Il mitico pasticciere di Padova fornisce questa nuova pasticceria, che è anche una sosta per mangiare la pasta fatta in casa e il buon pane

L’oggettività qualitativa tra i giganti della pasticceria, della serie chi è il migliore, è un terreno arduo. Anche perché la loro arte ha un quid individuale e originale che è di difficile paragone. Si può paragonare Iginio Massari a Luca Montersino o a Luca Biasetto? Certo che no. Però l’altro giorno ho avuto la fortuna di entrare da Pattini in via Petrella, che è un luogo speciale, bellissimo, in attività da quattro mesi. I Pattini sono presenti in via Garibaldi (anche col format Moscatelli), in via Solferino, in corso Buenos Aires, ma questo luogo, creato dal designer Costa è qualcosa di diverso.

Intanto c’è un trionfante bancone di pasticceria, tutto vetri e marmi, con qualche comoda seduta, ma appena entrati, sulla sinistra, c’è pure una cucina a vista di pasta fresca, fatta sul momento, che viene servita in una stanzetta con una ventina di sedute. Ottima la mia cacio e pepe, scelta da un menu con qualche proposta per il mezzogiorno, ben fatta. Alcune paste sono anche di origine mantovane (in questo caso del Pastificio Freddi, presenza storica del nostro Golosario).

Ma torniamo alla grande attrattiva di questo luogo, voluto da Alberto Romano e Katia Pattini: la presenza della pasticceria di Biasetto di Padova. Sì proprio quel Biasetto che un paio di anni fa ha fatto capolino in un pasticceria in centro a Milano, per poi accasarsi qui, coi suoi macarons (di una freschezza inusitata quello al limone), la Setteveli (con la maiuscola signori!) proposta anche in monoporzione, l’Éclaire al caffè che segna la vera tendenza del domani. Ma io mi sono portato a casa anche il plum cake di Biasetto per giungere alla considerazione che questo è davvero un pasticciere da Olimpo. Anzi, faccio un’altra considerazione: Biasetto è un pasticciere italiano, perché nei suoi prodotti esalta gusti e consistenze proprie della nostra intima pasticceria. Il bello dei suoi dolci è la pulizia aerea che lascia sul palato, netta e sottile, ma molto persistente. Sarà un pasticciere protagonista di Expo, giacché il gruppo Illy lo ha scelto per presentare alcune performance (e c’è da crederci dopo aver assaggiato l’Éclaire al caffè).

In ogni caso se vi manca questo pasticciere, non vi rimane che andare a Padova, nei pressi della Basilica del Santo, dove c’è la sua pasticceria storica, oppure a Milano, in questa via che sbuca in corso Buenos Aires, dove il gusto, in tutti i sensi, è davvero al massimo.