Non è più solo una moda, è una presa di coscienza agronomica. Se per decenni il Gin Tonic è stato un monologo anglosassone, oggi il mercato sta assistendo a una rivendicazione territoriale senza precedenti. Il motivo è tecnico, ancor prima che culturale: le migliori bacche di ginepro del mondo — quelle ricche di oli essenziali, resinose, balsamiche — crescono storicamente sugli Appennini e sulle coste italiane, spesso vendute proprio alle grandi distillerie d'Oltremanica. Oggi quella materia prima resta a casa. Il risultato è una mappa liquida che attraversa l'Italia, sfruttando una biodiversità botanica che non ha eguali in Europa. Ecco 15 etichette italiane per orientarsi in questa rivoluzione del ginepro.
1) Levi – Gin Glacialis (Valle d'Aosta)
Nessuna concessione alle mode floreali o agrumate: qui siamo di fronte all’essenza. Prodotto a Quart dalla
distilleria Saint-Roch, dove
Nicola Rosset porta avanti l’eredità del mitico grapat Guglielmo Levi, il Glacialis è un manifesto minimalista. Una sola botanica: il ginepro selvatico raccolto a mano tra i 1500 e i 2400 metri di quota. L’unica aggiunta è l’acqua dei ghiacciai del Monte Bianco. Al naso è austero, tagliente, con una franchezza balsamica disarmante; il sorso è secco, pulito, di una persistenza che ricorda l'aria rarefatta dell'alta quota. Sito web >
https://strochleviottoz.com/levi
2) Neige Noire (Valle d'Aosta)
L’impatto visivo è immediato: un
black gin che rompe gli schemi cromatici della categoria. Ideato dai
fratelli Sarica — un ponte ideale tra le Alpi e la Silicon Valley — è un distillato che gioca sulla macerazione post-distillazione. La base è distillata in alambicco discontinuo a bagnomaria; successivamente, un’infusione di 60 giorni con
mirtilli della Val Ferret, menta alpina e gemme di pino conferisce al liquido un colore scuro, violaceo, quasi notturno. Al palato la balsamicità del ginepro è ammorbidita dalla rotondità del mirtillo, per un sorso che evoca il sottobosco alpino. Sito web >
www.neigenoire.com
3) Aroma London Dry Gin (Piemonte)
Quando il mondo del vino incontra la distillazione. Aroma nasce a Tortona, nell'Aroma Wine Bar con un’intuizione precisa: utilizzare le foglie di vite del Timorasso come botanica caratterizzante. Nonostante la classificazione London Dry (che indica il metodo produttivo, non il gusto), il profilo è morbido, fresco, con note equilibrate floreali e fruttate, che vanno dalla radice di iris all'ibisco fino alla rosa canina.
Sito web > https://www.aromawinebar.it/prodotto/aroma-london-dry-gin
4) Cashmere Gin (Piemonte)
Ecco un compound gin che unisce mondi apparentemente inconciliabili: l’acqua Lauretana, la birra Menabrea rossa doppio malto e la fibra naturale di puro cashmere Alashan. L’infusione, unita al fiore di cardo, restituisce un distillato dalla texture setosa e morbida al palato, con una tannicità felpata e un sottofondo di luppolo che sostiene la struttura aromatica. Un prodotto di nicchia, dall'eleganza tattile ineguagliabile.
Sito web > https://www.cashmeregin.com
5) Naturæ Gin – Herbarium e Fructetum (Lombardia)
Un progetto che declina la botanica italiana in due direzioni opposte e complementari. L’Herbarium è un London Dry rigoroso, erbaceo, dove foglie di ulivo, alloro e menta costruiscono un profilo verde e aromatico, sostenuto da note di lemongrass. Sul versante opposto c’è il Fructetum: qui la struttura si fa più morbida e rotonda, guidata dall’arancia e dal bergamotto, con la dolcezza della mela a bilanciare il tutto e un finale speziato di pepe cubebe che allunga la beva. Sito web > https://naturaegin.it
6) Piero 58 Navy Strength (Lombardia)
Un gin muscolare, pensato per chi cerca intensità e struttura. Con i suoi 58 gradi alcolici, rientra nella categoria
Navy Strength, storicamente destinata alla marina britannica. Ma l'alcol qui è veicolo di sapore, non solo potenza: esalta esponenzialmente le note di maggiorana, arancia dolce e zenzero. Al palato è secco, caldo e cristallino. È la bottiglia da scegliere per costruire un Negroni che non teme la diluizione o per un Gin Tonic dal carattere deciso.
Sito web >
https://shop.pierodrygin.com
7) Marconi 46 e Marconi 21 (Veneto)
La
famiglia Poli, istituzione della grappa a Schiavon dal 1898, applica al gin la propria sapienza tecnica utilizzando il Crysopea, un alambicco a bagnomaria sottovuoto che permette di distillare a temperature inferiori, preservando la freschezza degli aromi. Il
Marconi 46 - uno dei migliori gin italiani – è un omaggio all'Altopiano di Asiago: pino mugo, pino cembro e menta per un profilo balsamico e resinoso. Il
Marconi 21 vira sulla bassa gradazione (21 gradi, appunto) ed è caratterizzato da intense note anisate che amplificano la freschezza di un bouquet di bacche di ginepro, rosmarino e menta.
Sito web >
www.poligrappa.com
8) Roby Marton Gin (Veneto)
Quando si parla di gin italiano, non può mancare
Roberto Marton, famoso per i suoi infusi "torbidi" e non filtrati (il metodo cold compound). Straordinario il
Tonka Gin, dove la fava Tonka sudamericana conferisce note inconfondibili di vaniglia, mandorla e spezie calde. È un "gin da meditazione" - prodotto in un solo lotto da 600 litri all'anno - morbido e avvolgente, da provare almeno una volta nella vita.
Sito web >
https://robymarton.com
9) Ginpilz (Alto Adige)
Bruno Pilzer, in Val di Cembra, alla tradizione della grappa nel 2006 ha aggiunto la sua interpretazione del gin, con il
GinPilz, uno dei primi prodotti in Italia. È un London Dry con 15 botaniche che esprimono un territorio che va dal Garda alle Dolomiti. A cominciare dal ginepro, raccolto in parte in
Val di Cembra (il restante arriva dalla Toscana), ma anche l'asperula con le sue note dolci e speziate, e la freschezza di salvia e rosmarino. Il risultato è un gin di precisione chirurgica: naso finissimo, pulizia aromatica esemplare, sorso secco e deciso. Un distillato cristallino che non cerca effetti speciali, ma la perfezione dell'equilibrio.
sito web >
www.pilzer.it
10) Ginepraio (Toscana)
Tre
diverse varietà di ginepro (provenienti da Chianti, Maremma, Valtiberina) per un gin unico, supportato da elicriso e rosa canina. La versione
Amphora Navy Strength rappresenta l'evoluzione del progetto: un invecchiamento di sei mesi in anfore di terracotta che smussa gli spigoli dell'alta gradazione e arrotonda il sorso, restituendo un prodotto di struttura imponente.
Sito web >
https://www.ginepraiogin.com
11) Peter in Florence (Toscana)
Una micro-distilleria alle porte di
Firenze che celebra il simbolo della città: l'iris. Il cuore del progetto è un alambicco costruito su misura (una riproduzione di un
modello del 1831) che permette l'infusione a vapore. Oltre al ginepro, il protagonista assoluto è il giaggiolo (la radice dell'iris), affiancato da bergamotto e scorza di limone essiccata. Il risultato è un London Dry di estrema eleganza, dove le note floreali e polverose dell'iris donano una finezza aristocratica al bicchiere.
Sito web >
https://peterinflorence.com
12) Gin Argintario (Toscana)
Un sorso di Maremma che nasce dall'intuizione dell'
Azienda Santa Lucia. A caratterizzarlo, una piccolissima parte di
vino Ansonica – prodotto nella loro cantina – e un tocco di acquavite d’uva sempre da uve ansonica. Il bouquet botanico è una passeggiata dalla collina allo scoglio: lentisco (balsamico e resinoso), gelsomino, scorza d'arancia amara e, tocco distintivo, il finocchietto marittimo, che regala una sapidità iodata e freschissima. Un gin marino, complesso e suadente.
Sito web >
https://www.argintario.com/it
13) Scuppoz – Scorretto, Agrumatico e Bottanico (Abruzzo)
Hanno fatto furore a Golosaria Milano, queste tre versioni di gin prodotte da
Scuppoz, nome mitico della liquoristica abruzzzese. Se l’
Agrumatico è un'esplosione solare, con il pompelmo a dominare la scena, affiancato da ibisco e limone, il
Gin Scorretto è davvero potente nelle sue note di ginepro, erbe mediterranee, cardamomo, rosmarino, basilico. Profilo particolare per il
Bottanico, caratterizzato da ginepro, yuzu, foglie di Te verde, arancio, limone, rosmarino e coriandolo. A ognuno, la sua anima di gin.
Sito web >
https://scuppoz.it
14) Gil Torbato Italiano (Calabria)
Ivano Trombino, con il suo
Vecchio Magazzino Doganale, trasporta in distillati e liquori l'essenza della Calabria. Lo fa anche con il Gil Torbato, prodotto con
torba della Sila. Lontano anni luce dai classici profili agrumati, è un distillato complesso, affumicato, terroso, arricchito dal limone IGP di Rocca Imperiale e arance di Bisignano. Non è un gin da bere distrattamente: va ascoltato, liscio, per coglierne ogni sfumatura.
Sito web >
https://vecchiomagazzinodoganale.com
15) Gin Giniu (Sardegna)
Silvio Carta è sinonimo di Vernaccia. Ma gli amanti del gin lo ringraziano anche per questo
Giniu, che non cerca compromessi, ma affonda le radici nel territorio: ginepro sardo (più piccolo e concentrato), note salmastre, iodate, ventose. Assaggiarlo in purezza è come camminare sulla costa del Sinis dopo una mareggiata: vellutato ma sapido, con un ricordo balsamico indelebile. Un distillato che ha l'anima fiera dell'isola.
Sito web >
https://www.silviocarta.it/prodotti/giniu/