Il Parco Nazionale del Gran Sasso, a 1.300 metri di altitudine, è testimone della nascita di un’eccellenza norcina abruzzese: la mortadella di Campotosto. Inconfondibile nella forma, si distingue per il caratteristico inserto centrale di lardo quadrato, che le conferisce un aspetto unico al taglio. Viene preparata con tagli magri e selezionati di suino, insaporita con spezie naturali e lasciata stagionare per tre mesi al vento di tramontana, che ne esalta l’aroma e la consistenza. Nota anche con il nome evocativo di Òcoglioni di muloÓ, per via della tradizionale stagionatura in coppia, questa mortadella rappresenta un vero gioiello gastronomico, simbolo del legame profondo tra prodotto e territorio.
Tra i maestri nella produzione di questo salume c’è la famiglia Berardi che la realizza da cinque generazioni secondo una ricetta che prevede l’impasto di carne magra finemente macinata con sale, pepe e vino bianco e un infuso di chiodi di garofano e cannella, prima di insaccare il tutto manualmente. Oltre alla mortadella, i Berardi firmano anche la ventricina di Poggio Cancelli, la salsiccia di fegato aquilana, il guanciale amatriciano De.Co. al peperoncino, il guanciale di cinta e due prodotti ricavati dal Nero brado dell’Aspromonte: il lombo e il pancettone.

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