Il consumo di miele da parte dell’uomo ha una storia molto antica, infatti i primitivi erano già cacciatori di miele selvatico come testimonia una pittura rupestre scoperta intorno a Valencia e datata 10 mila anni fa. Ma già gli antichi Egizi conoscevano l’apicoltura, come testimoniano pitture dell’epoca. E sappiamo che i Greci consideravano il miele il cibo degli dei e che per tutta l’antichità e il Medioevo è stato il principale dolcificante conosciuto, almeno fino all’avvento degli zuccheri raffinati industrialmente. Oggi il miele è stato molto rivalutato nella dieta moderna per le proprietà antibatteriche e nutrizionali. In particolare, la produzione di miele in Toscana è d’eccellenza per la tradizione degli apicoltori e per la varietà del territorio: si va dai litorali sabbiosi della Versilia ai monti della Lunigiana; dalle coste rocciose del sud della regione alle campagne senesi e fiorentine, passando per le splendide isole e la selvaggia Maremma, che permette alle api di intercettare fioriture diverse.
Tra i produttori d’eccellenza c’è l’azienda Api e Miele Valmarecchia di Gabriele e Valeria Milli nel Comune di Badia Tedalda, nel cuore dell’Aretino, che produce il miele millefiori di Valmarecchia, che cambia da stagione a stagione, il miele millefiori di Rofelle, ricavato da arnie stanziali poste fino a 1.000 metri d’altitudine nella piccola Valle di Rofelle. Da alveari collocati in altre zone si ricavano poi mieli monoflora di acacia, erica, melata di quercia, castagno, girasole, sulla, tiglio, trifoglio. Qui vengono prodotti anche grappa e miele millefiori, idromele, aceto di miele, pappa reale e propoli.
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