Brunello di Montalcino - Brunello di Montalcino “Vigna Loreto” - Rosso di Montalcino
TOP HUNDRED Brunello di Montalcino “Vigna Schiena d’Asino”

Clicca qui per leggere l’articolo di Paolo Massobrio uscito su La Stampa nel 2014

Testo publiredazionale

Una storia d’amore e una storia d’amicizia segnano il percorso di questa realtà vitivinicola sita a Montalcino, in frazione Castelnuovo dell’Abate. La prima racconta di un avvocato romano, Gabriele Mastrojanni, che innamoratosi di una donna del luogo, oltre a convolare a nozze, acquisì dei poderi e impiantò le prime vigne di sangiovese (correva l’anno 1975).

La seconda, quasi parallela, invece, delinea i tratti di un suo noto “vicino di podere”, Francesco Illy, e della sua amicizia con Andrea Machetti, tecnico agrario di vaglia oggi amministratore delegato, e del suo enologo Maurizio Castelli.

Le strade di questi personaggi sotto lo stesso cielo ilcinese si incontreranno definitivamente nel 2008, anno in cui, Francesco Illy, venuto a conoscenza della messa in vendita della realtà vitivinicola dei Mastrojanni, la acquisì, coinvolgendo nella nuova avventura il fratello Riccardo, grande appassionato di vini, e anche i due amici di vecchia data. Da questo momento parte la nuova avventura dell’azienda Mastrojanni, gestita in modo imprenditoriale e con una passione che abbraccia quella che a buon diritto possiamo definire una “famiglia allargata”, ovvero i due fratelli Illy, Machetti e Castelli. Oggi, dopo attente ristrutturazioni dei vigneti e la costruzione della nuova cantina con i criteri della bioedilizia, fedeli al principio che “il vino si fa in vigna e non in cantina”, eccoci davanti a circa 33 ettari vitati (110 mila le bottiglie) in un corpo unico attorno all’azienda e per la quasi totalità magnificamente esposti a sud-est, tra il Monte Amiata e la Val d’Orcia.

Spazio al Brunello di Montalcino “Vigna Loreto”, che nasce invece da un vigneto di un ettaro e mezzo nel quale sono stati impiantati ben 7 cloni differenti di sangiovese a bacca piccola. In questo caso, si utilizzano botti di rovere di Allier di varie dimensioni e per un minor periodo (36 mesi), prima di circa 6 mesi di riposo in bottiglia.

Eccellente anche il Rosso di Montalcino, un vino giovane e fresco. Prodotto con uve Sangiovese in purezza, viene anch’esso vinificato in botti di rovere di Allier da 54 hl per circa 6 mesi, ed egual periodo in bottiglia. Da citare anche un Moscadello di Montalcino vendemmia tardiva (fine ottobre) da uve moscato (80%), malvasia di Candia e Sauvignon, che prende il nome di “Botrys“. Si tratta di un Passito molto caldo e intenso, frutto di una vinificazione di almeno 24 mesi in barrique e tonneaux.