A Loro Piceno, tra le provincie di Macerata e Ascoli, c’è un vigneto di circa un ettaro composto da verdicchio, malvasia, montepulciano, trebbiano e sangiovese che “regala” un prodotto di tradizione millenaria, già citato da Plauto; deriva forse da una ricetta che gli antichi Piceni ereditarono dai Greci, i quali avevano scoperto che facendo bollire il mosto in caldaie di rame si otteneva un vino amabile, liquoroso e stabile anche senza utilizzare uve pregiate. L’azienda di David Tiberi vanta la produzione del vino cotto da oltre un secolo e possiede botti di oltre 40 anni. È possibile acquistarlo direttamente alla cantina, dove si organizzano anche visite guidate al paese e alle sue bellezze.
Il vino cotto è ideale in abbinamento a pasticceria secca e al sigaro, oltre a formaggi molto stagionati. Un altro utilizzo molto gustoso è quello che va a insaporire le carni o per preparare il sugo dei “vincisgrassi”. C’è comunque chi lo usa ancora per curare tosse e raffreddore. Le etichette del vino cotto stravecchio recitano: “Vino cotto stravecchio marca occhio di gallo”. Questa curiosità deriva dalle dicerie secondo le quali, per essere buono, il vino cotto dovesse avere lo stesso colore dell’occhio del gallo.

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