Sandro e Luigi Ferrini, proseguendo la tradizione di famiglia legata alla produzione di olio extravergine in Toscana, realizzano oggi tre oli di qualità

Non solo cipressi a Bolgheri, ma anche ulivi e tanti. Qui siamo a Castagneto Carducci (loc. Il Felciaio, 184 – tel. 3471112325) dove questa estate siamo andati a trovare Michele Satta, che non solo fa dei rossi eccellenti, ma addirittura un brut di sangiovese. E se il vino qui è grande, altrettanto si può dire dell’olio.

Ora, ereditando una tradizione familiare pluri-secolare legata alla produzione di olio extravergine d’oliva in terra toscana, Sandro Ferrini, insieme al fratello Luigi (entrambi quarantenni), ha dato vita qualche mese fa ad una nuova realtà agricola, la cui start-up è ruotata attorno ad un serio progetto di investimento decennale. Questo new deal familiare che attraversa le campagne di Castagneto Carducci, rinnova così la volontà di creare olio d’eccellenza, aumentando anche la gamma di proposte sul mercato. Quale primo atto, ecco il raddoppio degli attuali 850 ulivi e la costruzione di un nuovo frantoio aziendale.

Tre le cultivar presenti nei 9 ettari di terreni di proprietà (altrettanti sono destinati alla cerealicoltura), a dimora su 4 chilometri del Tirreno: frantoio, moraiolo e una parte più ridotta di leccino. I 32 quintali di olio prodotti nel corso dell’anno sono stati prodotti esclusivamente con una metodologia naturale, che ha previsto una iniziale brucatura a mano, filtraggio a cartoni, lavorazione con ciclo continuo a freddo entro 6/8 ore dalla raccolta.

Sul podio più alto, il “Querciola”, un monovarietale da cultivar frantoio dal sapore intenso ma delicato. Quindi, il “Vallejo”, il secondo monovarietale, ma in questo caso da moraiolo. A chiudere il tris di casa Ferrini, un grand cru costituito da un blend delle tre cultivar. Prende il nome di “1929” ed è dedicato all’anno di nascita del loro padre. Risulta molto armonico e delicato.

All’assaggio Paolo Massobrio ha preferito il Querciola, a dimostrazione che l’empirismo toscano che ha consegnato Frantoio come cultivar caratteristica continua a vincere. “Ma se devo dire - prosegue Massobrio - questi oli, rispetto ad altri di diverse zone della Toscana mi sono sembrati più delicati, meno aggressivi. Adatti anche a condire piatti di pesce e non solo zuppe”. Vanno dunque bene a braccetto coi vini. Con una bruschetta beveteci il Giovin Re, viogner di Michele Satta oppure il Costa di Giulia, vermentino che Michelle Obama ordinò per il suo compleanno.