Dal reportage di viaggio di Luigi Galluppi che ha visitato i produttori citati sul Golosario

Caro Paolo,
sono di ritorno dal mio secondo viaggio nelle zone del Maceratese colpite dal terremoto. Avevo promesso a Lina – la titolare con il marito Fabio dell’Albero del Pane di Visso – che sarei tornato a vedere la nuova sede – prefabbricata – che a gennaio avevano appena iniziato a costruire, e così è stato. Potrei farti un racconto di questa "due giorni" (2 e 3 maggio) tra Visso, San Ginesio e Fiastra, ma, conoscendomi, riempirei troppe pagine.
Vado quindi sul sintetico, dandoti soprattutto le informazioni che mi avevi chiesto in merito ad alcuni dei produttori de ilGolosario che saranno beneficiari di quanto raccolto con le Cene In Compagnia 2017.

Innanzitutto l’Albero del Pane ha riaperto, ad aprile, nella nuova sede prefabbricata, là dove a gennaio vi erano solo una base di cemento e qualche palo d’acciaio. Ora è un accogliente locale, all’ingresso del paese, a due passi dalla Pasticceria Vissana. Fabio ci ha fatto vedere sia il negozio che il laboratorio. Mentre infornava alcuni filoni di pane abbiamo fatto due chiacchiere. L’ho visto stanco (anche Lina mi è sembrata provata) ma soprattutto sfiduciato. Secondo lui il paese non tornerà più in vita. Dovrà essere praticamente quasi tutto demolito, e ancora non hanno iniziato a fare nulla, e difficilmente si potrà riscostruire. Mi accennava poi che in generale stanno prendendo il sopravvento la sfiducia e la rassegnazione, anche tra i giovani che ormai non vengono neanche più a Visso da dove alloggiano. Hanno dovuto tutti lasciare gli alberghi sulla costa e ora ognuno si è dovuto arrangiare a trovare una sistemazione, chi da parenti, chi in container o roulotte che ha dovuto acquistare o noleggiare a proprie spese. D’altra parte che senso ha arrivare in un luogo dove sulla strada e sulla piccola piazza si affacciano: la Pasticceria Vissana, l’Albero del pane, un negozio di alimentari, lo sportello di una banca, non c’è altro e non puoi andare da nessuna parte?





Questa situazione di stallo e di abbandono mi è stata ahimè confermata anche dagli altri produttori incontrati. Così come tutti mi hanno invece più volte sottolineato la concreta solidarietà di cui sono stati oggetto da parte sia di Associazioni (come il Club di Papillon) ma anche di tanti cittadini comuni che hanno acquistato i prodotti e inviato somme di danaro.

Prima di ripartire sono riuscito a contattare telefonicamente il signor Antonio del Salumificio Cappa. E’ stata una lunga e commovente telefonata. Si trovava a Macerata per il disbrigo di alcune pratiche e quindi neanche stavolta ho potuto incontrarlo né acquistare i suoi salumi. Il negozio, nella frazione di Villa Sant’Antonio davanti a quel che resta della Chiesa di Sant’Antonio Abate (eretta nel 1346), per me luogo simbolo di questo terremoto e degli incontri fantastici che ho avuto con i produttori che sono andato a conoscere, è inagibile. Lui vende i suoi prodotti su un furgone che parcheggia davanti al negozio. Il laboratorio (proprio dietro alla Chiesa distrutta) è invece ancora agibile e quindi ha continuato a produrre. Era orgoglioso di dirmi che lui ti ha conosciuto tanti anni fa e che è stato “uno dei primi” a essere da te segnalato. Mentre me lo diceva era davvero commosso! Con un po’ di amarezza anche lui mi raccontava le difficoltà burocratiche per le quali non è ancora riuscito a poter nemmeno avviare la costruzione di un punto vendita seppur prefabbricato. Vive ora in un caravan che ha potuto da poco acquistare. “Mi ha aiutato la gente!” continuava a ripetermi.

 

 

Un altro produttore, il Salumificio Pettacci ha chiuso punto vendita e laboratorio ma ha potuto continuare la produzione ospite di un salumificio di Muccia. I suoi prodotti vengono venduti con il furgone parcheggiato a Visso, nella piazzetta (che però era chiuso!).



Mi sono poi informato per raggiungere Castelsantangelo sul Nera: la strada è bloccata e si può accedervi facendosi rilasciare un apposito pass dalle forze dell’Ordine. Ma quando ho detto a Lina che volevo andare alla Norcineria Altonera mi ha detto che non c’è più niente, che è andato a produrre a Osimo.

Ci siamo quindi spostati a San Ginesio. Qui ho incontrato il salumificio Re Norcino. Stefania, moglie di uno dei fratelli Vitali titolari dell’azienda, ci ha condotto, gentilissima, a visitare tutte le stanze di lavorazione, produzione e stagionatura dei loro salumi. Sono un bellissimo esempio di piccola impresa familiare che ha saputo rischiare e che ora, piano piano, sta riscuotendo grande apprezzamento. Fanno salami, prosciutti, ciauscolo, lonza e lonzino, lardo ed ora anche culatello. Vendono poi anche la carne fresca (solo e rigorosamente maiale!) del loro allevamento (circa 6.000 capi). Si trovano tagli di carne e preparazioni che, almeno qui al nord, non si trovano assolutamente (dalla cervella, alla rete): insomma il loro negozio è l’inferno dei vegetariani, il paradiso dei buongustai!

 



Hanno avuto danni all’abitazione (hanno vissuto per un po’ in un container) e danni meno gravi nell’area di produzione cosicché hanno potuto proseguire l’attività. Hanno insistito perché portassi a te e a tutti gli amici del Club i loro saluti e i loro ringraziamenti per la concreta vicinanza dimostrata.

Chiudo questo resoconto con un’osservazione personale. Al di là di quello che deve e può fare lo Stato, ciascuno di noi può far molto per evitare che storie, tradizioni, culture, produzioni scompaiano. Continuiamo la raccolta delle Cene in ComPagnia, acquistiamo i prodotti e – questa è a mio parere la fase che oggi è estremamente necessaria – andiamo in quelle zone, riprendiamo il turismo. Vi sono luoghi fantastici (ho pernottato all’Abbadia di Fiastra, una sosta che consiglio a tutti) non lontani dalle più note località turistiche marine. Potrebbe essere un’idea per le prossime vacanze estive!