Carema Classico - Canavese Nebbiolo “Parè”
TOP HUNDRED Carema Riserva

Clicca qui per leggere l’articolo di Paolo Massobrio uscito su La Stampa nel 2012

Testo publiredazionale

55 anni di storia per una realtà vitivinicola cooperativa profondamente legata al territorio e che annovera 101 soci, dei quali una settantina conferenti le uve. Il laboratorio a cielo aperto è pressoché unico e il concetto di “viticoltura eroica” trova qui una delle sue massime espressioni: ci troviamo infatti in una ampia conca soleggiata che fa da naturale spartiacque tra Piemonte e Valle d’Aosta e si staglia fino a 600 m d'altezza.

Qui fanno capolino una serie di gradini strappati alla nuda roccia, costituiti ora, grazie al lavoro dell’uomo, in ordinati terrazzamenti(i “Tupiun“) sostenuti dai tradizionali muretti a secco. Altro elemento distintivo, i pilastri conici in pietra e calce (i “Pilun”) sui quali poggiano i graticci che sostengono le viti coltivate a pergola. Due anni fa, per migliorare ulteriormente la qualità dei vini proposti, abbiamo assistito alla ristrutturazione e modernizzazione di quella storica cantina fondata dai dieci soci iniziali. Due le interpretazioni top del vitigno nebbiolo che danno vita al Carema Doc.
La versione “Riserva“ (etichetta bianca), assai longevo e che vede la luce dopo un invecchiamento di 3 anni (diciotto mesi in botte grande e un adeguato periodo in bottiglia); la versione “Classico“ (etichetta nera), con un invecchiamento di due anni di cui uno in botte grande. Nelle annate particolarmente favorevoli viene vinificata una terza versione di Carema, frutto di una “selezione“ accurata di uve da un unico vigneto e affinato per un tempo ancora più lungo in botti grandi.

La seconda linea di vini riguarda invece l'altra Doc del territorio, il Canavese. In questo caso, merita il Canavese Nebbiolo, dalle omonime uve raccolte nei dintorni di Carema, affinate per 6/8 mesi in botti grandi: è un rosso giovane ma di buon corpo, supportato da un delicato bouquet di frutti di bosco. La versione rosata nasce da una breve vinificazione sulle bucce. Infine il Canavese Rosso, secco, frutto di un 60% di uve nebbiolo e la restante parte di uve autoctone a bacca rossa.