione, sta iniziando; Accoglienza, ecco, qui abbiamo ancora molto da fare. È la nostra vera sfida per il futuro.

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