Enoteche a metà: questa sì è un'ingiustizia

Ecco come le enoteche del Golosario stanno vivendo questo stato di ingiustizia

20.01.2021

Voglio partire da un fatto curioso che mi è successo proprio ieri. Su facebook abbiamo pubblicato un post sul mio ultimo libro “Del Bicchiere Mezzo pieno – Quando nella vita conta lo sguardo”. Come sapete è un libro di racconti di un’umanità varia e il Bicchiere rappresenta una metafora. E poi non c’è neppure scritto che sia di vino. Ma tant’è.

Dopo un’ora arriva un avviso di “VIOLAZIONE DELLE NORMATIVE” perché, vi è scritto sotto: “Gli annunci non possono promuovere l’acquisto e la vendita di alcol”. Ora, se la prima reazione è stata quella di una risata, la seconda è stata di scrivere, senza ironia (ed è stata dura trattenersi) al centro assistenza per spiegare di che si trattasse. E tutto si è risolto. Però la faccenda mi ha fatto pensare, perché per analogia anche il Governo si comporta così, con la differenza che poi non ti risponde a procede con l’accetta nel decurtare la libertà di impresa a interi settori.

Ciò che in questi giorni fa trasecolare, ad esempio, è un’ingiustizia palese, per cui le Enoteche possono restare aperte fino alle 18, mentre i supermercati che pure vendono vino sono aperti fino alle 20 e anche oltre. Per cui: se uno esce dall’ufficio e vuole portarsi a casa una bottiglia di vino, deve accontentarsi di ciò che passa il convento, ovvero la Gdo, con grave danno per le enoteche. Ma cosa c’è sotto, quale idea può aver portato a questa ingiusta norma che mortifica una professionalità, quella degli enotecari oltre alle cantine che forniscono le enoteche medesime?

Possiamo immaginare che da qualche scrivania romana qualcuno pensi che l’acquirente di vino in enoteca sia un avvinazzato che esce con la bottiglia stappata e beve a canna fino alla fermata dell’autobus. Oppure che il vino è un bene non necessario e quindi va limitato, anche se la Gdo può far quello che vuole. E qui ci risiamo, come il gioco del Monopoli dove capita di tornare al Via.

Nel primo lockdown avevamo stigmatizzato certe imbecillità, come quella di sanzionare chi acquistava vino, facendo presente che non è inasprendo norme inutili e limitanti che si aiuta un Paese. Non me lo deve dire Conte, il ministro di turno e nemmeno il vigile solerte, quale sia la necessità fra le mie mura domestiche, dove non si nasconde un popolo di ubriachi, che sarebbero tuttavia più lucidi di certi burocrati abituati a scrivere con l’accetta.

Detto questo, abbiamo fatto un giro fra le enoteche del Golosario, per capire come stanno vivendo questo stato di ingiustizia. Ed è emersa questa macedonia di messaggi.

Da Dolceacqua (Im)

Buongiorno, prima di tutto grazie per la cassa di risonanza (il silenzio dei produttori di vino fa male oltre ad essere incomprensibile). Poche cose da dire, in enoteca, bottega etc non si fa assembramento, si rispettano tutte le regole, non si è mai visto qualche cliente uscire da un enoteca con bottiglie chiuse e stapparle per strada, insomma non si capisce perché i nostri competitor e non solo possono vendere vino, noi no.

Nel nostro paese noi siamo obbligati a chiudere alle 18 mentre il minimarket, il panettiere, il verduriere, il biologico ecc possono vendere vino. Siamo gli unici penalizzati. Tenete conto che la gente spesso si ferma in enoteca al rientro dal lavoro. 

Situazione 2020
Anche se noi grazie a comportamenti definiti virtuosi (dallo stato) pagheremo tasse anche per il 2020, abbiamo avuto un calo di fatturato rispetto al 2019 di circa 43% ma la previsione 2021 è ben peggiore.
Noi facciamo consegne ma nella nostra zona il bacino di utenza è soprattutto turistico quindi va da se che il canale è completamente fermo, vendiamo a bar e ristoranti in Italia e Francia e anche lì tutto bloccato.
Per vendere online serve una buona logistica e come tutti sappiamo la Liguria di Ponente è molto penalizzata (ponti che crollano, frane, strade chiuse, Val Roja distrutta…) e un conto è lavorare dove risiedono 20.000 abitanti un conto è affrontare la realtà in un comune di 2.080 residenti.
Si vuole resistere? Certo, si chiede solo di andare avanti con dignità senza essere penalizzati indiscriminatamente, il pensiero è per tutti quelli come noi che hanno problemi: rappresentanti di commercio, lavanderie industriali, alberghi, ristoranti, piccoli commerci e botteghe.
Siamo profondamente convinte che bisogna avere correttezza morale, da parte di tutti.
Disponibili a costruire un futuro sostenibile e a partecipare a tavoli di discussione vi porgiamo i nostri sentiti ringraziamenti.

Maresa Bisozzi - Raffaella Cassini
Enoteca Re Dolceacqua

Da Lazzate (MB)

Mai come oggi diventa fondamentale fare Sistema.

In un tempo in cui ormai si gioca il tutti contro tutti e la credibilità’ delle persone viene barattata a basso costo, la professionalità’ costruita con il duro lavoro nella paziente fidelizzazione dei nostri operatori e clienti ci deve far sperare come Davide contro Golia di poter vincere anche le sfide più’ difficili come quella di questo tempo lacerata dalla Pandemia.

Triste osservare le facce dei nostri clienti lavoratori che dopo il normale orario di lavoro ci osservano dalla vetrina con grande imbarazzo a cui dobbiamo cercare di spiegare una decisione incomprensibile ad entrambi.
Mi auguro che i pochi ormai pochi Davide rimasti possano tornare ad operare in serena concorrenza coi Golia in una prova di forza che non sia tanto di muscoli e di soldi ma di cuore e Cervello.

Mario Vago
Enoteca di Mario & Valter e Lazzate 

Da Milano

Buongiorno, la situazione per noi sta diventando insostenibile. Questa finta chiusura non ha senso, penalizza solo noi, la gente è in giro con qualsiasi scusa (il dpcm consente visite ad amici, fidanzati, spostamenti nelle seconde case...perché si dovrebbe stare a casa?) così noi non lavoriamo ma i contagi non diminuiscono.


Si dovrebbe chiudere tutto un mese, lockdown duro, dare aiuti consistenti alle attività e ripartire a Marzo. Ma ripartire veramente, la chiusura alle 18 per noi equivale a un lockdown.
Grazie per farvi portavoce del nostro disagio.

Un saluto.

Jacopo
CRU (Enoteca - Wine Bar)

da Crema

Buongiorno,
questa è la classica domanda senza una risposta. Siccome dobbiamo danneggiare il più possibile il settore e allora avanti con i divieti che più assurdi non si può!
Dove può essere il contagio nella mia enoteca, dove possono entrare solo due persone alla volta, con mascherina e con gel disinfettante a portata di mano? Vorrei tanto saperlo.
E intanto il fatturato se ne va (ma le spese no!!).
Grazie, vediamo di farci sentire, un cordiale saluto.

Franco Larato
Enoteca Nonsolovino

Da Cossato (Bi)

È più facile controllare se un piccolo esercente ha la serranda abbassata, piuttosto che fare il giro dei supermercati e vedere se hanno transennato gli alcolici (perché ormai con le promozioni, le offerte del mese eccetera i vini e gli spiriti non sono più soltanto nel corridoio apposito, ma dappertutto nel supermercato).

Se si vuole evitare che la gente stia in giro a bere, ai giardini o in piazza, è più facile che ciò accada con un vino da 3 euro preso al supermercato o uno da 15 in enoteca? Ovviamente la prima, quindi non è questo il problema.

Se il problema sono gli assembramenti, c'è più calca dentro un Ipercoop o un Esselunga piuttosto che nell'enoteca di vicinato, dove entra un cliente alla volta? Ovviamente la prima, quindi non è questo il problema. Appare chiaro allora che, dovendo prendere qualche misura restrittiva, non si cerchi la più efficace, ma quella che scontenta meno persone: meno clienti, meno dipendenti. Le persone sono voti, e temo che si stia riducendo tutto al placare il sentimento "elettorale" della nazione.

Il nostro fatturato è calato del 45% nel 2020 rispetto al 2019, soprattutto a causa della chiusura forzata dei ristoranti. I privati in parte hanno coperto l'emorragia, ma se ora ci chiudono all'ora in cui la gente uscendo da lavoro può venire a comprare, convogliandoli verso la GDO che resta aperta fino alle 20 e oltre, è evidente che ci vogliano strozzare lentamente, senza darci ristori.

Un saluto cordiale.

Filippo Lanzone 
ENOPATIA - Vino & Distillati

da Cervinia (Ao)

Nel 2020 il fatturato a Cervinia è calato del 90% in riferimento alle vendite di vino e superalcolici. Saluti

Mario Benedetti
Arnold'S Wine'S

da Cremona

Ringrazio per aver sollevato il problema del divieto di asporto dopo le ore 18.00 imposto alle Enoteche dall'ultimo DPCM. 
Ritengo che ci troviamo di fronte ad una chiara violazione della libertà di impresa perché - a parità di merceologia - viene bloccata una categoria specifica di operatori professionali e direttamente favorita un'altra, quella riconducibile ai codici Ateco primari di vendita di generi alimentari, quindi botteghe varie e supermercati. 

Se la ratio è quella di impedire gli assembramenti, mi sembra assolutamente evidente che chi acquista bottiglie in enoteca non si mette a consumarle negli spazi antistanti ma le porta a casa. Se questo fosse il presupposto e il fine del divieto, non vedo poi perché sia stato applicato solo alle enoteche e non a qualsiasi punto di vendita, compresi i locali di distribuzione automatica aperti h24. 

Non è inoltre stato considerato che i supermercati sono di per sé stessi luoghi di assembramento dove mancano controlli adeguati: nessuna bottega al contrario crea gruppi di persone e pertanto il rischio di contagio è oltremodo lontano. L'Enoteca è luogo di scambio in cui il rispetto delle regole è costante e sempre verificabile: non trovo pertanto alcuna ragione giuridicamente sostenibile per essere stata costretta a interrompere il mio lavoro, oltretutto proprio negli orari in cui si può incassare qualcosa. 

La mancanza oggettiva di controllo del territorio e la incapacità di predisporlo è la vera ragione che sta dietro ad un divieto "ad personam" e, volendo ragionare in termini giuridici, questa negazione dovrebbe essere non solo legalmente motivata ma anche essere accompagnata da un efficace ristoro. Non voglio pensare ad un favoritismo inconfessato verso la grande distribuzione, ma forse è meglio pensare male che non pensare affatto. 

Trovo mortificante il silenzio nel quale è caduta la protesta delle Enoteche, che avrebbero meritato sia dal Governo che da Consorzi e produttori rispetto e solidarietà. Avrei immaginato una presa di posizione chiara, dato che non si tratta semplicemente di un attacco diretto contro una categoria professionale, ma di un manifesto di indirizzo economico che indica chi e come potrà sopravvivere ad una rivoluzione economica e sociale di portata epocale. Potremmo avere grande compagnia nel mucchio dei danni collaterali, e senza coscienza collettiva nell'intero comparto vino sarà sempre più difficile avere voce. 

Cordiali saluti

Patrizia Signorini
Enoteca Cremona

da Sassari

Salve,
esclusa la parentesi natalizia, già dal mese di novembre con la chiusura di bar e ristoranti l'affluenza anche in enoteca è calata notevolmente, si potrebbe definire un coprifuoco naturale. Considerato che da noi l'acquisto del vino anche per uso personale è maggiore in serata, con le attuali restrizioni si azzera del tutto, dirottando i clienti in grande distribuzione, dove l'acquisto è lecito.

Cordiali saluti,

Salvatore Monaco
Enoteca Club

da Torino

In questa norma non c’è ratio e le attività vanno equiparate. A 200mt in linea d’aria dal nostro negozio abbiamo Supermercati, Macellerie, Ortofrutta, attività commerciali alle quali è consentito vendere alcolici fino alle 20:00, mentre noi dobbiamo chiudere alle 18:00. Equiparare senza portare ad un divieto della vendita di alcolici, spero. Questo nuovo Dpcm al momento contiene una sorta di proibizionismo blando, ma anche se dovessero proibire la vendita ai codici Ateco di queste attività, portando ad un regime di tolleranza zero, e ad una parità di trattamento, troverei un’attacco al buon senso, un provvedimento incomprensibile. Il vino è la causa degli assembramenti?

Il 40% del nostro fatturato era dato… dalla vendita ai ristoranti, il 10% degustazioni e incontri con produttori, sospesi da 1 anno, il 30% in vendita al dettaglio dalle 18:00 alle 19:30.

Andrea
Depepe Vini

Da Milano

Buongiorno,
penso che i supermercati abbiano un potere molto forte nel nostro paese e quindi vengono tutelati e reputati molto più importanti dal nostro governo rispetto agli enotecari.
Penso che ci si debba domandare quale sia la visione del futuro che ha questo governo? 
Forse la fine di tutti i piccoli e medi negozi o attività in genere?
Il nostro futuro dovrà quindi essere in mano alle multinazionali? 
Solo grandi catene di distribuzione e commercio on line?
I grandi colossi del web non pagano nemmeno le tasse in Italia.
Pensiamo a come diventerebbero le vie delle città con tutte le saracinesche dei negozi abbassate, è questo che vogliamo?

Un cordiale saluto.

Giorgio Cotti
Enoteca Cotti

da Matera

Buongiorno, 
Purtroppo il nostro fatturato si è abbassato del 60%: la nostra clientela è soprattutto turistica, lavoriamo prettamente con ristoranti e strutture ricettive.
Con questo nuovo decreto veniamo ancora di più penalizzati.
Cordiali saluti 

Francesco Massari 
Vino & Dintorni

da Napoli

Salve, ovviamente le decisioni del governo per quanto ci riguarda sono estremamente contraddittorie e incoerenti, stanno ormai mettendo in ginocchio la nostra categoria in possesso di un codice Ateco che sì gli consente di stare aperti, ma continua a non poter usufruire di nessuno aiuto economico e contestualmente subisce ulteriori restrizioni come da ultimo quella che vieta l’asporto dopo le 18 concessa invece ad altre categorie.
Il nostro fatturato 2020 ha subito un calo del 70%.

Saluti 

Antonio S
Enoteca Belledonne

da Milano

Noi e le altre piccole enoteche o wine bar non possiamo vendervi il vino buono dopo le 18, perché se no vi assembrate davanti sulla strada. Sì lo so che non l’avete mai fatto, ma non gli veniva una scusa migliore (e dai mica puoi star qui a far delle storie). Comunque vai nei supermercati che lì anche dopo le 18 puoi tranquillamente prendere vino scarso o qualche alcolico con i bicchieri di plastica e le patatine che poi vai al parco e lì non ti rompe nessuno. Sì fa freddo ma sticazzi. Non capisci perché al super sì e nei piccoli locali no? Anche io non capisco. Ma sai, sono andato a scuola coi prof e i banchi senza rotelle, gli scioperi, tu con la DAD avrai basi migliori. 

Beviamo. Amen

Mauro Raineri
Il Vinodromo


Questi i commenti ricevuti a seguito del mio articolo apparso su Avvenire mercoledì 20 gennaio 2021.

Tuttavia mi chiedo: chi risponderà a queste istanze che invieremo a tutti gli onorevoli che conosciamo?

E nel mondo del vino c’è una regia, un qualcuno che prenda iniziativa, che smuova le acque. Oppure non c’è speranza? Davanti ad ogni sciagura, ognuno per sé. Questo sì è molto triste.

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