Rovej (r - slarina) - Preja (b - baratuciat)
TOP HUNDRED Môrej (r - barbera, altre 14 varietà)

Clicca qui per leggere l’articolo di Paolo Massobrio uscito su La Stampa nel 2013




Clicca qui per leggere l’articolo nella pagina Facebook I Vini del Golosario




Clicca qui per leggere l’articolo di Paolo Massobrio uscito su La Stampa nel 2018




Clicca qui per leggere l’articolo nella pagina Facebook I Vini del Golosario

Testo publiredazionale

Piccolissima cantina del Monferrato Casalese che nasce con l'intento di realizzare un vino della memoria, il MOREJ, da uve provenienti esclusivamente da vecchie vigne in abbandono. La composizione di queste è il frutto della mano di molti vignaioli che si sono succeduti nei decenni. Ognuno di essi ha studiato il terreno, ha osservato altre vigne per trovare viti migliori, ha innestato le gemme delle viti con caratteristiche miglioratrici. Barbera, slarina, nebbiolo, freisa, croatina, malvasie, moscati… per un totale di 14 vitigni in percentuale variabile compongono questo ''vino-memoria'’.
Dal 2008 la collaborazione con l'università di Torino ha fatto sì che due antichi vitigni fossero ripiantati e studiati con enorme impegno: il baratuciat a bacca bianca e la slarina a bacca nera. Il primo dona un vino estremamente complesso, acido e sapido da destinare al lungo invecchiamento. La slarina dona un vino tannico e corposo capace di terziarizzare ed evolvere in maniera stupefacente con sensazioni inedite per molti anni. PREJA (la pietra) è il bianco, ROVEJ (i rovi) il rosso: vini di punta aziendali prodotti nell'ordine di poche centinaia di bottiglie, ma in crescita nel prossimo futuro.

Top hundred

Top Hundred 2013: Môrej (r - barbera, altre 14 varietà) 2010

In occasione di Golosaria in Monferrato, ci ha conquistati subito l’assaggio di Morej, rosso che racconta la Barbera, con il suo essere ottenuto da un ettaro di vigna (con vigne vecchie di 65 anni a Villadeati e Alfiano Natta). Prodotto in 3.500 bottiglie dal farmacista Enrico Druetto, contiene un 95% di uve barbera da resa molto bassa e un 5% di altre 14 varietà fino all'ancellotta e alla lambrusca alessandrina, secondo un sapere dei vignaioli monferrini che rischiava di sparire. Il colore profondo è dato dai pochi grappoli per pianta e dalla varietà delle uve. È un vino d'antan, un grande rosso del Monferrato, da riscoprire.