La Notizia

Come previsto ieri dall’articolo di Paolo Massobrio, prosegue la scia di commenti sulle dichiarazioni dell’immunologa Antonella Viola circa la nocività dell’alcol, che non solo hanno scatenato la reazione dei produttori - come comprensibilmente ci si poteva aspettare - ma anche degli scienziati stessi. Su Avvenire Umberto Folena riprende i titoli spesso contrastanti dei giornali, che a tratti salvano e a tratti stigmatizzano il consumo di alcolici senza esclusione di colpi, ma sono tanti i rappresentanti del mondo scientifico che criticano la posizione della Viola, a partire dai ricercatori Giovanni De Gaetano e Fulvio Ursini, che su Avvenire dimostrano come posizioni così proibizioniste finirebbero per privarci del meccanismo protettivo assicurato dal vino nei confronti di cuore e arterie, mentre sul Corriere della Sera anche l’oncologo Giuseppe Curigliano sposta l’attenzione più sulla preoccupante interazione tra alcol e fumo, sdoganando di fatto un consumo moderato di alcol. Intanto, sui giornali sono diverse le riflessioni a margine della questione: Gustavo Bialetti su La Verità commenta alcune immagini in cui la Viola appare intenta a bere alcolici e scrive: “Se sei semplicemente Antonella Viola ti è concesso di sbagliare ed essere incoerente. Se invece ti presenti come la Scienza, no. La Scienza non si discute. Ma non ha neanche comportamenti discutibili”, mentre delle ricadute di un eccesso di privazioni parla Mattia Feltri, che confessa di essere amante di pasta, pizza e pane e tutte (tante) di quelle cose che potenzialmente fanno molto male. “Mi sto sforzando tantissimo - scrive - Miglioro. Sono più virtuoso ogni anno che passa. Ma non so se farò in tempo a diventare perfetto se mi suicido prima”. @ Nel tam-tam di dichiarazioni e commenti sulla nocività dell'alcol torna ad inserirsi poi la nuova stretta sui consumi imposta da Bruxelles e Dublino dopo il via libera alle etichette con gli alert sanitari. In questo senso, un invitoad affinare la pratica del bere bene arriva da Stefano Allevi, che nel suo editoriale sul Corriere della Sera scrive: “Possiamo imparare a bere meno e meglio. Ma non sarà il terrorismo psicologico un po’ infantile di una stupida etichetta a migliorarci. Semmai un raffinamento progressivo del gusto: che si impara con la pratica, con l’educazione guidata, non con i divieti”. @ Di “puritanesimo” si parla infine su La Verità, dove Francesco Borgonovo defisce quella no-alcol “Una tendenza, accelerata dal Covid, che vuole le élite intente a renderci più performanti, a costo di mettere il becco nelle nostre abitudini private. Un finto ascetismo che convive con l’edonismo sfrenato”.

Crisi dei bar, allarme siccità e la campagna per l'adozione di una barbatella

Un bar su due non campa più di 5 anni. A dirlo i dati diffusi ieri da Fipe secondo cui, dalla flat tax all’innalzamento del tetto al contante, sono diversi gli elementi che hanno concorso a mettere in crisi i bar che ogni mese registrano circa 10 mila chiusure dovute alle difficoltà di far quadrare i conti. E anche i negozi o spariscono (-15 mila dal 2012) o vengono rilevati dagli stranieri. (Libero) @ Se il Garda non si alza entro la metà di aprile, l’estate 2023 sarà ancora più complicata. Ad affermarlo, nel corso dell’assemblea generale che si è tenuta sabato scorso, è stato il vicepresidente della Comunità del Garda, Filippo Gavazzoni. “Nel 2022 - spiega - le piogge sono state il 30&% in meno delle quote normali e nel Nord Italia il deficit idrico è stato del 40%. (…) La temperatura dell’acqua del lago continua a crescere sui massimi fondali, dove invece di restare a +7,5° registra annualmente un costante aumento di 0,0034°”. Il timore è che se i livelli del bacino non dovessero alzarsi, nell’estate 2023 si potrebbero avere problemi ben più seri di quelli riscontrati nel 2022. @ Iniziativa originale, quella del gruppo Rabezzana che per la realizzazione e messa in opera di un vigneto 4.0, digitalizzato e sostenibile, su CrowdFundMe ha lanciato il progetto  “Adozione delle barbatelle”: fra i terreni di proprietà della famiglia Rabezzana, in Monferrato, c’è
un terreno attualmente non coltivato dove poter impiantare un nuovo vigneto di Ruchè biologico. Gli investitori potranno adottare una barbatella, seguire le varie fasi della coltivazione ed essere aggiornati mensilmente sulla crescita. Chiunque aderirà al progetto otterrà il certificato di adozione, la posa della targhetta con il proprio nome sul filare e la ricezione gratuita, per 5 anni, di un numero di bottiglie per un valore pari al 20% dell’investimento. @ Su ilGusto.it questa settimana Paolo Massobrio racconta i vini della Cantina di Terlano, il regno dei bianchi invecchiati che in Alto Adige coltiva i vigneti fra i 250 e i 900 metri di altitudine.

 

Il pensiero

Quello di oggi è affidato a Camillo Langone, che su Il Foglio dedica la sua Preghiera alla ristorazione italiana “nemica dei territori e della lingua”. “Servono acqua delle multinazionali - scrive - e intanto arriva la notizia della crisi delle acque minerali del Vulture, e di licenziamenti in famiglie che conosco. Poi la parola ‘crumble’ nella descrizione di quasi tutti i piatti. Non sono un piccione, non amo le briciole. In inglese men che meno”. L’articolo completo a questo link.

L'assaggio

Al ristorante Duma C’Anduma (castello Faà Di Bruno, via XX Settembre • tel. 340 5666480) di Solero (AL). E’ una delle soste che consigliamo sulla rotta di Alessandria, una trattoria di lusso che affianca una competente selezione di vini a un menu tradizionale con alcune innovazioni. Tra i piatti da non perdere ecco la buona insalata russa; il vitello tonnato e l’uovo morbido con patate, guanciale e Barbera; quindi i plin di animella con piccola finanziera; i tagliolini cacio e pepe o il petto d’anatra in salsa Perigord tra i secondi. Su ilGolosario.it l’approfondimento di Paolo Massobrio.

Il vino

E’ il Terlaner 2021 della Cantina di Terlano (BZ). E’ uno dei vini raccontati da Paolo Massobrio su ilGusto.it, una cuvée di pinot bianco (60%), chardonnay (30%) e sauvignon dove il 20% si affina in legno grande per terminare l’affinamento nel cemento. Nel bicchiere ha colore che tende all’oro ed è brillante. Al naso è fine, polveroso, ficcante, con una bella frutta bianca distesa. Se ne apprezza l’eleganza e in bocca mostra un’acidità spiccata e una salinità molto espressiva.

Il vino

E’ il Piemonte Freisa 2019 prodotto da Stefano Gozzellino, vignaiolo in Costigliole d’Asti (AT). Un vino che conferma la grandezza di questi vitigno nel Monferrato. Ha colore rubino impenetrabile: al naso mostra una profondità di frutti di bosco e di bosco: molto intenso anche quando vira verso la confettura. In bocca e’ grandissimo: equilibrato ma tannico, minerale e pulito. Affascinante!