L’origine del nome robiola si perde nel tempo: alcuni lo riconducono a Robbio, comune pavese, altri al colore rossiccio (rubrum in latino) della crosta. Altrettanto incerta è la tipologia di formaggio a cui si riferisce: si tratta solitamente di un formaggio fresco, diffuso soprattutto tra Piemonte e Lombardia, che può essere prodotta con latte vaccino, ovino, caprino o misto. In Piemonte si presenta solitamente senza crosta, con forma cilindrica, facce piane e peso variabile tra 200 e 400 grammi. La pasta, cruda e molle, ha una struttura finemente granulosa. La peculiarità risiede nei fermenti lattici vivi, che donano fragranza e sapore delicato. Stagionata, assume un gusto lievemente piccante, perfetto con miele o mostarda di frutta.
Di seguito, alcuni produttori di robiola piemontese (esclusi dalla Dop) che meritano attenzione. Ogni produttore vanta una ricetta e un gusto unici, per un'esperienza sensoriale sempre diversa. A Roccaverano, assolutamente da ricordare c’è Enrico Rossello che produce caprini a lunghissima stagionatura e il raro burro di capra. Un grande!
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Di seguito, alcuni produttori di robiola piemontese (esclusi dalla Dop) che meritano attenzione. Ogni produttore vanta una ricetta e un gusto unici, per un'esperienza sensoriale sempre diversa. A Roccaverano, assolutamente da ricordare c’è Enrico Rossello che produce caprini a lunghissima stagionatura e il raro burro di capra. Un grande!
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