Si apre il dibattito sul "corkage fee" o diritto di tappo

La prima volta è successo quasi per caso. Ristorante di fresca apertura, dalla gestione giovane ma già assai promettente, dove ritorniamo sempre volentieri ormai con una certa assiduità. Decidiamo quindi di prenotare qui per la cena con alcuni amici e ci sembra gentile portare con noi le due bottiglie - uno spumante e un nebbiolo, di produttori per noi ancora sconosciuti - che uno degli invitati ha voluto regalare per l'occasione. La giovane sommelier, subito preavvisata della cosa, ci dimostra la massima disponibilità. La serata procede piacevolmente, le bottiglie vengono aperte e assaggiate, e arriviamo alla conclusione.

Al momento del conto, una piccola sorpresa: il "diritto di tappo" richiesto equivale al valore commerciale della bottiglia meno cara presente nella Carta dei vini del ristorante. Che, nello specifico, non è precisamente un costo irrilevante. "Noi ci comportiamo sempre così - spiega la sommelier - abbiamo scelto questa prassi".
Il che, scopriremo poi a posteriori, è al momento la prassi più seguita nel corkage fee, anglosassone di origine e di maggior diffusione. Ma una regola vera e propria, almeno a nostra conoscenza, ancora non esiste, e comunque non qui in Italia, dove quindi si alternano i comportamenti più diversi. E spesso anche più imprevedibili.

La faccenda però si fa interessante, e decidiamo di perseverare nell'indagine. La nuova occasione si presenta da sé: un compleanno in famiglia. Come non festeggiarlo aprendo quella bottiglia – importante questa volta: un Cristal 2012 – che da Natale scorso aspetta in cantina che arrivi il suo momento? Decidiamo quindi di farlo in un posto sicuro: quel bel locale "radioso" dove ci siamo già trovati così bene altre volte, e dove sono così cortesi e disponibili. Naturalmente faremo seguire al "nostro" brindisi almeno un'altra bottiglia all'altezza della serata, scelta dalla loro Carta. Alla telefonata di preavviso, fatta nella convinzione che si tratti soltanto di una formalità, la risposta arriva tanto inattesa quanto decisa: assolutamente no, proprio non se ne parla. Anzi, ci viene da loro stessi benevolmente proposto di annullare la prenotazione già fatta, così che possiamo andare a brindare altrove e non rovinarci la festa. L'unica eccezione da loro ammessa a questa rigidissima prassi, chiariscono alle nostre rimostranze, viene fatta per i produttori presenti in Carta, cui è evidentemente troppo complicato far pagare il loro stesso vino! Ovviamente abbiamo disdetto e, per nostra fortuna, trovato subito ospitalità in un altro locale – "radioso" anch'esso per la precisione – dove l'accoglienza è stata più che calorosa. Non soltanto hanno accettato di "stappare" e brindare insieme con noi, ma al momento del conto non hanno voluto sentir parlare di "diritti di tappo", incoraggiandoci invece a tornare presto con altre bottiglie dall'assaggio interessante.
brindisi.jpgA conclusione, aggiungo ancora che questi tre episodi si sono svolti a distanza di tempo, e anche di luogo, piuttosto ravvicinata, e che la questione corkage free non era mai stata in precedenza argomento nemmeno di conversazione tra noi e i ristoratori coinvolti, la cui professionalità comunque non viene assolutamente messa in discussione. Esperienze che capitano e che, chi come me fa questo "mestiere", ha anche il previlegio di poter raccontare.

E a voi, è mai successo?