I 10 vini degustati da Marco Gatti per ilGolosario 2021

Colli di Luni Vermentino Superiore Solarancio 2018 di CANTINA LA PIETRA DEL FOCOLARE di Luni (Sp)
Una  storia che ha origine nella mezzadria ottocentesca dei bisnonni Angelini. E nella poesia della piccola cantina ricavata da una vecchia sala da ballo, allestita con botti di castagno e gestita dallo Zio Cambrà. Dagli anni ‘90, la svolta con Laura Angelini e Stefano Salvetti, che han dato vita a una nuova realtà vitivinicola, iniziando il percorso che li ha portati fino a oggi. Abbiamo riassaggiato il loro "primogenito", Solarancio, Verementino Superiore di classe, che nel millesimo 2018 ha colore giallo oro, naso di notevole intensità con profumi di agrumi, note di erbe aromatiche e di macchia mediterranea, sentori minerali, che ritornano anche in bocca, dove si propone con un sorso convincente, caratterizzato da sapidità formidabile e buona freschezza.  

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pietra-focolare.jpgColline di Levanto Vermentino Luccicante 2018 di CÀ DU FERRÀ di Bonassola (Sp)
È un orgoglio, per noi, dire di poter avere visto questa cantina "nascere" e averne per primi pronosticato il successo. Al via nel 2000 con Antonio Zoppi e Aida Forgione, lui ligure, lei campana e viticoltrice da generazioni, Cà du Ferrà (espressione dialettale di “casa del fabbro” perché qui, un tempo, si ferravano i cavalli), agriturismo e azienda vinicola, sin dagli esordi ha visto il figlio Davide, metter in campo tutta la sua passione per il territorio, nella convinzione che la viticoltura sia la strada giusta per farlo emergere, tanto da mettere nel cassetto la laurea in Giurisprudenza e il progetto di diventare magistrato. Dopo i primi risultati confortanti, tanto da spingere la famiglia a inaugurare una nuova cantina nell’aprile del 2018, di anno in anno una crescita qualitativa che oggi vuol dire eccellenza. Una conferma il Colline di Levanto Vermentino Luccicante 2018 dal colore paglierino brillante, dai profumi di pesca a polpa bianca e di fiori di campo, camomilla ed erbe aromatiche, dai sentori di mandorla che ritornano al palato, dove è sapido, piacevolmente equilibrato, di lunga persistenza.

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caduferra.jpgViognier Soente 2018 di FAMIGLIA COTARELLA FALESCO di Montecchio (Tr)
Da un incontro inaspettato, ai tavoli del D’O di Cornaredo di Davide Oldani, l’assaggio di un vino della cantina resa icona di gusto italiano da Riccardo e Renzo Cotarella, e dal 2016 passata nelle mani delle loro figlie, Dominga, Marta ed Enrica, un passaggio generazionale riuscito al meglio, accompagnato anche dall’affiancamento del marchio Cotarella a Falesco. Viognier Soente 2018 ha colore giallo con riflessi verde acqua, naso di raffinata eleganza con note di agrumi e di fiori bianchi, mentre al palato ha gusto di bell’impatto in ingresso, con un sorso che si segnala per la sua piacevole freschezza, e prosegue dinamico, grazie a una bella sapidità e chiude con finale armonico.

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cotarella.jpgMonteceresino Brut di TRAVAGLINO di Calvignano (Pv)
Una storia di oltre 150 anni – del 1868 l’acquisto da parte del Cav. Vincenzo Comi, anche se Travaglino, già monastero medievale sulla via per Bobbio, vede il suo primo nucleo dello splendido complesso dove è ospitata l’azienda risalire al 1111, con documenti del 1240 che già citano la chiesa di San Martino di Calvignano e vigne “novelle” –  e un presente che si traduce in una Tenuta di 400 ettari di proprietà a corpo unico, di cui 80 vitati, comprendente anche 12 cascine, un borgo storico e una locanda.
Si è rivelato nostro bicchiere memorabile, l’assaggio al Bar Franca di Levanto, del Monteceresino Brut. Dal colore rosato naturale da macerazione, con una tonalità che si avvicina a quella del corallo, ha spuma abbondante, perlage fine, profumi di fragoline di bosco e di ciliegie, buona struttura ed acidità ben calibrata, per un sorso di piena soddisfazione.

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travaglino.jpgMarcalberto Sansannée di MARCALBERTO di Santo Stefano Belbo (Cn)
È una delle cantine migliori d'Italia, Marcalberto, azienda che  Piergiorgio Cane ha dedicato ai figli Marco e Alberto (dalla crasi dei loro nomi, l’insegna), dopo averla avviata, quasi per scommessa, sulla scia dei lunghi anni della sua prestigiosa carriera da enologo. Oggi lo affiancano i figli, Marco e Alberto, appunto, uno enologo con cui condivide vigna e cantina, l’altro impegnato sul fronte del marketing. I 6 ettari di vigneti con età variabili tra i 15 e i 30 anni, sono coltivati a pinot nero e chardonnay, situati nei di comuni di Calosso, Cossano Belbo e Santo Stefano Belbo. I terreni hanno altitudini medie comprese tra i 300 e i 550 metri e sono di composizione marnoso-calcarea. L’ultima loro creatura che ci ha, ancora una volta, stupito, Marcalberto Sansannée che si presenta con veste gialla paglierina con riflessi oro e perlage fine e persistente, naso intenso, con sentori di pan brioche, crema pasticcera e vaniglia, mentre in bocca si esprime forte ed equilibrato, con una straordinaria freschezza.

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marcalberto-metodo_classico.jpgOltrepò Pavese Pinot Nero Metodo Classico Brut Riserva 110 Nature di LA GENISIA DI TORREVILLA di Torrazza Coste (Pv)
L’occasione per riassaggiare l’intera produzione della oltrepadana Torrevilla – che da quando ha avviato la preziosa collaborazione con il prof. Leonardo Valenti, sta realizzando vini di notevole caratura – l’accordo storico tra la Viticoltori Associati Torrevilla (200 soci conferitori, oltre 600 ha di vigneti, 2,5 milioni di bottiglie prodotte), appunto, presieduta da Massimo Barbieri, e la Cantina Storica Il Montù (n. 800mila bottiglie).
Della linea di eccellenza La Genisia, dove si celebra il pinot nero, è formidabile metodo classico il Riserva 110 Nature, figlio della vendemmia 2014, dal colore giallo paglierino intenso con riflessi dorati, dal perlage fine, continuo e “infinito”, dal naso che si apre con note fresche agrumate di limone, bergamotto e pompelmo, per poi svelare suggestiva complessità virando verso profumi di nocciola, mandorle e spezie, con un sorso vigoroso, dove la forza è tuttavia ben equilibrata da una bella freschezza, e in cui la sapidità rende molto dinamica la beva, per un finale lunghissimo.

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genisia-torrevilla.jpgMonferrato Rosso 2018 Madò di MARIO PASTORELLO di Fubine Monferrato (Al)
Ci è piaciuto l’approccio di questa cantina monferrina, ancora poco nota, ma in cui la voglia di far bene si coniuga con una grande passione, e con il desiderio di far parlare il territorio e i vigneti, con autenticità. Dei due vini degustati,  l’Albarossa Passion 2015 ha gradevoli note aromatiche che di alternano a profumi di frutta rossa e di piccoli frutti, che ricordano la ciliegia, il ribes ed il lampone e sentori di susina.
pastorello-albarossa.jpgSuccoso, diretto nel suo proporsi fruttato ed elegante, il Madò, da uve barbera e nebbiolo, che nel bicchiere ha colore purpureo, luminoso, profumi floreali di viola e rosa, nota di frutta rossa molto marcata, con l’amarena che spicca, sorso pieno, di bella struttura, ma sostenuto da buona acidità, e finale che chiude con retrogusto di mandorla.

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Barolo Monfalletto 2015 di Cordero di MONTEZEMOLO di La Morra (Cn)
Sono 19 le generazioni che dal 1340 si sono susseguite nella gestione della proprietà Monfalletto nel comune di La Morra, con i Cordero di Montezemolo che hanno come vino bandiera della cantina, il Barolo. In particolare, di grande classe il Barolo Monfalletto 2015, figlio di assemblaggio di diversi vigneti, caratterizzati dall’essere di diverse età e altezze. Il risultato, nel bicchiere, è un vino dal colore granata, dai profumi di rosa, ciliegia, lampone, dalle note di menta e spezie, dal sorso di equilibrata eleganza, bella personlalità, finale che si distende con persistenza lunghissima.

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cordero-montezemolo.jpgBarolo del Comune di Serralunga 2014 di PAOLO MANZONE di Serralunga d'Alba (Cn)
Una storia che ha inizio con la famiglia di Luisella che da generazioni era proprietaria di casa e vigneti nel Cru Meriame di Serralunga. Paolo, per molti anni ha svolto con successo l’attività di consulente enologico. Nel 1999, la svolta, quando insieme hanno deciso di avviare una loro agricola, e ristrutturata una vecchia cascina di proprietà, hanno incominciato a produrre vino. Dei loro Barolo, di notevole fascino il Serralunga 2014, dal naso di formidabile intensità, dai profumi floreali di iris e rosa, dalle note fruttate di fragola e lampone, dai sentori di menta e spezie, dalla struttura importante, ma grazie al suo inaspettato equilibrio, e alla sua buona freschezza, dalla beva di notevole armonia.

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paolo-manzone.jpgBarolo Cannubi San Lorenzo di CAMERANO di Barolo (Cn)
Quasi 150 anni di avventura, visto che i Camerano producono Barolo di Barolo dal lontano 1875, e una voglia di migliorarsi da esordienti. Il segreto del successo di questa cantina, è lo stesso, da generazioni, con la famiglia che persegue nel suo lavoro la sua filosofia che si basa sulla estrema cura del territorio, sul rispetto dell’ambiente, sul continuo miglioramento delle tecniche vinicole senza mai dimenticare il passato. E se qui non c’è nessuna concessione alle mode nel produrre i “cru”, perché si opera come la tradizione vuole, il risultato sono sempre vini di grande impatto, di classe. Per quanto ci riguarda, un vero tris d’assi quello che si è imposto nella nostra degustazione. A partire dal sorprendente Nebbiolo 2016, vero leader della tipologia, per la sua eleganza al naso, con le sue note di viola e ciliegia, e il suo gusto caldo e di notevole personalità.
Due veri campioni, poi, il Barolo Terno 2013, dal naso e dal sorso un po’ austeri , ma dalla classe infinita, con le sue note speziate e la sua struttura imponente. E il Barolo Cannubi San Lorenzo 2012, che pur figlio di un’annata non facile, ha stoffa da fuoriclasse grazie al suo bouquet di formidabile complessità con profumi di somma finezza di viola, marasca, finocchietto, menta e spezie, e in virtù di un sorso che si rivela irresistibile, visto che il suo grande corpo, è sostenuto da bella freschezza, mineralità, finale lunghissimo. È assaggio memorabile!

www.cameranobarolo.net
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