Sicuramente ci sarà chi, solo leggendo il titolo, sarà balzato sulla sedia. Purtroppo (o per fortuna) la cruda verità è proprio questa: la pizza non è un piatto al 100% italiano.

Non fraintendetemi, non voglio negare l’episodio napoletano del 1889 che vede Raffaele Esposito come il creatore della Margherita; e nemmeno contestare la maestria nostrana nel realizzare questo piatto. Ciò che però molti italiani non sanno è che la pizza deve la sua popolarità agli americani.

Ma andiamo con ordine. Svolgendo la mia tesi di laurea ho ripercorso la storia della pizza, giungendo alla conclusione che la data di nascita della pizza va retrodatata, e di molto. La stessa parola “pizza” è ben più antica – la prima occorrenza è in un documento notarile del 997 d.C. – mentre i resti di una pietanza molto simile alla versione attuale risalgono all’80 a.C. e sono stati ritrovati a Pompei. Pensate: fra i primi consumatori di questa progenitrice della pizza poteva esserci lo stesso Cesare, altro che Margherita di Savoia! Forse a questo punto starete pensando: «Ma allora la pizza è veramente italiana!». Certo che lo è, eppure ribadisco: oggigiorno la pizza è culturalmente più americana che italiana. Non datemi del pazzo, lasciatemi spiegare!

Dopo l’Unità d’Italia, molti abitanti del Meridione emigrarono negli Stati Uniti portando con sé le proprie usanze alimentari. Fu in questa occasione che la pizza divenne un fenomeno di massa americano e in pochi anni entrò a far parte della loro comune alimentazione, mentre in Italia rimaneva una semplice ricetta del Sud, conosciuta in poche località. Fu solo con l’arrivo dei soldati alleati al termine del secondo conflitto mondiale che essa approdò nel Nord Italia e negli altri paesi europei, portata dagli americani assieme ad altri simboli USA come la Coca-Cola. A proposito: vi siete mai chiesti perché la pizza viene solitamente accompagnata da questa bevanda? Perché ci è stato insegnato così dagli americani, che amavano bere Coca-Cola mangiando una pepperoni pizza. Da qui in poi la storia la conosciamo, ma ci sono altre questioni da affrontare.

Perché noi italiani siamo così patriottici nei confronti di questo piatto? Perché guardiamo con ribrezzo ogni variante di pizza estera? Perché per molti italiani l’unica pizza è quella napoletana, pur sapendo che ce ne sono tante varianti di altissima qualità sparse per la Penisola? Credo che le radici di queste ambiguità risiedano in una errata concezione di molti consumatori riguardo alle diverse culture alimentari. Infatti, è vero che ognuna di esse ha le proprie specificità che la rendono unica e diversa dalle altre; ma è altrettanto vero che tali diversità non devono essere pensate come qualcosa di escludente, come un muro da erigere tra “noi” e gli “altri”. Esse devono essere invece il trampolino di lancio dal quale costruire relazioni tra popoli differenti, tutti uniti sotto la comune insegna del gusto. Questa è la missione della pizza, non essere causa di battibecchi tra i napoletani e gli altri, o tra gli italiani e il resto del mondo.

La pizza è il simbolo dell’amicizia: è un cibo che quasi obbliga il consumatore a mangiarla in compagnia di persone care. Perché usarla come motivo di inutili litigi? Il momento in cui ho preso coscienza di queste mie parole è stato durante la mia seduta di laurea. Come probabilmente avrete intuito, la reazione dei presenti non è stata delle migliori. In tale occasione le mie argomentazioni si sono scagliate contro un vero e proprio muro, rappresentato da esperti che però si sono dimostrati incapaci di pensare fuori dai soliti preconcetti. Non porto rancore per questo, ma mi torna alla mente quanto affermato da Franco La Cecla ne La pasta e la pizza: «[…]la storia […] della pizza sta a dimostrare che bastano cento anni a costruire una identità e a costruirla in bocca, al dente, in modo tale da far credere a tutti che sia sempre esistita».