Tre news sul mondo lattiero-caseario

Secondo un’indagine Nomisma - società di consulenza che svolge attività di ricerca e advisory per realtà pubbliche e private nel campo dell'economia reale da oltre 35 anni - l’Italia e la Francia figurano al primo posto tra i Paesi che producono i formaggi di maggiore qualità secondo i consumatori europei, a seguire c'è l’Olanda. In particolare i formaggi italiani sono quelli più consumati (eccezion fatta per Germania e Spagna, che posizionano la Francia prima del Belpaese): 7 europei su 10 hanno acquistato almeno una volta un formaggio Made in Italy nell’ultimo anno (con un picco del 78% in Francia e del 74% in Spagna). L’indagine ha messo in luce anche le potenzialità ancora inespresse dei nostri formaggi sui principali mercati europei che, sebbene ancora “introvabili” per un 10% degli intervistati, possono contare su una qualità organolettica superiore riconosciuta tale da chi invece li consuma e da cui ripartire per recuperare il gap nell’esportazione generato dall’emergenza da COVID-19, pari al -4%, determinato soprattutto dal blocco del canale Horeca a livello pressoché globale.

Stagionatura

Il Consorzio della Raschera modifica il disciplinare di produzione…ed è subito guerra. Due i punti che non convincono i Sindaci di 9 Comuni afferenti alla realtà consortile cuneese, che tra l’altro accusano i vertici di non essere stati informati di queste modifiche: l’estensione dell’area di produzione anche al Torinese, che viene giudicata da loro inopportuna e che farebbe venire meno il significato identitario del Raschera Dop; e la riduzione di tale periodo da giugno a ottobre, che secondo i primi cittadini, danneggerebbe i caseifici stanziali di quota. Perciò è subito scattato il ricorso al Tar del Lazio per bloccare la modifica del disciplinare.

Coalvi

E di scontro si parla anche all’interno di Coalvi - Consorzio di Tutela della Razza Piemontese. Davanti alla sede consortile di Carrù, e alla presenza del presidente Carlo Gabetti e del direttore Giorgio Marega, si è assistito ad una vivace protesta degli allevatori afferenti, che imputano a Coalvi un immobilismo istituzionale e chiedono di poter avere maggiore autonomia di azione sul mercato del settore. Gli allevatori spingono anche per una modifica al Disciplinare di produzione, con la certezza di avere prezzi minimi di mercato e maggiori controlli sulla filiera. Si registra da parte loro anche l’assenza di macelli e macellerie autorizzati a vendere i vitelloni Igp. Non si è fatta attendere la risposta del Direttore Giorgio Marega che afferma che tutte queste azioni sono già state fatte nell’ultimo biennio, ma che i risultati si vedranno solo nei prossimi.